APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL CONTRO
LA TORTURA:
Non sopportiamo la tortura
Fino al 10 dicembre 2001 un ricco
calendario di appuntamenti ed eventi mobiliterà il mondo dei media, le
istituzioni, i testimonials e gli oltre 70.000 soci di Amnesty in Italia.
In Italia, il lancio della
campagna coincide con la presentazione del libro "Non sopportiamo la
torture" (128 pagine con fotografie di James Natchway, Gilless Peress, Ken
Light, Raymond Depardon, Patrick Zackmann, Rizzoli editore, lire 39.000) Il
volume – introdotto da Luis Sepulvedo, che a suo tempo fu arrestato dal regime
di Pinochet e ‘adottato’ da Amnesty International – mostra i differenti
aspetti della torture nel mondo d’oggi. In particolare viene evidenziato come
si tratti di un vero e proprio business, con un incremento nella produzione e
nella commercializzazione degli strumenti di tortura. La campagna si propone di
sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questa pratica terribile,
individuare gli strumenti giuridici e d’intervento per combatterla e
raccogliere fondi per perseguire i suoi obiettivi.
I temi della campagna saranno
declinati in diversi periodi dell’anno e metteranno a fuoco; la tortura nel
mondo (fino al 10 dicembre 2000), la tortura sui minori (dal 10 dicembre 2000
all’8 marzo 2001), la tortura sulle donne (dall’8 marzo al 28 maggio 2001),
la tortura e la discriminazione razziale e sessuale (dal 28 maggio 2001).
Tra i sostenitori della campagna
noti esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport, tra cui
Luis Sepulveda, Maurizio Costanzo, Sabrina Ferilli, Lella Costa, Oriella
Dorella, Ottavia Piccolo, Licia Colò, Giovanni Soldini.
All’inizio del ventunesimo
secolo sono ancora migliaia gli uomini che continuano a subire questa terribile
pratica. Secondo i dati raccolti da Amnesty negli ultimi tre anni in oltre 150
paesi la polizia commette torture e maltrattamenti e più di 80 questi hanno
provocato decessi. In 50 paesi nel mondo vengono torturati i minori. La tortura
avviene anche laddove vige la democrazia, è praticata e colpisce persone di
tutte le estrazioni sociale. Il diritto internazionale la considera illegale e
119 paesi hanno ratificato il principale trattato che la mette al bando. Spesso
l’odio razziale e la discriminazione sessuale sono alla base di atti di
tortura e maltrattamenti. In diversi paesi le donne subiscono mutilazione
genitali e punizioni corporali in nome della religione e della tradizione.
La campagna di Amnesty
International denuncia 14 casi-simbolo di violazione dei diritti umani compiuta
mediante atti di tortura, avvenuti in Israele e Territori Occupati, Brasile,
Egitto, Austria, India, Iran, Stati Uniti, Repubblica Democratica del Congo,
Argentina, Laos, Kenya, Repubblica Popolare cinese, Sierra Leone. Amnesty ha
inoltre predisposto un Programma per la Prevenzione della tortura praticata da
chi opera per conto dello Stato. Amnesty ritiene che la sua applicazione
costituirà un segnale positivo dell’intenzione dei governi di porre fine alla
tortura e di operare a livello mondiale per la sua abolizione. In Italia il
codice penale non prevede il reato di tortura, e ciò impedisce un’efficace
azione per contrastarla.
Gli attivisti di Amnesty
creeranno delle "zone libere da tortura" in tutte le città del mondo
mediante un nastro nero-arancio per sensibilizzare tutti i cittadini su questo
problema. Attraverso e-mail e messaggi SMS dai cellulari, chiunque potrà
sostenere la campagna diffondendo appelli urgenti a favore di chi è a rischio
di tortura.
I dati, le vittime, i metodi,
l’impunità e le azioni da intraprendere:
Dal 18 ottobre 2000 i sostenitori
di Amnesty International (AI) daranno vita ad una campagna internazionale contro
la tortura. Insieme a associazioni per i diritti umani, comunità, gruppi
femminili, scuole e sindacati AI lavorerà su tre grandi aree tematiche:
prevenzione della tortura, fine dell’impunità, lotta alla discriminazione.
Questo documento sintetizza le ricerche presentate nel nostro rapporto Non
sopportiamo la tortura.
La tortura oggi – Una
visione d’insieme
In preparazione della campagna,
AI ha condotto ricerche dal 1997 a metà 2000 in 195 tra territori e paesi.
Torture e maltrattamenti inflitti da agenti di stato sono stati riscontrati in
oltre 150 paesi; in più di 70 sono assai diffusi. In oltre 80 paesi queste
torture hanno provocato morti.
Il mondo è enormemente cambiato
da quando, in piena guerra fredda, AI cominciò a denunciare la tortura. Ma
questa pratica abominevole continua ad essere praticata e non limitata a
dittature militari o regimi autoritari, ma inflitta anche in stati democratici.
Vittime della tortura sono presunti criminali e prigionieri politici, dissidenti
ed emarginati, persone perseguitate per il loro credo o per le proprie opinioni.
Sono donne e uomini, bambini ed adulti.
La ricerca di AI sembra suggerite
che le vittime di tortura da parte di agenti di polizia sono soprattutto
delinquenti comuni, veri o presunti. Dal 1997 ad oggi hanno subito torture e
maltrattamenti in oltre 130 paesi. Nello stesso periodo sono state registrate
torture e maltrattamenti contro dimostranti non violenti in 60.
La campagna di AI si occupa della
tortura operata dalla polizia nell’ambito di indagini e nel mantenimento dell’ordine
pubblico; di tortura in conflitti armati. Saranno inoltre prese in
considerazione altre forme di violenza che possono essere considerate tortura
anche se non sono commesse da agenti statali.
Metodi di tortura
La ricerca rivela come le
percosse siano ampiamente il metodo di tortura pi diffuso tra gli agenti di
polizia in oltre 150 paesi. Le percosse vengono inflitte con pugni, bastoni,
calci di pistola, fruste improvvisate, tubi di ferro, mazze da baseball, fili
elettrici. Le vittime patiscono contusioni, emorragie interne, frattura di ossa,
perdita di denti, danni ad organi vitali. Molti perdono la vita. Sono molto
diffusi lo stupro e gli abusi sessuali sui prigionieri. Tra gli altri metodi di
tortura più comuni, c’è l’elettroshock (accertato in 40 paesi),
sospensione del corpo (oltre 40 paesi), colpi di bastone sulla pianta dei piedi
(oltre 30 paesi), finte esecuzioni e minacce di morte (oltre 50 paesi) e
detenzioni in isolamento prolungate (oltre 50 paesi). Altri metodi sono l’immersione
in acqua, lo spegnimento di sigarette sul corpo, la privazione del sonno e delle
funzioni sensitive. Tra le forme di contenzione crudeli, inumane e degradanti
citate nel rapporto di AI, ci sono le cinture elettriche.
Le vittime
Chiunque può essere vittima di
torture, a prescindere dall’età, dal genere, dall’appartenenza etnica e
delle convinzioni politiche. Il più delle volte, ad ogni modo, le vittime di
torture da parte delle forze dell’ordine sono criminali comuni. Questo
avverrebbe perché i sospetti criminali sono meno capaci di protestare e spesso
prevale l’opinione che in fondo "se la sono cercata". Spesso queste
vittime provengono dai settori sociali più disagiati. La tortura si nutre di
discriminazione. È più semplice per il torturatore infliggere dolore a
qualcuno che considerato meno che umano, qualcuno disprezzato per la sua
appartenenza politica o religiosa.
C’è un chiaro legame tra
razzismo e tortura. Per esempio, la maggioranza delle vittime della brutalità
della polizia in Europa e negli USA sono neri o appartenenti a minoranze
etniche. In tutta Europa, i rom sono comunemente visti come criminali e per
questo subiscono pestaggi da parte delle forze dell’ordine.
Indios delle Americhe sono stati
torturati nell’ambito di dispute territoriali. In Australia impressionante
quanti aborigeni muoiono in carcere in seguito a maltrattamenti o per la
mancanza di cure adeguate.
Immigranti, lavoratori all’estero
e richiedenti asilo che hanno abbandonato le loro case in cerca di sicurezza,
spesso incappano nei maltrattamenti xenofobi e razzisti delle forze di
sicurezza. In Austria, Germania, Svizzera e Regni Unito diversi cittadini
stranieri sono morti nel corso di deportazioni per l’uso eccessivo della forza
da parte della polizia e per metodi contenzione pericolosi. In Arabia Saudita i
lavoratori stranieri hanno maggiori rischi di subire amputazioni giudiziarie e
fustigazioni. In Giappone i lavoratori stranieri colti con il permesso di
soggiorno scaduto vengono picchiati e umiliati.
Nei conflitti armati, la tortura
usata come strumento di pulizia etnica. Le forze governative russe hanno
torturato e maltrattato Ceceni a Mosca e in altre parti del paese per tutto il
periodo del conflitto nel Caucaso.
Le tortura e i maltrattamenti
basati sull’identità sessuale sono un problema mondiale particolarmente sotto
stimato. Mentre alcuni governi negano che gay, lesbiche, bisessuali e
transgender vengano torturati, altri giustificano questa pratica in nome della
morale e della religione.
Bambini torturati
Le tenera età non protezione
contro la tortura. Negli ultimi tre anni bambini sono stati torturati o
maltrattati dalla polizia in oltre 50 paesi.
Bambini in custodia di polizia
sono particolarmente vulnerabili a stupri e abusi sessuali, sia da parte delle
guardie che degli altri detenuti.
I bambini di strada sopravvivono
elemosinando, compiendo piccoli crimini e prostituendosi. In alcuni paesi i
proprietari di negozi pagano sicari che "ripuliscono" le strade
attaccando e uccidendo i bambini.
Nei conflitti armati i bambini
del gruppo nemico sono spesso attaccati perché rappresentano il futuro di quel
gruppo. I bambini sono a volte torturati per ferire o punire i loro parenti.
In Uganda migliaia di bambini
sono reclutati nel gruppo d’opposizione armata Esercito della Resistenza di
Dio (LRA) e costretti a prendere parte ad omicidi di iniziazione. Mentre tutti i
ragazzi sono costretti a combattere ed uccidere, le ragazzi sono costretti a
combattere ed uccidere, le ragazze sono mese a disposizione del comando del LRA
come schiave sessuali.
Donne torturate
Dal 1997 Amnesty International ha
ricevuto rapporti di donne stuprate da agenti di polizia in 50 stati di tutto il
mondo. Dato che è difficile ottenere informazioni su stupri e abusi sessuali,
la cifra reale probabilmente è molto più alta.
Come si è visto nei recenti
conflitti in ex-Jugoslavia, Africa centrale e Sierra Leone, lo stupro di masse
di donne nemiche è un’arma molto usata.
Le donne costituiscono la
maggioranza dei rifugiati e degli sfollati di tutto il mondo e sono estremamente
vulnerabili agli stupri nei campi e lungo i confini. Le donne di Timor Est
riparate nei campi di Timor Ovest (Indonesia) nel 1999, pare siano state
costrette a prostituirsi e tenute in schiavitù sessuali dalla milizia o dagli
ufficiali dell’esercito indonesiano.
Con minore accesso a difese
legali e sottoposte a leggi discriminatorie, le donne hanno maggiori difficoltà
nell’ottenere giustizia dopo aver subito torture. In Pakistan una donna
violentata può essere processata per adulterio e fornicazione se non può
procurare quattro testimoni maschi musulmani che certificano che lei non era
consenziente.
Tortura perpetrata da singoli
individui
I governi sono obbligati da
standard internazionali ad assicurare ad ogni persona senza distinzione alcuna
il diritto a non essere torturati o maltrattati. Questo obbligo si estende alla
protezione degli individui da abusi simili commessi da privati cittadini, gruppo
o istituzioni. Un governo manca ai suoi obblighi internazionali se non è in
grado di prevenire, indagare e punire atti quali la violenza domestica o gli
attacchi razzisti.
Ritenere gli strati responsabili
per la loro inazione nei confronti di abusi commessi da privati cittadini,
fondamentale nelle difesa dei diritti umani di donne, bambini e appartenenti a
minoranze razziali o sessuali. Questo tipo di discriminazione si manifesta
quotidianamente con azioni di violenza domestica. "Discriminazione
istituzionalizzata" significa che spesso le vittime non sono in grado di
ricevere protezione o sostegno dalla autorità. Alcune forme di violenza contro
le donne, ad esempio, in molti paesi non sono nemmeno riconosciute come crimini.
Dove lo sono, raramente sono perseguite con vigore.
La tortura illegale?
Il divieto di tortura assoluto
"Nessuno dovrà essere sottoposto a tortura o trattamenti o punizioni
crudeli, inumani e degradanti", recita l’articolo 5 della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani. Simili assunti sono presenti in molti altri testi
sui diritti umani.
Nessun governo può usare lo
stato di guerra, o la minaccia di guerra o l’instabilità politiche interne o
qualsiasi altra emergenza pubblica per giustificare la tortura. In base alla
Convenzione di Ginevra, la tortura e i maltrattamenti sono inoltre illegali
nella pressoché totalità dei paesi sebbene in alcuni casi le leggi applicate
siano ampiamente inadeguate.
Una forma di tortura permessa
dalle legge di alcuni paesi sono le punizioni corporali giudiziarie. Secondo le
ricerche di AI, pene corporali sono contemplate dalle leggi di almeno 31 paesi.
Le forme più comuni di punizione corporale sono l’amputazione giudiziaria e
la fustigazione. Alcuni pratiche come l’amputazione e la marchiatura a fuoco
sono effettuate con il deliberato scopo di mutilare il corpo umano in modo
permanente. Ad ogni modo, tutte le punizioni di questo tipo possono causare
danni permanenti.
Dal 1997 sono state registrate
amputazioni giudiziarie in almeno 7 paesi (Afghanistan, Iran, Iraq, Nigeria,
Arabia Saudita, Somalia e Sudan). Fustigazioni giudiziarie sono avvenute in
almeno 14 paesi.
Il mercato globale della
tortura
Il mercato globale della tortura
comprende un flusso continuo di denaro e strumenti attraverso molti paesi. Negli
ultimi anni i prodotti più richiesti sono stati gli strumenti per l’elettroshock
(attrezzi in grado di infliggere danni fisici relativamente lievi ma di produrre
il massimo di terrore).
Negli anni novanta l’elettroshock
stato effettuato in carceri, centri di detenzione e stazioni di polizia in oltre
60 paesi. In almeno 20 paesi sono stati usati bastoni e pistole appositamente
costruite per essere usati su esseri umani. Pi di 120 imprese di 22 paesi sono
coinvolte nella produzione, nella vendita, nella diffusione e nella fornitura di
simile equipaggiamenti.
Le cinture elettriche sono
largamente usate sui detenuti negli USA e possono essere azionate a distanza di
300 piedi. Queste cinture rilasciano scariche di 50.000 Volt della durata di 8
secondi che inibiscono i movimenti e procurano dolore molto intenso.
Amnesty International ha chiesto
la sospensione dell’uso cinture elettriche finché non sarà provata la loro
"non pericolosità". Le cinture elettriche dovrebbero ad ogni modo
essere abolite. Il commercio globale degli strumenti di tortura richiede un
controllo assai stretto sia a livello nazionale che internazionale per
assicurare che gli stati non forniscano equipaggiamenti, personale o
addestramento a soggetti che potrebbe usufruirne per compiere violazioni dei
diritti umani.
Impunità
In molti l’impunità della
tortura è un problema endemico. Le indagini sono spesso bloccate, laddove
sarebbero necessarie, a causa dell’inazione, dell’inefficienza o della
complicità dei corpi investigativi. Raramente i torturatori sono portati a
giudizio. Questo crea un ciclo di impunità che permette il ripetersi di atti di
tortura. L’impunità indebolisce il sistema giudiziario e il ruolo della
legge.
Combattere l’impunità perciò
fondamentale per l’intera società. Assicurare i torturatori alla giustizia
vuol dire dichiarare di non tollerare oltre crimini simili e può costituire un
forte deterrente per chi fosse in procinto di compiere crimini tanto gravi.
I torturatori che fuggono dal
proprio paese per sfuggire alla giustizia hanno generalmente poche difficoltà
nel trovare "porti franchi" in cui riparare. Gli avvenimenti degli
ultimi tempi suggeriscono comunque che in futuro ci saranno pochi paesi disposti
a tollerare aver commesso torture.
Un programma d’azione
Amnesty International ha
individuato dei punti chiave contro la tortura e chiede ai governi di tutto il
mondo di mettere in pratica un programma di 12 punti per prevenire atti di
tortura da parte di agenti di polizia.
I governi dovrebbero dichiarare
pubblicamente la loro opposizione alla tortura. I membri di Amnesty
International porteranno avanti azioni di lobbying a tutti i livelli di governo
locali per individuare "Zona libere dalla tortura".
Gli attivisti chiederanno a tutti
i governi di porre fine alla pratica della detenzione incommunicado, pratica che
ha generalmente luogo nelle prime ore di detenzione.
La detenzione incommunicado
consiste nell’impedire al detenuto qualsiasi contatto con l’esterno, non
solo con amici o parenti, ma anche con l’avvocato o con i medici. Tale
trattamento, di per sé crudele, rende pi probabile la tortura. Parenti,
avvocati e medici dovrebbero avare la possibilità di visitare i detenuti che
hanno diritto ad avere processi in tempi rapidi.
I volontari di AI chiederanno
inoltre che tutti i sospettati di torture siano indagati e che i colpevoli siano
portati a processo. Le vittime devono ricevere una riparazione che includa un
compenso e la riabilitazione.
Nel corso della campagna i membri
di AI, insieme ad altre organizzazioni, porteranno avanti la lotta alla tortura
in oltre 20 paesi.
Calendario della campagna
"Non sopportiamo la
tortura". Lo slogan ma anche la proposta di impegno della campagna italiana
di Amnesty International per l’abolizione della tortura. Un messaggio chiaro
che correrà lungo la penisola dalla fine del 2000 e per tutto il 2001
attraverso il nastro riprodotto in queste pagine; un filo conduttore che
rappresenterà idealmente gli elementi caratteristici dell’azione di Amnesty
International contro la tortura; un lavoro continuo, che si svilupperà in
maniera diversificata per avvolgere ogni zona d’ambra che questa pratica
comporta e illuminarla di giustizia, dignità, libertà dalla paura della
sopraffazione fisica e mentale. Un impegno che sarà scandito da Giornate di
mobilitazione nazionale che accompagneranno il lavoro di Amnesty International
sino al 10 dicembre 2001:
9 e 10 dicembre 2000 Mai più
tortura sui bambini: Giornate di sensibilizzazione del mondo della Cultura e
dello Sport; Lancio del Rapporto su Minori e tortura.
8 marzo 2001 Mai più tortura
sulle donne; Incontro con gli attivisti di Amnesty International nelle piazze
italiane; lancio del Rapporto su Donne e tortura.
27 e 28 maggio 2001 40°
Anniversario dalla fondazione di Amnesty International; Giornata internazionale
delle fondazione di Amnesty International; Giornate nazionali di Raccolta Fondi;
lancio del Rapporto su Discriminazione e tortura
26 giugno 2001 Giornata
internazionale delle Nazioni Unite per le vittime della tortura; Incontro con
gli attivisti di Amnesty International; lancio del Rapporto su Impunità e
tortura.
10 dicembre 2001 Chiusura della
Campagna; il bilancio; I passi reali intrapresi dalla istituzioni internazionali
e nazionali; Rapporto Finale della Campagna.
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