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Lettera aperta

Al Presidente della Repubblica italiana

 

GUERRA O PACE ??
Qualcuno dia spiegazioni almeno ai bambini !

 

Signor Presidente,

è questo il tempo di una profonda costernazione, di un’amara frustrazione.
Le ragioni della pace sono ancora una volta dilaniate dalla potenza delle armi e dal vaniloquio di circostanza.
I carri armati scuotono la terra, i reattori dei migliori investimenti dell’industria bellica rombano nei cieli, le bombe piovono come acquazzoni di marzo.
I microfoni e gli schermi catechizzano le nostre coscienze con la vecchia dottrina della guerra giusta e indilazionabile, della prova di forza, del calcolo intimidatorio a scopo umanitario.
Che qualcuno spieghi a bambini (non ai grandi) i sussulti di questo strano mondo.
Ai bambini kosovari e serbi, oggi assediati dall’incubo dell’inferno totale che si sta sprigionando. E pure ai bambini italiani; e lo si faccia pubblicamente oggi, passata la Pasqua, come, invece, non è accaduto ieri, alla vigilia della Pasqua, alla vigilia del Natale e alla vigilia del Ramadam.
Lo si spieghi francamente a questi bambini cosa c’entra con la pace il volume di morte che viene dal cielo, accanto a quello che striscia, ormai da anni, sulla terra balcanica. Sulle altre.
Qualcuno dovrà farsi carico di questa responsabilità morale, in un momento di tanto dubbio, qualcuno dovrà rendere conto di questa contraddizione che le generazioni adulte (ricche, potenti, istruite, sapienti, efficienti, sempre sotto i riflettori con un’aurea di esemplarità) stanno incidendo a ferro e fuoco nella coscienza di questi cittadini più piccoli, di queste donne e di questi uomini europei di domani.
Qual è il potere taumaturgico della violenza ? Che cos’è la pace ? Dov’è la pace ? Quanto costa la pace ? Quanto è disposto (è stato disposto) ad investire davvero per la pace un paese moderno e democratico, quale è l’Europa, un paese che ha costruito la sua modernità e la sua democrazia sulla sofferenza dei suoi cittadini torturati e massacrati nei campi di sterminio, dispersi sui fronti, sepolti sotto le macerie dei bombardamenti ?
L’Italia ripudia la guerra anche "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" (recita la nostra Costituzione) – perché sa che è crudele ed inutile " perché le guerre, Lei ci insegna, non hanno mai risolto nulla"; perché le armi si possono anche chiamare intelligenti, "ma pare che non lo siano", Lei ci rammenta.
Ogni serbo che fuggirà o morirà, uomo o dona, bambino o vecchio, militare o civile renderà la casa o la vita ad un solo kosovaro profugo o morto ?
Perché se è così, qualcuno spieghi a questi bambini anche questa verità.
Persino la guerra presente lascerà l’Occidente con la coscienza integra ? Dunque non è vero che la violenza chiama altra violenza ? E la guerra non è ancora ingerenza umanitaria ? Non è contraddittorio e precario rispondere alla guerra con la guerra ?
Qualcuno, allora, spieghi a questi bambini il fallimento della pace e dell’aspirazione alla non-violenza, la ratifica della forza come strumento di semplificazione e soluzione della complessità dei conflitti. Qualcuno spieghi loro la differenza che riguarda i verbi ‘distruggere’ e ‘devastare’, quando vengono coniugati in serbo e quando in inglese. Qualcuno spieghi loro dove hanno sbagliato il Mahatma Gandhi e Martin Luther King.
Qualcuno spieghi loro perché queste bombe sono sganciate senza odio né disprezzo (un tragico dovere) e perché, esplodendo, non spargeranno intorno odio e disprezzo.
Altrimenti, domani avremo, forse, insieme ai generali che sapranno celare meglio, dietro il dito dei significati nazionali, teoria e prassi dello stato etnico, anche generali abili a nascondere la ragione belligerante dietro quella della sicurezza planetaria.
Qualcuno lo spieghi ai bambini di Roma, Milano e Palermo, quando, domani, raccoglieranno, bontà loro, indumenti, medicine, penne e quaderni per i loro coetanei balcanici.
Qualcuno lo spieghi a questi bambini, forse interdetti di fronte agli schermi televisivi, perché i militari che oggi difendono i diritti dei kosovari albanesi un venerdì santo di due anni fa hanno colato a picco in fondo al mare, una bagnarola carica di disperati, targata Albania.
Qualcuno spieghi a questi bambini cos’è stato il "suicidio dell’Europa civile" del 1914-18 e quali sono state le ragioni che indussero a cavalcare la tigre della guerra liberatrice delle indipendenza nazionali senza il minimo sospetto che senza il consenso ad un’unione di profondo respiro tutto il resto sarebbe inutile.
E forse questi si accorgeranno che le retoriche nazionali, e non soltanto quelle, non valgono dieci minuti di una loro partita di calcio, perché è lì, su quel campo sventrato dalle bombe, che essi, per una saggezza millenaria, avrebbero potuto cominciare a costruire la grande casa europea.
Ma si eviti di spiegare – tanto non ce n’è bisogno che i giochi degli adulti sono noiosi ripetitivi e stupidi, a confronto delle loro emozioni e dei loro sentimenti.
Qualcuno spieghi loro perché non oggi, non ieri, non ieri l’altro la politica ha avuto fino in fondo il coraggio della pace, l’ambizione dell’amicizia, il senso universale dell’umanità, non ad Occidente, non ad Oriente.
Qualcuno spieghi loro perché bisogna salvare i kosovari, respingere i kurdi, dimenticare i sudanesi, ignorare i rwandesi, stringere con l’embargo i cubani, bombardare i serbi e gli irakeni – perché anche lì essi vedono bambini come ne hanno ormai visti tra gli ebrei e gli zingari passati per i camini di Auschwitz.
Qualcuno spieghi loro perché non era prevedibile l’innesco dell’inferno totale, lo scatenamento dello spirito di vendetta, la copertura ipocrita di tutto il male futuro, da qualunque parte verrà, se verrà.

Qualcuno lo spieghi loro pubblicamente con coraggio, in questo momento di tante parole: alcune inutili, inefficaci, ipocrite, comunque pazzesche.

Perchè non lei, signor Presidente ?

E non solo per il suo incarico istituzionale prestigioso ed altamente rappresentativo.
Perché non Lei, signor Presidente, che ha conosciuto il fuoco e la cenere di una guerra ingiusta.
Dal momento che una sola vita o l’umanità intera sono la medesima cosa.
Lo faccia Lei, signor Presidente, che si è unito al monito del Sommo Pontefice per condannare questa guerra, lo faccia Lei in nome della pace, del senso dell’umanità e della giustizia che Le stanno a cuore.
Lo faccia magari unendo la Sua voce a quella di tutti i grandi di buona volontà che vogliono la Pace, ad Occidente come ad Oriente, lo faccia a gran voce, insieme a loro.
Chissà che questi bambini, non sappiamo suggerirci una soluzione più equa e, parimenti, fantasiosa; si legge, infatti, nel Talmud che, scomparsi i profeti, la profezia stessa è passata ai folli e appunto ai bambini.

Che lo si faccia, signor Presidente, anche a guerra finita, comunque finisca.

prof Alfonso D’Ippolito
prof Fabrizio Vece
docenti coordinatori dei progetti
"Romarom" e " Lacio Drom"
per l’integrazione dei Rom e dei Sinti
presso l’ITCPS "Lucio Lombardo Radice" di Roma

 

 

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