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Cambiamenti e prospettive del volontariato
Linee guida per la modifica   della Legge   266/91

 

a cura di  

CONVOL  Conferenza permanente presidenti associazioni  e federazioni nazionali di Volontariato, FORUM   (Forum permanente del terzo settore) C.N.V.  ( Centro nazionale per il volontariato) , 
Collegamento nazionale  centri servizio Volontariato  

 

1. Principi e valori da salvaguardare

La missione sociale del volontariato non è di supplenza o di integrazione gregaria dei servizi pubblici, ma di promozione e sostegno all’autonomia delle persone per contribuire al loro benessere, a quello delle loro famiglie e delle comunità locali.

A tal fine, il volontariato svolge anche specifici compiti formativi e promuove una cultura delle relazioni, della solidarietà, della cittadinanza.

E’ largamente presente nelle situazioni di emergenza.

Può attuare le proprie funzioni anche in partnership con gli enti locali, sulla base di progetti condivisi.

L’azione del volontariato si sviluppa, oltre che nelle forme più dirette di solidarietà, anche come cittadinanza attiva, come sollecitazione e supporto alla capacità di auto organizzazione solidale delle persone soprattutto se disagiate e bisognose di sostegno e di quanti ne hanno cura. Nonché nella promozione di un miglior rapporto tra le stesse persone e i servizi pubblici, sia con il sostegno alla partecipazione, che nelle forme dell’advocacy. La funzione di advocacy, svolta in forma diretta o mediata, dal volontariato, ha radice nella condivisione e nell’esercizio diretto della solidarietà; separandosi da queste radici rischierebbe di "professionalizzarsi", perdendo il primario impegno alla rimozione delle ragioni più profonde del disagio e dell’emarginazione. In questo senso, il volontariato fa emergere i bisogni, tutela e promuove i diritti dei cittadini, a partire dagli "ultimi", svolge una funzione di anticipazione, a partire da interventi caratterizzati da rapporti personali in grado di coinvolgere e creare opportunità per la valorizzazione delle persone.

Tratto caratteristico del volontariato è la gratuità, vissuta non solo dal punto di vista economico come lavoro non pagato, ma come scelta di realizzazione personale, in una prospettiva di relazioni solidali con gli altri, di sviluppo valorizzazione del bene comune, di ben-essere della comunità di cui si è parte e da cui, in gran parte, dipende anche il ben-essere proprio. Proponendo la centralità della persona e delle sue relazioni interpersonali, la reciprocità, il legame sociale in luogo della centralità dello scambio mercantile, il volontariato opera in controtendenza rispetto alla deriva economicistica della società, che si riflette anche sul terreno dei diritti con la supremazia accordata ai diritti di proprietà, intesi come i fondamentali fattori di sviluppo, anche a costo di sacrificare cultura, salute, ambiente, pace sociale, e mette in discussione una cultura che considera i diritti delle persone "costi e vincoli" al dispiegarsi del libero mercato. Contro questa deriva, il volontariato sente di dover svolgere una funzione progettuale e politica, per contribuire a definire un modello di società basato sulla giustizia sociale, sui diritti e sui doveri per e di tutti: a partire dagli "ultimi", ma al di fuori di ogni ipotesi di misure riservate ad essi; un modello di società basato su un corretto rapporto con l’ambiente in chiave di sviluppo sostenibile, e con le risorse artistiche e culturali dell’umanità; orientato, in prospettiva new global, alla tutela, allo sviluppo e alla valorizzazione di tutti i beni comuni: dalla piazza di quartiere all’ozono dell’atmosfera.

Queste caratteristiche del volontariato hanno contaminato e segnato il Terzo settore italiano, i volontari sono presenti largamente anche nell’associazionismo e nella cooperazione sociale, che spesso nasce dagli stessi gruppi di volontariato. Con queste realtà del Terzo settore le organizzazioni di volontariato condividono i fini di solidarietà e i valori democratici interni ed esterni. Ciò però non fa venire meno la necessità e positività di distinguere e valorizzare le organizzazioni costituite esclusivamente da volontari e che operano nell’interesse generale e per il bene comune.

La valorizzazione delle organizzazioni di volontariato è un bene prezioso per tutto il Terzo settore, perché esse fanno di quei valori etici e civici che le caratterizzano le loro finalità fondanti e principali, senza alcun interesse economico. Le organizzazioni di volontariato difendono la loro originalità nell’interesse di tutti, sono aperte al confronto dialettico, a quelle alleanze, che salvaguardando e promuovendo le reciproche originalità, promuovono l’insieme del Terzo settore e la cultura della solidarietà.

Le diverse forme di volontariato, da quello individuale di prossimità, ai piccoli gruppi, a quello organizzato da grandi associazioni, acquistano massima efficacia dalla capacità di "fare rete", a partire dai territori.

A tal fine, le minori e maggiori aggregazioni associative hanno funzioni complementari e di reciproca fecondazione.

Occorre pertanto che alle diverse forme di azione e organizzazione del volontariato siano parimenti assicurate le condizioni, necessarie e diverse, atte alla loro esistenza, libertà e sviluppo. La legislazione dovrà continuare a proporre norme non per comportamenti dei singoli, ma per le organizzazioni; perché l’esistenza e lo sviluppo di molteplici forme associative è condizione indispensabile per il rigenerarsi di comunità aperte, plurali e inclusive e per l’effettiva attiva partecipazione dei cittadini alla vita democratica, al dibattito sociale e culturale, alla definizione della volontà pubblica. 
Il volontariato, in ogni sua forma, rappresenta e persegue la promozione e valorizzazione della persone e della loro integrazione solidale nelle diverse sfere di relazione, o "corpi intermedi", di cui sono partecipi; e che esercitano le proprie peculiari funzioni, in un ottica, orientata al bene comune, di sussidiarietà e cooperazione orizzontale e verticale.

In questo senso, il volontariato interagisce e, possibilmente, collabora con le istituzioni e i servizi pubblici su un piano di pari dignità, nel rispetto della diversità dei ruoli e del principio che la sfera delle responsabilità pubbliche investe tutti i "cittadini" e non si esaurisce nell’esercizio doveroso e legittimo dei poteri istituzionali.

2. Le scelte compiute e i passi da intraprendere

Dopo dieci fruttuosi anni di applicazione della legge quadro, il mondo del volontariato si è posto la necessità di adeguare e migliorarla, per cogliere la crescita di una soggettività maturata in questo periodo e per affrontare le nuove sfide che ci si pongono sia a livello nazionale che internazionale.

Sono stai anni intensi, sia sul piano legislativo, che nella crescita del volontariato, del Terzo settore e del mondo della solidarietà, della sussidiarietà verticale e orizzontale. Il volontariato è stato ed è alla base di questo processo: non è un caso che la prima legge ottenuta su questo cammino è stata la 266 nell’agosto del ‘91, ha fatto poi seguito la 381/91 sulle cooperative sociali, il decreto legislativo 460/97 sulle Onlus, la 383/00 sull’associazionismo di promozione sociale, l’aggiornamento delle leggi sulla cooperazione internazionale e la protezione civile sino ad arrivare alla recente modifica costituzionale che impegna "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni" a favorire "l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". 
A queste leggi relative ai soggetti della solidarietà bisogna aggiungere quelle relative ai settori di impegno. Possono essere citate ad esempio le leggi di tutela dell’infanzia, a favore dei portatori di handicap, sull’affidamento e adozione, sui beni culturali, sui patronati, sul servizio civile, e soprattutto la legge 328/00 sul sistema integrato dei servizi sociali e sociosanitari. La crescita quantitativa e qualitativa del volontariato, livello nazionale, ma anche europeo e internazionale, è testimoniata dall’attenzione dell’Onu al volontariato, al quale ha dedicato un anno internazionale, dalla costante crescita dell’intervento del volontariato e delle Ong nei disastri bellici e naturali, ma anche per correggere lo sviluppo ineguale e distorta dell’economia oramai globalizzata. Su questi temi e sulle prospettive del Volontariato per il futuro nella società così profondamente cambiata, un contributo rilevante e una testimonianza della maturata consapevolezza e delle nuove sfide, sono state rappresentata ed evidenziate nel convegno "Il volontariato nella transizione: le prospettive e le sfide fondamentali", con l’ultimo contributo di Luciano Tavazza, e dalla Carta dei Valori del volontariato.

Per queste ragioni più ampie il volontariato ha bisogno della riconferma dei valori che hanno fondato la legge la 266/91, una legge che ha dato un importante contributo a questa crescita a livello nazionale, ma anche di una sua riforma.

Questo era anche l’obiettivo con cui si era conclusa la Conferenza nazionale di Foligno nel 1998.

Alla forza trainante che la legge 266/1991 ha esercitato su tutta la legislazione solidaristicamente orientata ed alla crescita qualitativa oltre che quantitativa del volontariato a livello nazionale ed internazionale che ne è derivata, si accompagna, quindi, una crescente e condivisa richiesta di "rinnovamento" del testo normativo di riferimento: richiesta emersa dalla Conferenza nazionale di Foligno e già fatta propria dall’Osservatorio nazionale del Volontariato che ha elaborato una proposta di modifica considerata il punto di partenza dell’attuale discussione.

In vista della Conferenza nazionale, le organizzazioni di volontariato che si ritrovano nella Convol, nel Forum permanente del Terzo settore, nel Cnv ed i Collegamento nazionale dei Centri di Servizio per il volontariato hanno promosso un dibattito ampio e partecipato che ha coinvolto e continua a coinvolgere il mondo del volontariato, che porterà al confronto con le forze parlamentari, il Governo nazionale, le Regioni e gli Enti Locali, e che dovrà sfociare in una proposta da sottoporre al Parlamento.

Per queste ragioni, dopo un primo confronto avvenuto in questi mesi tra le organizzazioni nazionali, con il contributo anche dei Centri di Servizio per il Volontariato, si è avviata una consultazione del volontariato con momenti di dibattito nelle diverse regioni italiane sulla base di questo documento, coinvolgendo sia le federazioni e le associazioni nazionali, e sia i piccoli gruppi informali presenti nelle comunità locali, operanti nei diversi settori e nel rispetto della pluralità culturale esistente. L’incontro nazionale unitario del volontariato italiano del 20 aprile 2002 costituisce una prima tappa di questa consultazione, nella quale emergeranno le scelte di fondo e le linee guida per i cambiamenti e le prospettive del volontariato ed inoltre le proposte di modifica della legge sul volontariato.

 

3. Le linee guida per la riforma della L. 266/91

Il presente documento  sintetizza i primi risultati delle tappe iniziali di questo percorso che ha raccolto consensi unanimi relativamente ad alcuni punti fondamentali:

  • una presa di posizione chiara a favore del mantenimento della L 266/1991: per difendere la specificità del volontariato, per arginare la deriva economicistica della società
  • una altrettanto netta contrarietà verso ogni tentativo di riordino, sistemazione, semplificazione della legislazione del Terzo settore attraverso un Testo Unico che rischierebbe di omologare il volontariato alle altre espressioni del privato sociale, sottraendogli l’identità, la specificità, l’originalità. Deve essere forte, invece, la richiesta di una disciplina differenziata per il volontariato
  • un chiaro rifiuto dello strumento della delega al Governo a favore di un discussione parlamentare: l’unica rispondente al carattere trasversale del volontariato, al pluralismo di valori culturali, politici ed etici di cui è portatore

Con queste pregiudiziali, ci si accinge ad avviare un percorso di riforma della L 266/1991, il quale nell’attuale fase istituzionale giuridica deve porsi due problemi:

- confrontarsi con la riforma del titolo V della Costituzione (l. cost. 3/2001)

- inserirsi nell’attuale quadro di rinnovata politica sociale, i cui tratti salienti emergono dalla legge di riordino dei servizi sociali (l. 328/2000).

La prima questione induce a riflettere sull’individuazione del soggetto chiamato a legiferare sulla materia, sciogliendo negativamente il dubbio che il "volontariato" possa essere una delle materie rimesse alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni: soltanto in questo modo sarebbe possibile continuare a dibattere dell’opportunità di modifiche e miglioramenti della L. 266/1991.

Si ritiene opportuno che permangano indicazioni quadro della legislazione statale, valide su tutto il territorio nazionale, inerenti i principi costituzionali lo "status" del Volontariato, l’ordinamento civile, i livelli essenziali delle prestazioni inerenti i diritti civili e sociali. Le Regioni dovranno "normare" la disciplina riguardante l’attività, l’attuazione dei principi, concretizzando il riconoscimento e la valorizzazione del Volontariato.

La seconda porta a riflettere sulla soggettività anche politica riconosciuta al volontariato e sul chiaro favor che la legislazione sociale dell’ultimo decennio, almeno sulla carta, continua a riservargli: patrimonio giuridico, politico e culturale che ogni tentativo di riforma della l. 266/1991 deve recepire e sviluppare. In questo senso, il pericolo è che le affermazioni di principio e le dichiarazioni di intenti siano invece offuscate ed obliterate dalla parificazione normativa del volontariato agli altri enti del privato sociale (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, ….) che di fatto verrebbe incentivata dall’accoglimento delle istanze di disciplina della c.d. impresa sociale e da un ipotetico Testo unico sul Terzo settore. Al rifiuto di ogni tentativo di omologazione agli altri soggetti con cui condivide la collocazione nel Terzo settore, deve accompagnarsi altresì la consapevolezza della diversità qualitativa (rispetto ad esempio a gruppi di famiglie) del ruolo relazionale che il volontariato è in grado di assolvere nell’attivazione degli interventi di rete

Sul merito delle modifiche suggerite c’è consenso unanime relativamente ai seguenti punti:

- prevalenza dei diritti della persona rispetto al diritto di impresa

- solidarietà, da intendersi come "modo di essere della persona" e non riduttivamente come gratuità monetaria, in funzione di argine al mercantilismo dilagante

- promozione della relazionalità

  • valorizzazione dell’autonomo ruolo progettuale del volontariato e di anticipazione nella risposta ai bisogni
  • affermazione del ruolo del volontariato come soggetto politico e non partitico
  • diffusione di valori etici
  • consapevolezza che la l. 266/1991 si riferisce esclusivamente al volontariato organizzato
  • potenziamento della funzione di promozione del volontariato e della cultura della solidarietà attraverso interventi progettuali dei Centri di Servizio per il Volontariato e di sostegno anche economico ai progetti innovativi di intervento sociale del volontariato (cfr. Comunicazione Turco)

Le questioni, sulle quali la discussione è stata avviata, che richiedono un confronto aperto e democratico ruotano prevalentemente attorno ai seguenti punti:

  • mantenimento e preservazione della connotazione gratuita dell’attività di volontariato:
  • i rimborsi spese previsti dalla 266/91 potrebbero essere semplificati nelle procedure (cfr. art. 2);
  • altro problema riguarda i dirigenti e/o presidenti delle OO. VV. ai quali potrebbe essere esteso l’istituto del distacco già previsto dall’art. 31 della L 300/1970 (Statuto dei lavoratori) per i lavoratori che ricoprono cariche pubbliche e sindacali elettive (cfr. art.17) prevedendo la possibilità di un'indennità alla perdita di reddito che così si determina.
  • difesa della marginalità dell’attività produttiva e commerciale che le OO.VV. possono svolgere (cfr. art. 5) e conseguente rifiuto dell’idea che le OO.VV. possano partecipare a gare d’appalto
  • riconoscimento dei coordinamenti e delle federazioni delle organizzazioni di volontariato e creazione di un registro nazionale delle OO.VV. piuttosto che di un’anagrafe nazionale che rischierebbe di assolvere ad una mera funzione di censimento delle OO.VV.
  • esaltazione dell’apporto originale e progettuale del volontariato, garantita attraverso le proposte di modifica dell’art. 7 che rafforzino la partecipazione delle OO.VV. alla programmazione e progettazione dei servizi, "rilanciando" lo strumento della convenzione come meccanismo specialmente previsto per le OO.VV. che intendano anche erogare servizi
  • proporre una rilettura dell’art. 13 e della sua applicazione che faccia chiarezza sulla realtà dei volontariati che operano nell’ambito della protezione civile, nelle emergenze e nell’ambito internazionale, che per altro hanno anche legislazioni proprie
  • richiesta di maggiori agevolazioni fiscali (cfr. art. 8)
  • riprendere le conclusioni del dibattito avvenuto a Foligno in relazione alla composizione e alle funzioni dell’Osservatorio Nazionale del Volontariato; prevedere per l’Osservatorio stabili rapporti oltre che con gli organi dello Stato, con la Conferenza Stato-Regioni, con l’Agenzia delle ONLUS, e con tutti gli organismi che si occupano di volontariato all’interno dei vari Ministeri e delle Regioni; definire i suoi rapporti con i Centri di Servizio (v. art. 12)
  • mantenimento dell’art.15 migliorandone l’applicazione attraverso:
  • l’introduzione di meccanismi di perequazione del fondo tra le diverse aree del paese; consentire nell’utilizzazione del fondo una programmazione delle attività di più ampio respiro temporale e più adeguata alle necessità evitando dannose discontinuità; promuovere la più ampia e rappresentativa partecipazione delle organizzazioni di volontariato nella gestione dei Centri di Servizio; garantire, nella massima chiarezza amministrativa e gestionale, la continuità delle strutture, delle competenze professionali e dell’erogazione de servizi; individuare, preferibilmente attraverso l’Osservatorio nazionale del volontariato, modalità condivise di monitoraggio e valutazione dell’attività svolta dai Centri di Servizio.

4. Non concludiamo ma continuiamo

Il Volontariato è stato spesso richiamato ad essere l’anima etica del terzo settore, che si fa carico, sempre più, di una funzione di "rappresentanza e difesa dei soggetti deboli" rivendicandone e sostenendone i diritti nella società e verso le istituzioni, non rinunciando alla concretezza dell’azione di servizio e di gestione.

Per questo vogliamo lavorare intorno alla legge 266/91, ora da aggiornare, ma che ha costituito un punto di equilibrio importante tra la profezia etica e "anticipatrice" di valori solidali e democratici, e una fattiva realizzazione di servizi.

Vogliamo lavorare affinchè questa rimanga la normativa per le associazioni di volontariato. Si parla di frequente, anche in sede politica, di filantropia, un termine un po’ vecchio, del XVIII secolo coniato prima dell’affermarsi della democrazia che fonda l’uguaglianza di tutti gli uomini. E’ un’altra la storia del volontariato italiano, di ispirazione religiosa e laica, che ha come cardini la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione.

Una storia che ha il valore insieme di una testimonianza collegiale e di un messaggio.

Dopo la tappa dell’incontro del 20 aprile a Roma, vogliamo continuare per renderci sempre più idonei ad un servizio che, nella sua completezza vogliamo continuare a fare, efficiente e sempre migliore, nella società italiana e in collegamento con quanti sono impegnati con i poveri del terzo e quarto mondo.

Ma vogliamo essere noi a scegliere come agire insieme alle istituzioni.

Perché una legge, se deve esserci, ci aiuti e non mortifichi le nostre idealità.

 

 

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