INTERVENTO
DEL MINISTRO DELLE FINANZE
VINCENZO VISCO
Foligno, 12 dicembre 1998
Confesso che partecipo a questo incontro con il mondo del
volontariato con qualche turbamento. E' il terzo anno che questo
appuntamento ha luogo, e stavolta si svolge in una terra che non
risparmia sofferenze ai suoi abitanti. So che il volontariato è
in prima linea, qui come altrove, e vive in presa diretta il
disagio e le pesanti difficoltà delle popolazione. E' quindi con
rispetto e - vorrei aggiungere - con pudore che mi rivolgo, oggi,
a chi, proprio qui e in queste stesse ore, dà testimonianza dei
grandi principi di solidarietà e impegno civile non con
enunciazioni teoriche bensì con la concretezza materiale dei
comportamenti quotidiani, con l'umiltà delle opere, con
l'efficienza dell'azione, facendosi carico delle fatiche e dei
sacrifici che ciò comporta.
Sul volontariato, sulle sue motivazioni e sulla sua crescita
in tutto il mondo, è stato detto e scritto molto, soprattutto
negli ultimi anni. In Italia sappiamo che nel volontariato sono
impegnate oramai oltre 3 milioni e mezzo di persone, in gran
parte giovani, ma anche di altre età e di ogni estrazione
sociale, culturale, professionale.
E se talvolta l'afflusso di giovani in queste attività e
legato sicuramente alla difficoltà di trovare un lavoro
tradizionale, assai più spesso le attività lavorative stabili e
consolidate. E' un segno importante, che testimonia come la crisi
della politica, la disaffezione ai partiti di cui spesso si parla
di questi tempo, qualunque ne sia l'origine e la consistenza, non
è comunque un'abdicazione al ruolo dell'individuo nella
collettività: l'aspirazione ad essere utili agli altri, a dare
alla propria azione una funzione sociale ricca e precisa è forte
e diffusa. Anche questa è politica e i partiti devono trarne
insegnamento.
Il volontariato oggi rappresenta una realtà vasta e
complessa, che merita nella società una cittadinanza precisa.
Non credo di vantare titoli immeritati se - colmando una
omissione che mi è parso di registrare negli interventi fin qui
svolti - sottolineo il contributo dato dal ministero delle
Finanze all'evoluzione che in Italia si è avuto in questo campo.
Con un lavoro lungo e accurato, infatti, condotto con la costante
consultazione delle organizzazioni del settore, siamo arrivati
circa un anno fa alla definizione della prima legislazione
organica per il settore del 'Non Profit'.
Il decreto 460, come è a tutti voi noto, prevede una figura
fiscale innovativa (le ONLUS) alla quale vengono riservate una
ampia serie di agevolazioni fiscali, sia nel campo delle imposte
dirette che di quelle indirette; le erogazioni liberali a loro
favore godono di un regime di detraibilità; tenendo conto
dell'assetto del sistema italiano, le agevolazioni di maggior
peso si hanno nel caso di esercizio di un'attività commerciale:
a ricorrere dei requisiti della legge, questa attività è
completamente esente da IRPEG. Nel caso di organizzazioni che
abbiano una ampia base di riferimento, anche la detraibilità
delle erogazioni risulta una misura di sicuro effetto.
Come ho anche avuto modo di ricordare qualche tempo fa in un
intervento a Perugia, si sono dovute superare numerose ostilità,
provenienti da diversi aree di influenza; il cammino che ha
portato alla redazione del decreto non è stato facile, ma, anche
per il mio personale impegno, il decreto alla fine ha visto la
luce. Il successo non è di poco conto.
All'interno del sistema delle ONLUS, alle organizzazioni di
volontariato è stato riservata una posizione di particolare
attenzione; come ben sapete, infatti, le organizzazioni di
volontariato, ove iscritte nei relativi registri regionali, sono
di diritto ONLUS; per esse- come anche per le cooperative sociali
e le organizzazioni non governative - non si deve quindi compiere
il vaglio rispetto al settore di intervento, che è invece
previsto come presupposto generale di applicazione della
normativa. E ciò è stato fatto in ossequio ai risultati della
discussione parlamentare sulla legge di delega, che tale status
aveva richiesto.
La previsione della detraibilità delle erogazioni liberali
effettuate a favore delle ONLUS viene anche a proporre una
soluzione del fatto al mancato esercizio della delega che la
legge quadro sul volontariato del 1991 (art.8 della legge 266/91)
aveva a suo tempo introdotto. Anche il Ministro Turco ha, come in
più occasioni ho fatto anche in sede parlamentare in risposto ad
interrogazioni, che la delega non poté essere esercitata in
quanto i termini di esercizio erano scaduti il 31 dicembre 1992.
A fronte di questo vero e proprio vuoto normativo, il decreto 460
ha proposto un assetto coerente di intervento per il complessivo
settore del non profit, prevedendo nel contempo il
necessario sistema di garanzie per lErario.
Per quanto attiene alla questione della cosiddetta authority
per il Terzo settore, come ha anche ricordato il Ministro Turco,
un provvedimento collegato alla manovra finanziaria prevede il
necessario supporto normativo; infatti, quello predisposto in
sede di legge delega nel 1996 era successivamente risultato
insufficiente, soprattutto con riferimento alla copertura delle
relative spese di funzionamento.
La proposta ora allesame del Parlamento vuole risolvere
la questione e rappresenta un ulteriore tangibile prova di come
questo Esecutivo mantenga gli impegni presi con il mondo del non
profit.
Per quanto attiene alle dirette competenze del ministro delle
Finanze. È ovviamente mio massimo auspicio che questo organismo
possa avviare quanto prima la sua attività, in stretto e
coerente collegamento con le competenti strutture
dellAmministrazione finanziaria; ciò sia a tutela delle
ragioni dellErario, ma anche e forse, soprattutto
a tutela di chi fa un uso corretto del sistema previsto
dal decreto 460.
Quella introdotta con il decreto 460, ovviamente, è una
legislazione di natura eminentemente fiscale, poiché a vararla
è stato il ministro delle Finanze, e perciò capace di incidere
solo parzialmente sulle complesse aree di problemi che riguardano
quel genere di attività.
Nel predisporla, si era anche coscienti che, ove si fosse
voluto attendere il varo della riforma civilistica, i tempi si
sarebbero probabilmente dilatati, e di molto. In questo senso, la
riforma fiscale farà da traino a quella sostanziale, che
comunque risulta necessaria. In particolare per dare sia agli
operatori del settore, ma anche agli altri soggetti economici che
vi entrano in contatto, un quadro ordinamentale di riferimento
compiuto ed al passo con i tempi. Mi risulta che il Ministro
Turco abbia avviato questo riflessione e sono disponibile, per
quanto di mia competenza, a sostenere questo azione.
La base di riferimento necessaria dovrebbe essere, infatti,
una normativa civilistica più completa di quella introdotta con
la legge del 91, che ne codifichi lo status giuridico
individuando i dati qualificanti per definire la matura e i
connotati sulla base della realtà che, da allora ad oggi, è
andata evolvendosi.
La supplenza esercitata per il tramite della normativa
tributaria è ovviamente insufficiente a questi fini, ed è bene
sapere che, alla luce dei future più precisi e più completi
assetti, anche la normativa tributaria potrà essere migliorata e
perfezionata.
E tuttavia possiamo essere soddisfatti del lavoro realizzato,
per due ragioni: perché la nuova legislazione fiscale incide
subito e in modo positivo su aspetti decisivi per la vita delle
organizzazioni del settore come sono appunto quelli tributari; e
perché, attraverso la normativa fiscale, si è cominciato
comunque a tracciare un quadro organico che attribuisce al
settore del "non profit" e, al suo interno, al
volontariato, già adesso, una sua riconoscibilità in un quadro
di riferimento che comincia ad assumere un assetto ordinato.
Per le dimensioni assunte, per lampiezza dei settori di
intervento, per la professionalità riversata nellesercizio
delle diverse funzioni, oggi il volontariato rappresenta un a
realtà difficilmente sostituibile per lo Stato. Appare quindi
opportuno e vantaggioso anche sotto il profilo economico guardare
al volontariato come ad una risorsa integrata nel sistema di
tutele sociali disponibili per i cittadini da cui sarà bene non
prescindere nel processo di ammodernamento del welfare iniziato
in Italia come in tutta lEuropa.
Proprio la fase critica in cui sono entrati i diversi sistemi
di welfare, del resto, insieme con la crescita della complessità
e delle articolazioni dei bisogni individuale e collettivi, ha
creato spazi sociali di intervento sempre più ampi e rilevanti
per le organizzazioni del volontariato i cui connotati e i cui
campi dazione sono diventati via sempre più diversificati.
Oggi, quello del volontariato è un mondo sicuramente
consolidato, ma altrettanto sicuramente in costante e rapida
evoluzione.
E probabile, quindi, che qualsiasi ordinamento
definitorio finisca con il rivelarsi inadeguato rispetto ad una
realtà dai connotati complessi e profondamente diversificati.
Inoltre la natura stessa del volontariato, fisiologicamente
caratterizzato da uno spirito solidaristico che è
lantitesi di qualsiasi logica contrattualistica, spinge
allinsofferenza verso qualsiasi forma di rigida
codificazione.
Tuttavia, proprio perché le attività del volontariato sono
oramai una risposta a bisogni sociali riconosciuti e perciò ad
esse lo Stato deve riservare unattenzione che ne riconosca
la funzione collettiva, è necessario che il riconoscimento venga
attributo secondo criteri definiti. La definizione di criteri per
il riconoscimento del volontariato è infatti lunica tutela
necessaria per le stesse attività del volontariato
dal rischio che attività di altra natura e con finalità diverse
dilatino a dismisura larea di quelle che davvero perseguono
obiettivi di utilità sociale con spirito di gratuità.
Sarebbe ingenui, infatti, ignorare i rischi di abusi il cui
primo danno ricadrebbe proprio su chi fa volontariato autentico:
è proprio da quegli abusi, infatti, che derivano alcune
ostilità, alcune resistenze che si manifestano nel timore che
dietro alla facciata del volontariato si celino forme di
concorrenza sleale verso attività di altra natura. E un
rischio che deve essere cancellato e che, di fatto, la
legislazione attuale vuole evitare.
In conclusione, mi sembra di poter dire che, per quanto
attiene alle competenze del ministro delle Finanze, molto è
stato fatto. Le agevolazioni fiscali rappresentano in
generale, ma a maggior ragione in un contesto, quale
lattuale di risorse pubbliche limitate risorse che
lo Stato, quindi i cittadini tutti. Mettono a disposizione di un
particolare settore. a questo settore, ed in particolare al
volontariato, sta ora la capacità di metterle a frutto in modo
conveniente. In questo senso, risulta centrale che gli enti di
volontariato, ma in generale le organizzazioni non lucrative di
utilità sociale, diano un esempio di efficienza vello
sfruttamento delle di questo opportunità. La verifica
dellassetto normativo, e quindi anche delle disposizioni
del decreto 460/71997, non potranno prescindere da questa
valutazione.
Infine vorrei dire che in questa fase di grandi
trasformazioni, di riformi attese e in corso di attuazione, di
cambiamenti radicali che riguardano la politica ma anche
leconomia, il lavoro, il fare impresa, lo sviluppo del
volontariato rappresenta un a risposta forte alle sollecitazione
che emergono dalla collettività. Una risposta alla quale le
forze di governo guardano con rispetto e con grande attenzione,
nella certezza che, senza perciò ridurre i compiti e le
responsabilità dello Stato verso i cittadini, in quella risposta
si concretizza una risorsa importante sulla via della crescita,
del benessere, dello sviluppo.
BACK