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VOLONTARIATO E MERCATO

 

1. Rapporto tra organizzazioni di volontariato ed imprese

Prevalgono due visioni antitetiche ma forse riconciliabili.

Secondo la prima visione esiste una radicale alterità tra imprese e volontariato : la logica del profitto perseguita dalle imprese genera i problemi: i bisogni e le situazioni di anomia sociale che il volontariato è poi chiamato a sanare.

Secondo la seconda visione, la differenza tra due tipologie organizzative, pur esistente, non è così forte; basti pensare che sempre più le imprese, per funzionare bene e per realizzare profitti, sono chiamate a servire e a soddisfare una pluralità di stakeholder e non solo i titolari dei profitti.

Tutti sembrano tuttavia disposti a riconoscere che, nonostante la radicale differenza nei fini che caratterizza imprese profit e volontariato (il profitto per le prime, la solidarietà per le seconde), dalle imprese venga una lezione importante: poiché le risorse a disposizione sono scarse, è sempre necessario adottare modalità organizzative ed allocative efficienti che consentano di massimizzare l’efficacia del servizio fornito e la quantità di utenti. La lezione che il volontariato può trarre dalle imprese profit è pertanto, quella efficienza organizzativa e della professionalizzazione contemporaneamente, l’esperienza del volontariato richiama tutti i soggetti (anche le imprese) alla responsabilizzazione.

2. Volontariato e gratuità

La prestazione volontaria è una prestazione gratuita – dunque non retribuita – derivante dal desiderio di servire e condividere la situazione di chi si trova in condizioni di bisogno. Come tale è compatibile solo con il rimborso di spese documentate e comprovate ed è incompatibile con forme di retribuzione nascosta, oltre che irregolare ed in aperta violazione dei contratti di lavoro.

Nondimeno si riscontra che, in molte circostanze, la scarsa capacità di assorbimento del mercato del lavoro induce alcuni soggetti a cercare forme di lavoro camuffate da volontariato con rimborso spese che sono comunque meglio della disoccupazione e della completa mancanza di reddito.

Inoltre si riscontra che, in talune circostanze, le organizzazioni di volontariato, così come altri soggetti del terzo settore, svolgono un ruolo importante nell’inserimento lavorativo di fasce deboli e marginali della popolazione. Queste situazioni vanno affrontate per quello che sono, senza nascondersi dietro ad ipocrisie: si tratta di forme estreme di lavoro flessibile e non regolato che dovrebbero spingere a una revisione della normativa giuslavoristica, con l’obiettivo di far emergere e dare tutela (ma non necessariamente di inquadrare entro forme contrattuali uniche) ai lavoratori coinvolti.

3. Organizzazioni di volontariato ed altre forme giuridiche del settore non profit

Le forme organizzative adottate dalle organizzazioni del terzo settore evolvono con il mutare delle finalità, delle modalità di intervento e dei settori di attività delle organizzazioni.

Organismi che nascono ed iniziano ad operare valendosi esclusivamente dell’apporto del lavoro volontario, mutano talvolta la loro natura, iniziando a fornire anche servizi pesanti che possono essere erogati solo grazie alla presenza di personale retribuito che si affianca a quello volontario.

Non sono infrequenti i casi in cui il lavoro retribuito diviene l’unica forma lavorativa adottata.

La rigida compartecipazione legislativa tra forme organizzative diverse che abbiamo ereditato ha talvolta introdotto inutili rigidità nel settore, quando non innescando per un lungo periodo di tempo forme di concorrenza fiscale in via di superamento con i provvedimenti più recenti in campo fiscale.

Vale dunque la pena di interrogarsi sull’opportunità della adozione di un quadro normativo unitario unitario che, sulla base di alcuni criteri base (principalmente l’azione in settori di riconosciuta utilità sociale ed il vincolo di non distribuzione dei profitti), identifichi una solo figura giuridica delle organizzazioni senza scopo di lucro con finalità sociali. Dentro questa unica forma giuridica potrebbero convivere diverse forme organizzative che le organizzazioni sarebbero libere di scegliere, diverse sistemi di incentivo fiscale (basati sulla meritorietà sociale dei fini perseguiti) diversi obblighi (di trasparenza, di rendicontazione, di patrimonializzazione) basati ad esempio sulla dimensione di impresa. Su questa questione il gruppo manifesta posizioni contrastanti. Ad una posizione favorevole, viene contrapposta una molto più scettica che ribadisce la validità di un impianto normativo attuale, eventualmente integrato con nuove forme giuridiche.

 

 

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