Terza Conferenza nazionale del
Volontariato Foligno 11.12.13 dicembre 1998
VOLONTARIATO E
COMUNICAZIONE
A una visione negativa e quasi demonizzante della
comunicazione - con la quale sarebbe meglio non mischiarsi
fa da riscontro una certa presa di coscienza della necessità di
misurarsi con essa, accettandone la sfida e anche i rischi, nella
consapevolezza di essere una forza socio-culturale, che non può
rinchiudersi nel suo fortino ma deve parlare alla grande
società. Ad una persistente priorità data al "far parlare
di sé" sui media, si oppone una spinta a far parlare dei
problemi. Tutta via, per "presentarsi bene" occorre che
il volontariato adegui i propri codici per parlare a una platea
che non è più quella in cui si opera abitualmente ma diventa
"generalista". Permane la considerazione che le spese
per dotarsi di un proprio strumento editoriale siano un "di
più" o un lusso nel bilancio dellassociazione; fa da
contraltare a tale atteggiamento chi considera questo denaro come
speso per scopi perfettamente funzionali alla propria azione
culturale. Una volta deciso linvestimento, però, non se ne
cura poi la qualità editoriale, creando più danni che altro
allimmagine dellassociaziuone verso lesterno.
Cè ancora un forte scetticismo : "la gente non
legge". "Cè diffidenza verso il volontariato
perché molti non credono che sia davvero gratuito".
"Alla gente non importa nella del volontariato".
Dallaltro lato prende piede invece la consapevolezza che la
comunicazione sia un campo di importanza strategica per la stessa
sopravvivenza ed efficacia del volontariato.
In questo contesto non vengono disdegnati gli spazi dedicati
allassociazionismo, come i programmi dellAccesso
della Rai che, invece, curiosamente rischiano di non poter andare
avanti per mancanza di richieste di "accesso".
Dalla discussione sono emerse alcune proposte operative:
Si avverte con molta forza lesigenza di una
conoscenza "orizzontale" nel volontariato. Le
associazioni non comunicano tra loro, alimentando così
conflittualità, antogonismi, diffidenza, elementi da molti
considerati dannosi oltre che basati su presupposti
insussistenti per la similarità delle storie, per la
condivisione di valori guida comuni. Conoscersi, parlarsi
appare la condizione affinchè le differenze vengano
livellate, perché il linguaggio almeno verso lesterno
(nella stessa definizione di volontariato), diventi più
uniforme, e perché nei confronti dellinformazione
possa essere assunto un potere contrattuale maggiore.
E estremamente rilevante la necessità di una
formazione dei volontari a comunicare meglio, quantomeno a
conoscere la comunicazione, senza che ciò si traduca nella
creazione di specialisti e di "addetti stampa". Su
questo si è avuto un impegno formale dellUniversità
"La Sapienza" a farsi luogo permanente di confronto
e di formazione su questo tema. E comunque emersa su
questo settore come fondamentale la funzione dei Centri di
Servizio, alcuni dei quali hanno già avviato muduli di
formazione o stanziato somme del bilancio a questo fine.
Importante anche la formazione del giornalismo. Resta
prioritaria, anche se più ardua, linterdizione con chi
detiene le "leve del potere" nella comunicazione
(editori, direttori, capiredattori). La formazione dei
giornalisti è invece già stata avviata con un paio di
esperienze nazionali ormai consolidate.
Il monitoraggio della comunicazione, inteso come forma per
rapportarsi ad essa con un maggiore spirito critico per
contribuire a migliorarla viene avvertito con una certa
intensità.
A questo proposito è stato illustrato il nascente
progetto di un monitoraggio qualitativo della produzione
della Rai coordinato dal Segretariato sociale in
collaborazione con le realtà del volontariato.
Ma lo strumento più importante e impegnativo sul
quale si registra un pressocchè generale consenso
dovrebbe essere la creazione di una vera Agenzia di
informazione giornalistica, basata sulle notizie, le
opinioni, i dati le esperienze di quanto avviene nel
volontariato e in quella parte del Terzo settore e del non
profit che ne presenta una forte componente; ciò partire
dalla vastissima produzione di notizie contenuta nella
miriade di riviste e che quasi mai riescono ad emergere
allattenzione dei grandi media.
Su questi temi viene richiesto al governo un sostegno concreto
in particolare attraverso una rimodulazione degli organi
preposti al volontariato (Osservatorio ecc.) e il finanziamento
della formazione sulla comunicazione.
Per lAgenzia il sostegno dovrebbe tradursi nel
supportare a largo raggio una iniziativa giornalistica
"diversa", per il suo dichiarato ed esclusivo
perseguimento di finalità specificamente legate alla crescita
culturale della società.
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