Il Forum Permanente del Terzo Settore con un documento varato nel mese di
settembre ha voluto rappresentare le proprie istanze in vista della redazione
del documento finanziario del Governo per l’anno 2001.
La proposta è legittimata da due elementi:
Il primo elemento è rappresentato sia dai cittadini italiani che, aderendo
alle organizzazioni del Forum, costituiscono la parte del Paese più attiva ed
impegnata in attività di solidarietà umana, di partecipazione civile, di
tutela e promozione dell’ambiente che da quelli che, a causa di condizioni di
svantaggio, povertà, handicap, malattia, hanno bisogno più degli altri di
trovare un sostegno ed una risposta alle loro esigenze anche attraverso adeguate
politiche pubbliche.
Il secondo elemento è, invece, collegato al fatto che il Forum del terzo
settore, con le proprie proposte, non ha voluto porre come prioritarie le
esigenze delle organizzazioni aderenti, ma ha voluto mettere al centro delle
richieste lo sviluppo del Paese e della tutela delle persone disagiate, dei
diritti di cittadinanza e dell’ambiente.
Gli interventi fiscali non possono, peraltro, essere riservati soltanto ai
settori produttivi
Occorre superare, infatti, una concezione riduttiva che rinuncia a vedere le
politiche sociali, ambientali e di solidarietà come una risorsa per lo sviluppo
economico e occupazionale del Paese.
Ecco le aree d'intervento individuate dal forum del terzo settore:
1. Soggetti deboli.
Vengano auspicati i seguenti provvedimenti: il "minimo vitale", il
"reddito minimo d'inserimento per i disoccupati", la definizione della
figura del "tutor per gli handicappati gravi".
2. Sostegno alla formazione e al lavoro dei giovani.
In tale fase si richiede il riconoscimento, in capo alle famiglie e ai
cittadini, oltre che per lavoratori autonomi ed aziende, della deducibilità
fiscale dei costi sostenuti per la formazione.
In una fase di vertiginosa espansione del sapere in cui la competitività dei
singoli, al pari di quella complessiva del Paese, dipende dal livello di
formazione, debbono essere incentivati tutti i comportamenti orientati a
migliorare la conoscenza. Le famiglie ed i singoli cittadini debbono poter
dedurre dalla loro IRPEF i costi sostenuti per mandare i figli all’estero ad
imparare l’inglese, per frequentare un corso d'informatica, per qualificarsi e
riqualificarsi, partecipando a corsi di formazione professionale.
E’ questo il miglior investimento che si possa fare a favore dei giovani,
sollecitando loro stessi e le loro famiglie a "consumare in sapere".
Il miglioramento qualitativo del sistema di formazione professionale è in
generale (per i giovani, per gli adulti, per la terza età) una questione
decisiva per il futuro del Paese e a questo proposito formuliamo proposte
specifiche che riportiamo in allegato.. Inoltre, per quanto concerne l'entrata
dei giovani nel mondo del lavoro proponiamo l’istituzione generalizzata di
borse di lavoro di un anno, riconoscibili da qualsiasi datore di lavoro a
giovani sotto i trent’anni. Il compenso sarà di 15/20 milioni lordi l’anno,
per il 50% a carico del datore di lavoro e per l’altra metà a carico dello
Stato, attraverso la concessione di un credito d’imposta per pari importo.
Nel tempo potranno continuare a godere di un simile sostegno i datori di
lavoro che abbiano assunto a tempo indeterminato almeno il 50% dei giovani
precedentemente ingaggiati attraverso le borse lavoro.
3. Servizio Civile.
Si richiede la copertura finanziaria per l’Agenzia per il Servizio Civile.
Il servizio civile, grazie anche allo sforzo di centinaia di organizzazioni
non profit sparse su tutto il territorio nazionale sta dimostrando di essere,
oltre che un'esperienza di solidarietà, anche un’ottima occasione di
professionalità ed in molti casi un utile "scivolo" per entrare nel
mondo del lavoro. Chiediamo con forza che il diritto di tutti giovani che
intendono compiere una simile esperienza venga garantito. "L’obiettivo di
attuare pienamente un efficace servizio civile degli obiettori nel 2001, è una
delle condizioni per dare credibilità all’impegno assunto dal Governo di
riformare, in senso professionale, in questa legislatura, sia il servizio
militare che il servizio civile.
Il forum chiede quindi che nella Finanziaria 2001 siano stanziati 300
miliardi per la legge 230/98 permettendo non solo l’assegnazione degli
obiettori che ne hanno titolo, ma soprattutto il decollo di una vera strategia
di formazione e addestramento di questi giovani, l’inizio di efficaci
esperienze di servizio civile all’estero, sia in missioni di pace che di
cooperazione internazionale, la sperimentazione di esperienze di servizio civile
femminile volontario, venendo incontro alla forte richiesta delle ragazze di
veder riconosciuto il loro impegno civile.
4. Deducibilità fiscale dei costi sostenuti per prestazioni
socio-assistenziali.
Il secondo fronte su cui riteniamo si debba intervenire è quello degli altri
"consumi sociali delle famiglie". Anche qui si tratta di rendere
possibile la deduzione fiscale delle spese sostenute per l’assistenza all’infanzia
(asili nido, scuole materne), agli anziani (assistenza domiciliare, ricovero in
strutture residenziali, servizi riabilitativi ecc. ……..) ed in generale per
far fronte a tutte le situazioni di disagio, handicap, malattia ecc..
Un primo passo in questo senso era stato compiuto l’anno passato con le
disposizioni contenute nel collegato, peraltro non ancora approvate. Si tratta
di compiere un deciso e significativo passo in avanti.
Oltretutto, incentivando la spesa per formazione e consumi sociali, si
determina un poderoso effetto di sviluppo economico e di crescita occupazionale,
non solo qualitativo, ma anche quantitativo, nettamente superiore a quello
derivante dall'espansione della domanda di altri beni. In questi settori bastano
50 milioni di spesa aggiuntiva per determinare la creazione di un nuovo posto di
lavoro; posto di lavoro che tra IRPEF ed oneri contributivi permette alla
finanza pubblica di introitare circa 20 milioni aggiuntivi, con un evidente
ritorno, anche sotto questo profilo, per la collettività.
5. Redditi integrativi per gli anziani.
I compensi percepiti da pensionati entro il limite dei 30 milioni globali
annui devono essere esonerati dal divieto di cumulo con i redditi da lavoro e
devono essere assoggettati ad un'imposizione separata con un'aliquota unica del
25% comprensiva di oneri fiscali e di oneri contributivi.
Ciò permetterà di portare in emersione una larga quantità di lavoro nero
svolto da pensionati, garantendo loro la possibilità di conseguire redditi
integrativi senza intaccare quello pensionistico.
D’altro canto, a fronte di una dinamica in atto caratterizzata dalla
riduzione del valore reale delle pensioni, permettere ai cittadini il
conseguimento di redditi integrativi rappresenta un importante fattore di
riequilibrio. Non va inoltre sottovalutato il positivo impatto sulle dinamiche
occupazionali, in quanto l’esperienza dimostra che gli anziani che operano
come collaboratori esterni delle imprese, non sono sostitutivi rispetto ai
giovani, ma anzi sono per loro una preziosa occasione di affiancamento nello
sviluppo professionale.
6. Impresa sociale.
Queste le proposte:
-
Approvazione definitiva e operativa (attraverso un
DPCM) dell’estensione
dei benefici previsti per le PMI anche alle imprese sociali, così come
già disposto nell'articolo 74 della Legge finanziaria del '98 con
riferimento alla legge 448/'98;
-
Finanziamento del "Progetto Fertilità" elaborato dalla
Commissione "Terzo Settore" costituitasi presso il Ministero del
lavoro;
-
Realizzazione di una "Conferenza nazionale su Terzo Settore,
Servizio Occupazione" che faccia il punto sugli indirizzi di medio
periodo per l’implementazione del ruolo del Terzo Settore sulla riforma
del Welfare, nell’allargamento e nella regolazione del mercato dei
servizi e nella creazione di lavoro;
-
Conclusione dell'iter legislativo per la definizione della figura
giuridica del socio - lavoratore di cooperativa di lavoro (peraltro
impegno già preso nel Patto per il lavoro del 1998) in assenza della
quale permarrebbe uno stato di incertezza su un'area di estremo rilievo e
di valenza democratica quale quella del lavoro associato;
-
Completamento del percorso di miglioramento dell'assetto previdenziale
dell'impresa sociale con particolare riferimento alla possibilità per le
cooperative sociali di poter pagare i contributi previdenziali su una base
imponibile rapportata ai salari effettivamente erogati anche dove vige un
sistema di salari medi convenzionati, misura che, peraltro, porterebbe un
maggior gettito al contempo il beneficio per i soci lavoratori;
-
Emanazione di una norma specifica volta a scoraggiare la pratica delle
gare d'appalto al massimo ribasso nei servizi alla persona, nella
promozione sociale e culturale e anche in campo ambientale;
-
Modifica del regime fiscale previsto dal Dlgs 460/97
(Onlus) per i
consorzi di cooperative sociali, uniformandolo così al disposto della
legge 381 (istitutiva delle cooperative sociali).
7. AIDS
-
Riconversione delle risorse stanziate nel ’90 per costruire reparti di
malattie infettive mai realizzati e ora non più necessari, in spesa
corrente destinata a sostenere l’assistenza e la prevenzione, la
diagnostica e gli altri costi delle terapie.
-
Chiedere un aumento dei fondi destinati specificatamente alla
prevenzione dell’AIDS che in modo erroneo oggi viene ampiamente
sottovalutata. Infatti le nuove terapie non sono certo in grado di
distruggere il virus, ma di prolungare la vita delle persone
sieropositive, risultato questo molto importante ma che in assenza di
precise continuative campagne di prevenzione rischia di coincidere con un
aumento della velocità di diffusione del virus HIV.
8. Alcune leggi fondamentali: protezione sociale, Associazionismo di
promozione sociale, Cooperazione internazionale allo sviluppo, Dilettantismo
sportivo.
Per realizzare credibilmente gli obiettivi sinora elencati e quelli che
seguono è condizione fondamentale l’approvazione entro la legislatura da
parte del Parlamento di tre leggi chiave da tempo attese due delle quali hanno
già superato l’esame della Camera dei Deputati. Si tratta della "legge
di riforma del sistema di protezione sociale" (legge sull’assistenza) che
prefigura una vera e propria riforma istituzionale delle politiche sociali
italiane; della "legge sull’associazionismo di promozione sociale"
il tassello mancante al quadro di riconoscimento giuridico dei soggetti del
Terzo Settore; della "legge di riforma della cooperazione internazionale
allo sviluppo" che è più indietro sul piano parlamentare, ma per la quale
è necessario uno straordinario sforzo politico - istituzionale per dare al
paese uno strumento essenziale di politica estera nel mondo complicato della
globalizzazione; della legge sul dilettantismo sportivo anch'essa gravemente in
ritardo in Parlamento e che invece è fondamentale per portare a termine la
riforma dello sport in Italia definendo l'area vitale dello "sport per
tutti" che ha bisogno di riconoscimento pieno e di risorse certe come lo
sport agonistico in quanto rappresenta sempre più una risorsa strategica per le
politiche sociali del Paese.
9. Immigrazione.
Un’attenzione particolare riserviamo al rifinanziamento della legge sull’immigrazione
e in particolare dl Fondo Nazionale per le Politiche Migratorie previsto dall’articolo
45 del Testo unico n°286/98. Il Fondo Nazionale finanzia gli articoli 20, 38,
40, 42 e 46 riguardanti l’accoglienza, le politiche abitative, l’istruzione
e l’integrazione sociale decisivi per una politica di convivenza. In
riferimento alle precedenti finanziarie riteniamo realistica una copertura di 75
miliardi. Inoltre chiediamo la piena applicazione della legge, in particolare
degli articoli in cui i cittadini stranieri in possesso di carta di soggiorno
vengono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle
provvidenze e delle prestazioni anche economiche di assistenza sociale (articolo
41). In particolare riteniamo importanti l’estensione alle donne immigrate
delle misure riguardanti la tutela della maternità previste per le donne
italiane (sussidi di maternità e sussidi per il terzo figlio.
10. Ambiente
Sul fronte delle politiche ambientali, l'attenzione va puntata in questo
momento soprattutto sulla difesa, sulla manutenzione del territorio e sulla
riqualificazione urbana incentivando i settori economici più innovativi e
direttamente rivolti al miglioramento della qualità ambientale. Servono una
politica tariffaria e sgravi fiscali, ancor più forti per le famiglie a basso
reddito, che inducano il contenimento dei consumi e comportamenti ecocompatibili.
Tutto ciò unito ai necessari stanziamenti per l'emergenza rifiuti, per
quella relativa alla rete idrica per le aree protette, per il trasporto pubblico
e la mobilità locale, può costituire un fattore decisivo se strategico per il
rilancio dell'occupazione e dell'economia.
Vanno mantenuti e rafforzati gli incentivi al recupero edilizio e urbanistico
(detrazioni IRPEF e riduzioni IVA) utili a riconvertire l'industria edilizia
verso la manutenzione e a valorizzare il nostro grande patrimonio di città e di
beni culturali. Questi incentivi vanno inoltre estesi agli interventi di
coibentazione, energia solare, abbattimento delle barriere architettoniche.
11. Solidarietà internazionale.
Oltre e contestualmente alla decisiva approvazione della riforma della
cooperazione internazionale è necessario comunque operare una correzione e un
rilancio della cooperazione italiana e delle azioni di solidarietà
internazionale dell’Italia:
-
Prevedere uno stanziamento da destinare all’APS decisamente più consono
a quanto sottoscritto dal nostro Paese in sede di Nazioni Unite impegnandosi
per l’allocazione del 0,7% del PIL. Questo per concretizzare un doveroso e
qualificato impegno di un "G8" nella responsabilità per la
costruzione di una maggior giustizia sociale a livello mondiale.
-
Riequilibrare, all’interno del fondo destinato all’APS, la quota
destinata all’aiuto bilaterale e quella al multilaterale, a favore della
prima, grandemente penalizzata negli ultimi anni (nel 1998 67,6% al
multilaterale di cui 45% all'UE, 43% a BM e Banche Regionali di sviluppo,
12% NU ed altre Org. Internaz.); in quest'ambito, vincolare maggiormente gli
stanziamenti multilaterali al reale coinvolgimento nei programmi
internazionali dei soggetti della società civile e delle ONG italiane. L’attuale
distribuzione delle risorse tra tali canali finanziari infatti, ancorché
giustificata come una volontà di partecipazione ai programmi
internazionali, legittima una deresponsabilizzazione del MAE e, di fatto,
perpetua la non soluzione di pastoie burocratiche paralizzanti la
cooperazione e in particolare la cooperazione del non governo e della
società civile organizzata.
-
Sostanziare la volontà politica espressa in sede di Governo e di
Parlamento per una maggior valorizzazione della cooperazione non governativa
e della società civile destinando alle ONG riconosciute una quota superiore
all’attuale 10% dei fondi del capitolo "a dono" dell’APS.
Questo anche per maggior coerenza per indirizzi a più riprese espressi, ivi
compreso il disegno di legge in discussione al Parlamento per la riforma
della legge di cooperazione allo sviluppo, per allargare la rosa dei
soggetti organizzati della società civile ammissibili ad un contributo
pubblico.
-
Richiedere una rapida approvazione del regolamento della Legge n. 209/2000
sulle misure per la riduzione del debito estero dei paesi a più basso
reddito e maggiormente indebitati, consentendo così il rispetto dei tempi
in essa stabiliti.
-
Approvazione entro il 2000 del disegno di legge per la partecipazione dell’Italia
alla ricostruzione dell’Europa sudorientale ("disposizione per la
partecipazione italiana alla stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo dei
Paesi dell’area balcanica ", C. 6466), con la valorizzazione ed il
rafforzamento dei provvedimenti previsti a favore della ricostruzione
sociale, civile e democratica dei Balcani, predisponendo la messa in
finanziaria della copertura prevista dalla legge e portando dal 30% al 40%
(da 120 a 160 miliardi) i fondi previsti dal disegno di legge in gestione al
Ministero Affari Esteri per gli interventi di cooperazione allo sviluppo.
12. Misure di sostegno del Terzo Settore.
Infine è urgente definire una serie di misure che sostengano ed esaltino le
capacità operative e le condizioni di vita e di lavoro delle organizzazioni di
terzo settore, le quali non agendo per fini di profitto, essendo prive di
capitalizzazione e unendo la dimensione partecipativa e di volontariato a quella
di creazione di lavoro e di impresa, trovano in tante normative vigenti, come in
tante legislazioni in formazione, un ostacolo pesante alla loro crescita e non
una sollecitazione a un incoraggiamento positivo a crescere.
-
ISTITUZIONE DELL'AUTORITY SUL TERZO SETTORE: è necessario istituire
secondo quanto disposto nella Legge 662/96 e nella Legge Finanziaria per il
1999 l'Autority del Terzo Settore con compiti di valorizzazione,
monitoraggio e controllo delle attività delle organizzazioni. Un'Autority
riduttivamente istituita soltanto attorno alle funzioni di controllo
finirebbe per essere un altro ostacolo burocratico e non uno strumento di
una crescita corretta della realtà del Terzo Settore italiano.
-
RIDUZIONE DELL’ IRAP: riduzione della base imponibile per l’applicazione
del ‘IRAP nei rapporti di lavoro delle organizzazioni di terzo settore. L’avvento
di questa tassazione è stato infatti un limite significativo per
organizzazioni che svolgono attività a forte intensità occupazionale e con
caratteristiche contrattuali fortemente flessibili.
-
MISURATORI FISCALI: rivedere l’obbligo di dotarsi di misuratori fiscali
previsti in ogni caso anche per le organizzazioni associative dalla nuova
disciplina sugli intrattenimenti. Questa infatti comporta un’operazione
insostenibile per quelle attività che in numero limitato vengono svolte a
sostegno dei fini istituzionali dell’associazione.
-
FINANZA ETICA E LOTTA ALL'USURA: definire un’azione del governo volta a
sostenere e incentivare le iniziative, pubbliche o private, di finanza etica
che già sono attive nel nostro Paese e che si potrebbero attivare a
beneficio del terzo settore. Manca infatti un preciso indirizzo a questo
riguardo, mentre si manifestano azioni disordinate e resistono ostacoli e
diffidenze verso le esperienze positive già in atto; unitamente a ciò,
chiediamo di confermare il rifinanziamento della legge 108/'96 di
prevenzione e lotta all'usura con particolare sostegno ad Associazioni e
Fondazioni che garantiscono ai cittadini e alle famiglie l'accesso al
credito grazie all'articolo 15.
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TARIFFE POSTALI: mantenimento delle attuali tariffe agevolate per l’editoria
di Terzo Settore. Il nuovo regolamento postale deve tener conto della
specificità (pubblica utilità, informazione etica, ruolo sociale dell’informazione)
delle "postalizzazioni etiche". Per l’editoria di Terzo Settore,
ad esempio, le condizioni per accedere alle tariffe agevolate potrebbero
essere: la proprietà della testata deve essere di un'associazione (o
comunque ad un ente non profit); la pubblicità deve essere in percentuale
bassissima ad esempio non superiore al 10%; iscrizione all’albo delle
testate di Terzo Settore che dovrebbe essere istituito presso il Ministero
della Solidarietà Sociale.
-
LEGGE SULL’EDITORIA: andare all’approvazione della riforma sull’editoria
che innovi la vecchia legge 416 del 1981. Siamo d’accordo con una proposta
che incentivi i progetti e non più contributi a pioggia. All’interno dei
progetti deve essere visibile l’intento di premiare anche "Progetti
Sociali". Chiediamo un riconoscimento di ruolo del prodotto editoriale
di Terzo Settore (etico, sociale…) sulla base dei contenuti e della
qualità. Chiediamo agevolazioni per l’acquisto della carta e incentivi
tariffari.
-
RIDUZIONE IRPEG SU IMMOBILI ONLUS: si deve dare coerenza alla normativa
fiscale sulle ONLUS andando ad una riduzione dell’IRPEG sugli immobili
utilizzati dalle ONLUS ai fini istituzionali o per lo svolgimento di
attività ad essi connesse.