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Garantire l'educazione primaria
in tutto il mondo

Un obiettivo del millennio difficile da raggiungere


Mentre i sistemi occidentali di insegnamento tengono il passo
è  la cooperazione decentrata con i villaggi africani  a offrire sostanziali e positive risposte

di Alfonso D'Ippolito  (*)

Il cuore a volte è felice  Il cuore a volte è triste       
Quando è felice  è pura felicità dell’anima
è felice per l’amicizia, è felice quando esce l’arcobaleno
Tutti i colori della fedeltà e dell’amicizia
Per fissarli nel nostro cuore
Quando è triste non puoi aprirlo agli altri
Quando è triste  rimane chiuso all’amore
se vuoi renderlo pieno di gioia  spalancalo alla vita
 

Le parole che riportiamo oggi,  sono  di Grifina Costantin  una ragazzina  di dodici anni  di etnia rom che ha avuto la ribalta delle telecamere la vigilia di Natale del 2008 nel corso della trasmissione televisiva  RAI  “Porta a porta”  che il  Vespa nazionale ha voluto dedicare alla  storia di altri minori definiti “ buoni” in virtù del loro impegno nello studio e nella solidarietà.  Prendiamo lo spunto dai versi di Grifina, per porre l’accento su una contraddizione, che da tempo inquieta la nostra quotidiana attività professionale.  Grifina va scuola solo da qualche anno, dopo  aver vinto quasi una personale sfida con la con la disorganizzazione della amministrazione capitolina e con la burocrazia scolastica. E sembrerebbe farlo con profitto assicurando anche al gruppo-classe dove svolge le sue attività impegno ed espressioni di creatività e di interesse.
Ma quanti minori, allo stato, attuale, non vanno ancora a scuola !!!!???  Anche in Italia ?  Dove sono i problemi ??? Dove sono gli ostacoli ??? 
Entro il 2015  gli stati membri delle Nazioni Unite saranno chiamati a verificare se uno degli obiettivi di sviluppo del millennio  (Millennium Development Goals o MDG, o più semplicemente Obiettivi del Millennio) che  il patto sottoscritto nel 2000 ha individuato,  (garantire l'educazione primaria universale a tutti) sia stato raggiunto.   

Ma quale fotografia verrà evidenziata, tra qualche anno, dalla registrazione  del tasso di iscrizione alla scuola primaria,  dalla percentuale di alunni che arrivano alla fine dello stesso corso di studi,  e, ancora,  del tasso di alfabetizzazione di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 24 anni ? A distanza di pochi anni da tale scadenza vogliamo  collegare le toccanti e positive parole di Grifina al “grido di dolore”  che le due maggiori accademie italiane competenti a occuparsi del problema dello stato di salute della lingua italiana – quella della Crusca e quella dei Lincei – hanno di recente lanciato .

E’ necessario realizzare una “svolta radicale” – hanno affermato gli accademici linguistici-   rispetto al progressivo impoverimento della lingua italiana che  i  risultati delle ricerche comparative internazionali IEA e OCSE-PISA  hanno evidenziato, affermando che   “ una conoscenza della lingua materna sicura e ricca, che non si limiti ai bisogni comunicativi primari  elementari, ma includa un ampio repertorio lessicale, una flessibilità di usi sintattici  è una precondizione per un paese civile che intenda restare competitivo nella contemporaneità e nel futuro prossimo”.

Ma, in tale scenario,  emerge anche un’ altra faccia della medaglia, che pochi conoscono. In alcune nazioni africane (Kenya, Togo e Benin in particolare)  organizzazioni non governative locali in collaborazione con associazioni di volontariato italiano  (Progetto Lingua, Progetto "io parlo italiano")   hanno organizzato progetti di apprendimento linguistico che usano la lingua italiana quale strumento privilegiato di conoscenza in una prospettiva di condivisione e d solidarietà internazionale.  E’ toccante vedere i bambini trascurati dalla istruzione pubblica, garantita dai governi nazionali e che hanno accesso soltanto alle scuole autogestite dei villaggi africani, che parlano abitualmente “swaili o “evè” e che a malapena conoscono quattro parole di inglese o francese, leggere con ottima intonazione il testo di “O bella ciao” o cantare la canzoncina “ Ci son due coccodrilli e un orango “ .    

E’ segno che qualcosa si sta seminando in numerose circostanze  e che ci sono alternative valide e concrete ai quadri drammatici fotografati ovunque o ai “cori di cassandra” che si levano da ogni angolo della terra.

Noi riponiamo grandi speranze nella capacità dei bambini a cambiare il mondo. Siamo convinti che essi non subiscono passivamente le condizioni, ma che sappiamo riempire il presente di tutto l’Amore che Dio ha posto nelle loro anime “ affermava il pontefice Giovanni Paolo II ai direttori delle pontificie opere missionarie il 6 maggio 1993.

Ma bisognerà crederci fino in fondo, nei prossimi anni.  

Soprattutto  a scuola !!!!

       (*) docente SMS ed educatore
              responsabile dei progetti di cooperazione internazionale
              Associazione OIKOS
 

 

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