a cura di
CONVOL
Conferenza permanente presidenti associazioni e federazioni nazionali di Volontariato, FORUM (Forum permanente del terzo settore) C.N.V. ( Centro nazionale per il
volontariato) ,
Collegamento nazionale centri servizio Volontariato
1. Principi
e valori da salvaguardare
La
missione sociale del volontariato non è di supplenza o di integrazione
gregaria dei servizi pubblici, ma di promozione e sostegno all’autonomia
delle persone per contribuire al loro benessere, a quello delle loro
famiglie e delle comunità locali.
A tal fine,
il volontariato svolge anche specifici compiti formativi e promuove una
cultura delle relazioni, della solidarietà, della cittadinanza.
E’
largamente presente nelle situazioni di emergenza.
Può
attuare le proprie funzioni anche in partnership con gli enti locali,
sulla base di progetti condivisi.
L’azione
del volontariato si sviluppa, oltre che nelle forme più dirette di
solidarietà, anche come cittadinanza attiva, come sollecitazione e
supporto alla capacità di auto organizzazione solidale delle persone
soprattutto se disagiate e bisognose di sostegno e di quanti ne hanno
cura. Nonché nella promozione di un miglior rapporto tra le stesse
persone e i servizi pubblici, sia con il sostegno alla partecipazione, che
nelle forme dell’advocacy. La funzione di advocacy, svolta in forma
diretta o mediata, dal volontariato, ha radice nella condivisione e nell’esercizio
diretto della solidarietà; separandosi da queste radici rischierebbe di
"professionalizzarsi", perdendo il primario impegno alla
rimozione delle ragioni più profonde del disagio e dell’emarginazione.
In questo senso, il volontariato fa emergere i bisogni, tutela e promuove
i diritti dei cittadini, a partire dagli "ultimi", svolge una
funzione di anticipazione, a partire da interventi caratterizzati da
rapporti personali in grado di coinvolgere e creare opportunità per la
valorizzazione delle persone.
Tratto
caratteristico del volontariato è la gratuità, vissuta non solo dal
punto di vista economico come lavoro non pagato, ma come scelta di
realizzazione personale, in una prospettiva di relazioni solidali con gli
altri, di sviluppo valorizzazione del bene comune, di ben-essere della
comunità di cui si è parte e da cui, in gran parte, dipende anche il
ben-essere proprio. Proponendo la centralità della persona e delle sue
relazioni interpersonali, la reciprocità, il legame sociale in luogo
della centralità dello scambio mercantile, il volontariato opera in
controtendenza rispetto alla deriva economicistica della società, che si
riflette anche sul terreno dei diritti con la supremazia accordata ai
diritti di proprietà, intesi come i fondamentali fattori di sviluppo,
anche a costo di sacrificare cultura, salute, ambiente, pace sociale, e
mette in discussione una cultura che considera i diritti delle persone
"costi e vincoli" al dispiegarsi del libero mercato. Contro
questa deriva, il volontariato sente di dover svolgere una funzione
progettuale e politica, per contribuire a definire un modello di società
basato sulla giustizia sociale, sui diritti e sui doveri per e di tutti: a
partire dagli "ultimi", ma al di fuori di ogni ipotesi di misure
riservate ad essi; un modello di società basato su un corretto rapporto
con l’ambiente in chiave di sviluppo sostenibile, e con le risorse
artistiche e culturali dell’umanità; orientato, in prospettiva new
global, alla tutela, allo sviluppo e alla valorizzazione di tutti i beni
comuni: dalla piazza di quartiere all’ozono dell’atmosfera.
Queste
caratteristiche del volontariato hanno contaminato e segnato il Terzo
settore italiano, i volontari sono presenti largamente anche nell’associazionismo
e nella cooperazione sociale, che spesso nasce dagli stessi gruppi di
volontariato. Con queste realtà del Terzo settore le organizzazioni di
volontariato condividono i fini di solidarietà e i valori democratici
interni ed esterni. Ciò però non fa venire meno la necessità e
positività di distinguere e valorizzare le organizzazioni costituite
esclusivamente da volontari e che operano nell’interesse generale e per
il bene comune.
La
valorizzazione delle organizzazioni di volontariato è un bene prezioso
per tutto il Terzo settore, perché esse fanno di quei valori etici e
civici che le caratterizzano le loro finalità fondanti e principali,
senza alcun interesse economico. Le organizzazioni di volontariato
difendono la loro originalità nell’interesse di tutti, sono aperte al
confronto dialettico, a quelle alleanze, che salvaguardando e promuovendo
le reciproche originalità, promuovono l’insieme del Terzo settore e la
cultura della solidarietà.
Le
diverse forme di volontariato, da quello individuale di prossimità, ai
piccoli gruppi, a
quello organizzato da grandi associazioni, acquistano massima efficacia
dalla capacità di "fare rete", a partire dai territori.
A tal fine,
le minori e maggiori aggregazioni associative hanno funzioni complementari
e di reciproca fecondazione.
Occorre
pertanto che alle diverse forme di azione e organizzazione del
volontariato siano parimenti assicurate le condizioni, necessarie e
diverse, atte alla loro esistenza, libertà e sviluppo. La legislazione
dovrà continuare a proporre norme non per comportamenti dei singoli, ma
per le organizzazioni; perché l’esistenza e lo sviluppo di molteplici
forme associative è condizione indispensabile per il rigenerarsi di
comunità aperte, plurali e inclusive e per l’effettiva attiva
partecipazione dei cittadini alla vita democratica, al dibattito sociale e
culturale, alla definizione della volontà pubblica.
Il volontariato, in ogni sua forma, rappresenta e persegue la promozione e
valorizzazione della persone e della loro integrazione solidale nelle
diverse sfere di relazione, o "corpi intermedi", di cui sono
partecipi; e che esercitano le proprie peculiari funzioni, in un ottica,
orientata al bene comune, di sussidiarietà e cooperazione orizzontale e
verticale.
In questo
senso, il volontariato interagisce e, possibilmente, collabora con le
istituzioni e i servizi pubblici su un piano di pari dignità, nel
rispetto della diversità dei ruoli e del principio che la sfera delle
responsabilità pubbliche investe tutti i "cittadini" e non si
esaurisce nell’esercizio doveroso e legittimo dei poteri istituzionali.
2. Le
scelte compiute e i passi da intraprendere
Dopo dieci
fruttuosi anni di applicazione della legge quadro, il mondo del
volontariato si è posto la necessità di adeguare e migliorarla, per
cogliere la crescita di una soggettività maturata in questo periodo e per
affrontare le nuove sfide che ci si pongono sia a livello nazionale che
internazionale.
Sono stai
anni intensi, sia sul piano legislativo, che nella crescita del
volontariato, del Terzo settore e del mondo della solidarietà, della
sussidiarietà verticale e orizzontale. Il volontariato è stato ed è
alla base di questo processo: non è un caso che la prima legge ottenuta
su questo cammino è stata la 266 nell’agosto del ‘91, ha fatto poi
seguito la 381/91 sulle cooperative sociali, il decreto legislativo 460/97
sulle Onlus, la 383/00 sull’associazionismo di promozione sociale, l’aggiornamento
delle leggi sulla cooperazione internazionale e la protezione civile sino
ad arrivare alla recente modifica costituzionale che impegna "Stato,
Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni" a favorire
"l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo
svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio
di sussidiarietà".
A queste leggi relative ai soggetti della solidarietà bisogna aggiungere
quelle relative ai settori di impegno. Possono essere citate ad esempio le
leggi di tutela dell’infanzia, a favore dei portatori di handicap, sull’affidamento
e adozione, sui beni culturali, sui patronati, sul servizio civile, e
soprattutto la legge 328/00 sul sistema integrato dei servizi sociali e
sociosanitari. La crescita quantitativa e qualitativa del volontariato,
livello nazionale, ma anche europeo e internazionale, è testimoniata dall’attenzione
dell’Onu al volontariato, al quale ha dedicato un anno internazionale,
dalla costante crescita dell’intervento del volontariato e delle Ong nei
disastri bellici e naturali, ma anche per correggere lo sviluppo ineguale
e distorta dell’economia oramai globalizzata. Su questi temi e sulle
prospettive del Volontariato per il futuro nella società così
profondamente cambiata, un contributo rilevante e una testimonianza della
maturata consapevolezza e delle nuove sfide, sono state rappresentata ed
evidenziate nel convegno "Il volontariato nella transizione: le
prospettive e le sfide fondamentali", con l’ultimo contributo di
Luciano Tavazza, e dalla Carta dei Valori del volontariato.
Per queste
ragioni più ampie il volontariato ha bisogno della riconferma dei valori
che hanno fondato la legge la 266/91, una legge che ha dato un importante
contributo a questa crescita a livello nazionale, ma anche di una sua
riforma.
Questo era
anche l’obiettivo con cui si era conclusa la Conferenza nazionale di
Foligno nel 1998.
Alla forza
trainante che la legge 266/1991 ha esercitato su tutta la legislazione
solidaristicamente orientata ed alla crescita qualitativa oltre che
quantitativa del volontariato a livello nazionale ed internazionale che ne
è derivata, si accompagna, quindi, una crescente e condivisa richiesta di
"rinnovamento" del testo normativo di riferimento: richiesta
emersa dalla Conferenza nazionale di Foligno e già fatta propria dall’Osservatorio
nazionale del Volontariato che ha elaborato una proposta di modifica
considerata il punto di partenza dell’attuale discussione.
In vista
della Conferenza nazionale, le organizzazioni di volontariato che si
ritrovano nella Convol, nel Forum permanente del Terzo settore, nel Cnv ed
i Collegamento nazionale dei Centri di Servizio per il volontariato hanno
promosso un dibattito ampio e partecipato che ha coinvolto e continua a
coinvolgere il mondo del volontariato, che porterà al confronto con le
forze parlamentari, il Governo nazionale, le Regioni e gli Enti Locali, e
che dovrà sfociare in una proposta da sottoporre al Parlamento.
Per queste
ragioni, dopo un primo confronto avvenuto in questi mesi tra le
organizzazioni nazionali, con il contributo anche dei Centri di Servizio
per il Volontariato, si è avviata una consultazione del volontariato con
momenti di dibattito nelle diverse regioni italiane sulla base di questo
documento, coinvolgendo sia le federazioni e le associazioni nazionali, e
sia i piccoli gruppi informali presenti nelle comunità locali, operanti
nei diversi settori e nel rispetto della pluralità culturale esistente. L’incontro
nazionale unitario del volontariato italiano del 20 aprile 2002
costituisce una prima tappa di questa consultazione, nella quale
emergeranno le scelte di fondo e le linee guida per i cambiamenti e le
prospettive del volontariato ed inoltre le proposte di modifica della
legge sul volontariato.
3. Le
linee guida per la riforma della L. 266/91
Il presente
documento sintetizza i primi risultati delle tappe iniziali di
questo percorso che ha raccolto consensi unanimi relativamente ad alcuni
punti fondamentali:
- una presa di posizione
chiara a favore del mantenimento della L 266/1991: per difendere la
specificità del volontariato, per arginare la deriva economicistica
della società
- una altrettanto netta
contrarietà verso ogni tentativo di riordino, sistemazione,
semplificazione della legislazione del Terzo settore attraverso un
Testo Unico che rischierebbe di omologare il volontariato alle altre
espressioni del privato sociale, sottraendogli l’identità, la
specificità, l’originalità. Deve essere forte, invece, la
richiesta di una disciplina differenziata per il volontariato
- un chiaro rifiuto dello
strumento della delega al Governo a favore di un discussione
parlamentare: l’unica rispondente al carattere trasversale del
volontariato, al pluralismo di valori culturali, politici ed etici di
cui è portatore
Con queste
pregiudiziali, ci si accinge ad avviare un percorso di riforma della L
266/1991, il quale nell’attuale fase istituzionale giuridica deve porsi
due problemi:
-
confrontarsi con la riforma del titolo V della Costituzione (l. cost.
3/2001)
- inserirsi
nell’attuale quadro di rinnovata politica sociale, i cui tratti salienti
emergono dalla legge di riordino dei servizi sociali (l. 328/2000).
La prima
questione induce a riflettere sull’individuazione del soggetto chiamato
a legiferare sulla materia, sciogliendo negativamente il dubbio che il
"volontariato" possa essere una delle materie rimesse alla
potestà legislativa esclusiva delle Regioni: soltanto in questo modo
sarebbe possibile continuare a dibattere dell’opportunità di modifiche
e miglioramenti della L. 266/1991.
Si ritiene
opportuno che permangano indicazioni quadro della legislazione statale,
valide su tutto il territorio nazionale, inerenti i principi
costituzionali lo "status" del Volontariato, l’ordinamento
civile, i livelli essenziali delle prestazioni inerenti i diritti civili e
sociali. Le Regioni dovranno "normare" la disciplina riguardante
l’attività, l’attuazione dei principi, concretizzando il
riconoscimento e la valorizzazione del Volontariato.
La seconda
porta a riflettere sulla soggettività anche politica riconosciuta al
volontariato e sul chiaro favor che la legislazione sociale dell’ultimo
decennio, almeno sulla carta, continua a riservargli: patrimonio
giuridico, politico e culturale che ogni tentativo di riforma della l.
266/1991 deve recepire e sviluppare. In questo senso, il pericolo è che
le affermazioni di principio e le dichiarazioni di intenti siano invece
offuscate ed obliterate dalla parificazione normativa del volontariato
agli altri enti del privato sociale (cooperative sociali, associazioni di
promozione sociale, ….) che di fatto verrebbe incentivata dall’accoglimento
delle istanze di disciplina della c.d. impresa sociale e da un ipotetico
Testo unico sul Terzo settore. Al rifiuto di ogni tentativo di
omologazione agli altri soggetti con cui condivide la collocazione nel
Terzo settore, deve accompagnarsi altresì la consapevolezza della
diversità qualitativa (rispetto ad esempio a gruppi di famiglie) del
ruolo relazionale che il volontariato è in grado di assolvere nell’attivazione
degli interventi di rete
Sul merito
delle modifiche suggerite c’è consenso unanime relativamente ai
seguenti punti:
-
prevalenza dei diritti della persona rispetto al diritto di impresa
-
solidarietà, da intendersi come "modo di essere della persona"
e non riduttivamente come gratuità monetaria, in funzione di argine al
mercantilismo dilagante
-
promozione della relazionalità
- valorizzazione dell’autonomo
ruolo progettuale del volontariato e di anticipazione nella risposta
ai bisogni
- affermazione del ruolo
del volontariato come soggetto politico e non partitico
- diffusione di valori
etici
- consapevolezza che la l.
266/1991 si riferisce esclusivamente al volontariato organizzato
- potenziamento della
funzione di promozione del volontariato e della cultura della
solidarietà attraverso interventi progettuali dei Centri di Servizio
per il Volontariato e di sostegno anche economico ai progetti
innovativi di intervento sociale del volontariato (cfr. Comunicazione
Turco)
Le
questioni, sulle quali la discussione è stata avviata, che richiedono un
confronto aperto e democratico ruotano prevalentemente attorno ai seguenti
punti:
- mantenimento e
preservazione della connotazione gratuita dell’attività di
volontariato:
- i rimborsi spese
previsti dalla 266/91 potrebbero essere semplificati nelle procedure (cfr.
art. 2);
- altro problema riguarda
i dirigenti e/o presidenti delle OO. VV. ai quali potrebbe essere
esteso l’istituto del distacco già previsto dall’art. 31 della L
300/1970 (Statuto dei lavoratori) per i lavoratori che ricoprono
cariche pubbliche e sindacali elettive (cfr. art.17) prevedendo la
possibilità di un'indennità alla perdita di reddito che così si
determina.
- difesa della
marginalità dell’attività produttiva e commerciale che le OO.VV.
possono svolgere (cfr. art. 5) e conseguente rifiuto dell’idea che
le OO.VV. possano partecipare a gare d’appalto
- riconoscimento dei
coordinamenti e delle federazioni delle organizzazioni di volontariato
e creazione di un registro nazionale delle OO.VV. piuttosto che di un’anagrafe
nazionale che rischierebbe di assolvere ad una mera funzione di
censimento delle OO.VV.
- esaltazione dell’apporto
originale e progettuale del volontariato, garantita attraverso le
proposte di modifica dell’art. 7 che rafforzino la partecipazione
delle OO.VV. alla programmazione e progettazione dei servizi,
"rilanciando" lo strumento della convenzione come meccanismo
specialmente previsto per le OO.VV. che intendano anche erogare
servizi
- proporre una rilettura
dell’art. 13 e della sua applicazione che faccia chiarezza sulla
realtà dei volontariati che operano nell’ambito della protezione
civile, nelle emergenze e nell’ambito internazionale, che per altro
hanno anche legislazioni proprie
- richiesta di maggiori
agevolazioni fiscali (cfr. art. 8)
- riprendere le
conclusioni del dibattito avvenuto a Foligno in relazione alla
composizione e alle funzioni dell’Osservatorio Nazionale del
Volontariato; prevedere per l’Osservatorio stabili rapporti oltre
che con gli organi dello Stato, con la Conferenza Stato-Regioni, con l’Agenzia
delle ONLUS, e con tutti gli organismi che si occupano di volontariato
all’interno dei vari Ministeri e delle Regioni; definire i suoi
rapporti con i Centri di Servizio (v. art. 12)
- mantenimento dell’art.15
migliorandone l’applicazione attraverso:
- l’introduzione di
meccanismi di perequazione del fondo tra le diverse aree del paese;
consentire nell’utilizzazione del fondo una programmazione delle
attività di più ampio respiro temporale e più adeguata alle
necessità evitando dannose discontinuità; promuovere la più ampia e
rappresentativa partecipazione delle organizzazioni di volontariato
nella gestione dei Centri di Servizio; garantire, nella massima
chiarezza amministrativa e gestionale, la continuità delle strutture,
delle competenze professionali e dell’erogazione de servizi;
individuare, preferibilmente attraverso l’Osservatorio nazionale del
volontariato, modalità condivise di monitoraggio e valutazione dell’attività
svolta dai Centri di Servizio.
4. Non
concludiamo ma continuiamo
Il
Volontariato è stato spesso richiamato ad essere l’anima etica del
terzo settore, che si fa carico, sempre più, di una funzione di
"rappresentanza e difesa dei soggetti deboli" rivendicandone e
sostenendone i diritti nella società e verso le istituzioni, non
rinunciando alla concretezza dell’azione di servizio e di gestione.
Per questo
vogliamo lavorare intorno alla legge 266/91, ora da aggiornare, ma che ha
costituito un punto di equilibrio importante tra la profezia etica e
"anticipatrice" di valori solidali e democratici, e una fattiva
realizzazione di servizi.
Vogliamo
lavorare affinchè questa rimanga la normativa per le associazioni di
volontariato. Si parla di frequente, anche in sede politica, di
filantropia, un termine un po’ vecchio, del XVIII secolo coniato prima
dell’affermarsi della democrazia che fonda l’uguaglianza di tutti gli
uomini. E’ un’altra la storia del volontariato italiano, di
ispirazione religiosa e laica, che ha come cardini la solidarietà, la
sussidiarietà, la partecipazione.
Una storia
che ha il valore insieme di una testimonianza collegiale e di un
messaggio.
Dopo la
tappa dell’incontro del 20 aprile a Roma, vogliamo continuare per
renderci sempre più idonei ad un servizio che, nella sua completezza
vogliamo continuare a fare, efficiente e sempre migliore, nella società
italiana e in collegamento con quanti sono impegnati con i poveri del
terzo e quarto mondo.
Ma vogliamo
essere noi a scegliere come agire insieme alle istituzioni.
Perché una
legge, se deve esserci, ci aiuti e non mortifichi le nostre idealità.
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