Il Volontariato online

 














 

  

IL VOLONTARIATO NELL'EMERGENZA :

L’immagine del volontariato nelle 
calamità naturali.

           di  Concetta Gelardi 

 

-   Il volontariato nel terremoto  del 1997 
    nelle Marche e in Umbria 

-   Un Confronto tra le regioni italiane colpite 
    dalle  calamità naturali.

-   Volontariato di "serie a" 
    e 
volontariato di "serie b"

-   Valore politico del volontariato 
       nella stampa italiana

 

Generalmente i quotidiani italiani considerano il fenomeno del volontariato in maniera molto generica. Anche in concomitanza di eventi eccezionali la definizione del fenomeno rimane approssimativa e crea equivoci e spesso interpretazioni sbagliate che gettano ombre e sospetti sulle associazioni.

Procedendo ad analizzare i momenti chiave del rapporto tra stampa e volontariato ci siamo soffermati soprattutto sul terremoto in Umbria del 1997, confrontandolo con gli articoli e gli interventi in altre occasioni come l’alluvione in Campania del 1998, in Piemonte nel 1994, in Versilia 1996.

I volontari mobilitati, in caso di grandi catastrofi per fini di Protezione Civile, inquadrate in alcune delle organizzazioni a carattere nazionale, rappresentate nel comitato nazionale del volontariato civile, sono oltre un milione e centomila.

Nei giornali da noi considerati ("Corriere della sera" e "la Repubblica") si cita soprattutto la Protezione Civile senza fare alcuna distinzione tra tutte le associazioni che sono intervenute durante il terremoto 

Questa disattenzione genera problemi per stabilire la responsabilità in caso di errori e per capire chi deve intervenire per far fronte alle emergenze che in Italia non sono da sottovalutare 

La tipologia degli interventi posti in essere dalla Protezione Civile è ovviamente strettamente connessa agli eventi negativi che hanno contraddistinto la storia recente dell’Italia.

Tra quelli che hanno richiesto l’intervento della Protezione Civile quelli di origine sismica e idrogeologica sono la maggioranza  
L’Italia non è pronta per affrontare catastrofi di questo genere, di conseguenza i danni sono esorbitanti, le responsabilità difficili da definire e la tipologia degli aiuti spesso improvvisata e poco tempestiva.

 

Il volontariato nel terremoto  del 1997 nelle Marche 
e in Umbria 

 

Le prime scosse del terremoto nelle Marche e in Umbria si ebbero alle 15.50 del 13 maggio del 1997, da quel momento incominciò l’incubo di quelle terre. 
Le scosse si susseguirono per più di un anno, con un’intensità pari al settimo grado della scala Mercalli. Le vittime del terremoto furono undici, il bilancio conclusivo di oltre un anno di scosse è stato di 30 mila miliardi di lire; 21.156 sfollati e di 7-8 mila i beni culturali da recuperare.  
Sono state individuate dai Comuni 200 aree per città container, occorrono 2000 prefabbricati.  Molte furono le persone che partirono in soccorso dei terremotati

La stampa pose subito l’accento sulle polemiche legate ai provvedimenti dello Stato, quelli che non sono stati presi prima per evitare il disastro, e i ritardi successivi nei soccorsi e nella ristrutturazione.

E’ vero che durante il terremoto regna il panico e la confusione, ma la lentezza della macchina burocratica italiana non facilita certo i primi soccorsi imbrogliando i volenterosi aiuti in una rete di provvedimenti vaghi e imprecisi difficili anche da diffondere da parte dei mass media.

E' meglio lasciare il volontariato libero di agire, senza bloccarlo con regolamenti e leggi che in situazioni di emergenza potrebbero rallentare azioni vitali ai fini del soccorso e della ricostruzione ? 
Scriveva Montanelli:

"Conosco le difficoltà che bloccano il loro zelo (Stato, Regione, Provincia, Comune) e ne so anche la causa: il groviglio di leggi e regolamenti in mezzo cui si dibattono che sembrano escogitati a posta per insabbiare qualunque iniziativa e rendere impossibile l’accertamento delle responsabilità".

Pertanto, i cittadini umbri e marchigiani si sono organizzati e, aiutati da associazioni di volontariato, con compostezza e dignità hanno cercato di sostenersi a vicenda senza attendere aiuti che arrivano sempre con ritardo.

La stampa e la televisione hanno messo in luce l’attivismo e l’autogestione di quella gente, anche se per fini polemici ossia per sottolineare le inadempienze degli altri (Stato, Regione, Provincia, ecc.).

"Altre persone si uniscono nella protesta: "Se gli aiuti li avessero dati agli sciacalli, avrebbero fatto meglio "arrivate dopo sei ore, pagliacci, ladri,…".

Si presenta più volte la fierezza dei terremotati nell’affrontare la paura, il freddo, le difficoltà e la perdita di amici e parenti sotto le macerie; una tristezza che non vuole commuovere ma che è più rabbia e voglia di ricominciare.

"Vieni qui per raccogliere lacrime e ti trovi davanti una dignità asciutta (….).Qui non ci sono tragedie, sono sempre i soliti tre o quattro che piangono e le telecamere vanno solo da quelli. 
La tristezza ha molte facce. Qui trovi quella di chi non vuole piangersi addosso per quel che è stato e preferisce guardare avanti con la preoccupazione di fare presto e la consapevolezza che sarà dura( …..). Basta con il tentativo scadente di volere far piangere le persone. Noi siamo pronti per ricostruire."

Gli abitanti delle zone terremotate hanno bisogno soprattutto di non sentirsi soli, di sapere che c’è qualcuno che si interessa di loro, che li ascolta, non gli serve il pietismo e l’ipocrisia della gente che sotto Natale si fanno sentire di più ed sono fastidiosi per un popolo che ha a cuore la propria terra e la propria dignità.

"Darsi da fare è un concetto nobile. Svuotare i magazzini per lavarsi la coscienza no. Ci hanno mandato anche medicine scadute (…). Qui si sta esercitando la solita retorica del Natale. Il buonismo, l’ipocrisia dei media e delle aziende che aspettano Natale per sgombrare i magazzini della roba vecchia e ci fanno pure bella figura. Perché il marchio del benefattore è sempre in vista e qualche telecamera sempre pronta a riprendere(…).La vera solidarietà è un’altra cosa. E’ importante che ci sia gente qui con noi, ma fra i bravi volontari della fase d’emergenza e questi Babbi Natale c’è una bella differenza".

La solidarietà non va strumentalizzata per mettersi in mostra.
E’ in ogni modo importante sapere che anche il mondo del calcio e dello spettacolo, per esempio, si muovono in aiuto di chi ha bisogno ed è prevedibile che faccia più notizia del semplice volontario. Comunque il gesto pubblico di un attore o di un intellettuale di esprimere solidarietà a parole sarà sempre meglio della reticenza di chi aspetta e rimanda e si chiude nell’attesa prorogabile di passare ai fatti.La "spettacolarizzazione" è uno dei difetti della stampa dei nostri tempi ma in questo caso è utilizzata per una buona causa.

Ai volontari sono, comunque, offerti spazi per parlare delle loro esperienze a diretto contatto con le problematiche legate al terremoto, non mancano i racconti di quello che accade nelle tendopoli.

"Li chiamano gli angeli del terremoto. Ma hanno un nome e un’età. Francesca, Guido,(…)Tutti sui venti anni, studenti, con qualche lavoretto alle spalle (…..)Cucinando, organizzando la vigilanza contro gli sciacalli, distraendo i bambini (…)il problema principale è l’elettricità."

A volte i racconti sono di protesta e di denuncia per i tempi lunghi e per le disattenzioni ma realizzare villaggi abitativi non è un’impresa semplice e non va oscurato il lavoro della Protezione Civile solo al fine di mettere in luce i problemi.

"Lasciamo passare il tempo necessario per il completamento degli interventi e dell’emergenza prima di fare un bilancio serio. Discuteremo sul fatto se "è ovvio dare per scontato ciò che funziona per fissare l’attenzione su ciò che non va"

Molti interventi, anche se polemici, sono necessari per migliorare il lavoro. Per esempio, è stata proprio la rabbia di alcuni volontari e la curiosità dei giornalisti che ha permesso di segnalare la presenza di container non utilizzati e dimenticati.

"A proposito di moduli abitativi, il sottosegretario ha incontrato ieri in un vero e proprio a faccia a faccia il Gabibbo che l’altra sera ha fatto scoprire a tutto il paese l’esistenza di centinaia di container abbandonati sui binari ferroviari ".

 

La Protezione Civile si è dovuta ricredere e accettare la critica. Dopo questo scandalo, gli articoli sul terremoto sono aumentati di numero a causa della "varianza negativa" della notizia. La stampa si è interessata alla questione terremoto indagando meglio su i volontari presenti e sulle associazioni coinvolte trovando non poche difficoltà.

Sarebbe utile che proprio le associazioni di volontariato presenti nel posto comunichino alla stampa i disagi, i problemi, i danni reali e gli aiuti di cui hanno bisogno, insomma che il volontariato sia una fonte di informazione per la stampa e non solo.Invece resta spesso tagliato fuori dalle notizie e dai provvedimenti, si conosce poco, non si fa notare, quando costituirebbe una grande ricchezza. 
Chi, infatti, conosce meglio dei volontari presenti le reali condizioni dei cittadini colpiti dal terremoto ?
Chi potrebbe fungere da tramite tra la gente del posto e le istituzioni?

Deve nascere all’interno delle associazioni la presa di coscienza di poter essere protagonisti dell’informazione e non solo soggetti passivi.

Il mondo del volontariato, però, è frammentato e non ben indirizzato. Infatti ad un anno di distanza la situazione è ancora drammatica servono interventi massicci ma sopratutto serve il coordinamento del volontariato del quale spesso non è chiara la funzione.

Alcuni credono che la funzione dei volontari che sono partiti per quelle zone non sia quella di agire nel pericolo, per questo ci sono gli specialisti. Il vero compito dei volontari, che non rientrano nella Protezione Civile, è quello di offrire conforto e sostegno a chi si trova nelle difficoltà .

"I volontari non tirano su travi pencolanti, né recuperano capolavori perduti, curano i feriti o seppelliscono i morti. Per questo ci sono gli specialisti indaffarati, i soldati, gli operai, i pompieri. 
I volontari consolano la nonnina angosciata, spostano al sicuro i manoscritti in pericolo".

Altri invece sostengono che il vero volontario è quello che mette a rischio la sua vita per salvare chi si trova nel pericolo e nella memoria della stessa opinione pubblica rimane più impressa l’immagine di chi si sacrifica per gli altri. Possiamo parlare in questo caso di "volontariato estremo", ma l’esperienza è estrema solo a fronte di uno standard preponderante, solo se si considera la società nel suo complesso e non alcuni suoi strati eticamente più apprezzabili di altri. Si tratta di azioni eccezionali agli occhi di chi, come la maggior parte dei cittadini, non fa nemmeno un volontariato ordinario.

Agli occhi della stampa poter parlare di eroi è sempre più conveniente rispetto a storie normali fatte di fatica e sofferenza. Meglio il sacrificio della vita alla normale beneficenza.

"…. 300 volontari lavorano insieme a militari e vigili del fuoco, progettano, installano cucine da campo e tende, rischiano la loro vita .."

Sono importanti, invece, anche iniziative poco conosciute, come per esempio quelle promosse per offrire un aiuto economico. Bisogna, però, fare molta attenzione alle organizzazioni fantasma che raccolgono denaro che non sarà mai inviato in aiuto ai terremotati e la stampa dovrebbe metterle in luce e non aspettare lo scandalo.

Nel caso del terremoto del 1997 è stata proprio la Protezione Civile, come abbiamo visto, a dar vita allo scandalo, (la stessa che i giornali avevano esaltato nei giorni del terremoto) . Non si tratta di creare eroi o mostri ma di capire le responsabilità e di saper gestire la situazione, la gente non può e non deve perdere la fiducia nelle istituzioni ma queste devono garantire efficienza e chiarezza.

"A difendere la missione rimangono le associazioni di volontariato. Per il Cocisè un episodio limitato e circoscritto ma rimane, comunque, la spia di un errore di fondo: aver fatto gestire i fondi dall’Esercito e dalla Protezione Civile anziché dalle Ong. La cooperazione non ha bisogno solo di volontà e di slanci ma anche di tanta, tanta esperienza".

Oltre agli scandali legati ai fondi e alle promesse non mantenute, il terremoto è anche occasione per fare campagna elettorale. Capita spesso in Italia in prossimità delle elezioni che le parti si scontrino sui grandi temi ma in questo caso lo scontro è quanto mai inutile e contribuisce solo a mettere in dubbio l’operato delle istituzioni e della Protezione Civile.

"Sfida quasi in sordina (…). Gli eccessi della vita in ribasso tra problemi da risolvere in Umbria, la regione che costa troppo. Sessantamila dipendenti pubblici e i guai del dopo terremoto nel duello tra i poli. L’unica competizione di qualche interesse qui è la gara ciclistica in corso (….)neppure l’ombra di manifesti elettorali".

La critica alla Protezione Civile non riguarda tanto le persone, i singoli, quanto l’organizzazione complessiva, l’efficienza del sistema di emergenza nel nostro Paese e l’importanza della comunicazione in caso di calamità. Non tutti hanno una conoscenza diretta del terremoto ma grazie alle riprese televisive e agli articoli di stampa tutti sono stati informati degli interventi effettuati.

 

Un Confronto tra le regioni italiane colpite da calamità naturali

 

Se si confronta la rassegna stampa del terremoto in Umbria 1997 con quella in occasione dell’alluvione della Versilia e del Friuli del giugno 1996 o del terremoto in Emilia Romagna dell’ottobre dello stesso anno possiamo notare che i tempi di soccorso e le modalità sono migliorate di molto.

"Qualcuno si è preso la briga di vedere se i 17 anni che ci separano dal terremoto dell’Irpinia, ad esempio sono passati invano oppure no? Ci ricordiamo che, allora parte consistente dei quasi 2800 morti fu dovuto ad un sistema che operava alla cieca ".

Non si possono disconoscere i progressi rispetto al passato, ma non si può ignorare il fatto che l’apparato di emergenza italiano non è ancora del tutto efficiente. Esistono, per esempio, delle differenze di trattamento tra regioni colpite ugualmente da calamità naturali anche a livello attenzione mediatica.

"E’ importante l’attenzione dei media; quando c’è stato il terremoto in Sicilia, tanti anni fa, non è scattata la gara di solidarietà, non c’erano le telecamere.Qui è venuta tanta gente (….)Per i mondiali sono riusciti a fare in cento giorni lo stadio San Nicola di Bari, io dico che in tre mesi si potrebbero fare due scuole".

 

La differenza tra nord e sud d’Italia si misura non solo dall’attenzione dei media ma anche nei provvedimenti presi dalla Protezione Civile e dallo Stato e denunciati dalla stampa, come per esempio per l’alluvione a Crotone del 14 ottobre del 1996.

"Quando aveva smesso di piovere, trovando libero accesso e non come di consueto, strade bloccate onde isolare una città in balia delle acque".

Viceversa per l’alluvione in Piemonte del 1994, furono organizzate squadre di soccorso e la stampa fu sempre presente.

"La sorpresa è semmai quando arrivi ad Alessandria sembra ancora una città assediata. Vigili e polizia bloccano quasi tutti gli accessi ".

Nelle stesse interviste fatte ai cittadini colpiti dall’alluvione c’è sempre una vena polemica, di protesta che mette in luce le differenze tra nord e sud del paese anche nelle avversità .

 

"Noi siamo l’Italia che ha sempre lavorato e prodotto:ora che abbiamo bisogno di aiuto ci ignorano".

"Sono siciliano ma mai come questa volta mi sento piemontese. Fossi stato a Palermo, sarei tornato a lavoro chissà quando, con la scusa dell’alluvione, dei danni, dell’emergenza. Qui la banca resta aperta anche il sabato."

 

Non si può concludere che il meridione non abbia una rete di volontariato efficiente, come i media vorrebbero far apparire, o che gli stessi volontari che sono partiti per il terremoto in Umbria non sono voluti andare nel sud; il problema potrebbe essere legato alla carenza amministrativa che il sud ha sempre avuto.

Da non sottovalutare anche il fatto che, al sud, i gruppi di Protezione Civile sono un numero relativamente maggiore rispetto al resto d’Italia.

Tuttavia questo primato del meridione si ridimensiona se si guarda il numero di organizzazioni secondo il settore di prevalenza. Per esempio per il centro nord la spiegazione potrebbe essere rintracciata nella presenza di Misericordie e pubbliche assistenze, le quali hanno come scopo il trasporto dei malati, ma da anni sono proiettati sulla Protezione Civile.

Comunque, per quanto riguarda l’attenzione dei media e soprattutto della stampa dovrebbe essere egualitaria e non contribuire ad aumentare i dissapori già esistenti tra le due parti del paese.

 

Volontariato di "serie a" e volontariato di "serie b".

 

La stampa, tutto sommato, da attenzione al volontariato impegnato nelle zone colpite da eventi naturali ma tiene in considerazione solo un tipo di volontariato, che potremmo chiamare di "serie a", ossia quello che si occupa dei feriti, dei malati, dei bambini e così via. Il volontariato di "serie b", quello che si preoccupa, per esempio, di salvare capolavori di arte italiana seriamente danneggiati, non ha molta visibilità tra le pagine dei quotidiani.

Esiste già una distinzione tra volontariato sociale e volontariato civile e in Italia si da molta più importanza al primo sottovalutando il secondo.

Per volontariato sociale si intende un servizio diretto e continuativo rivolto a persone in condizioni di bisogno, quello civile è un servizio rivolto alle condizioni basilari di vita. Ricade nel civile la promozione e protezione di beni artistici, le azioni di sviluppo socio-economico di un quartiere, la prevenzione e la risposta ai disagi provocati da calamità naturali.

A questo tipo di volontariato i giornali non danno molto spazio anche perché il civile utilizza altri mezzi per poter incidere sulla sensibilità dell’opinione pubblica come manifesti o manifestazioni. Proprio per questa ragione è un tipo di volontariato poco conosciuto dai media che ne danno, nelle occasioni in cui si trovano a doversi confrontare, un‘immagine distorta e non veritiera. Come, per esempio, nei giorni del terremoto quando la notizia dei capolavori distrutti e del lavoro delle associazioni di volontariato per recuperarli si sovrappose a quella dei morti. Ovviamente possiamo concordare con la considerazione  del cardinale Ersilio Tonini 

"Un uomo vale più di cento basiliche" ma le immagini della basilica di Assisi semi distrutta dal terremoto colpirono tutti. I media non tardarono a diffondere la notizia, facendo passare in secondo piano il dramma umano.

La ricerca dello scoop è una delle leggi implicite del mondo dei media, se un evento interessa perché colpisce un target, sicuramente quell’evento è più notiziabile di un altro.

"Se fosse arrivata la notizia di quattro morti ad Assisi in un incidente d’auto e la notizia del crollo della basilica, chi mai avrebbe dato maggior spazio alla notizia dell’incidente?(…) Moralmente non si possono fare paragoni quando ci sono di mezzo vite umane, ma giornalisticamente, anche i lettori, gli spettatori, tutti sappiamo che ha più impatto un grande capolavoro distrutto".

Queste polemiche colpiscono e sottovalutano il lavoro di chi cerca di recuperare a fatica affreschi di Cimabue e di Giotto e di chi tenta di salvare chiese e edifici che sono capolavori dell’arte italiana.

" E’ arrivato Giuseppe Basile che con pazienza e una manciata di volontari ha cominciato a recuperare le pietre dove si fermò il pennello di Cimabue.."

Il volontariato ha molte facce e nessuna meno importante dell’altra. 
I media dovrebbero imparare a trattare meglio le diverse associazioni che si occupano di salvaguardare e curare l’ambiente. Per esempio, offendo loro degli spazi dove poter diffondere le loro campagne, dando valore alle loro azioni e ai loro successi, non strumentalizzando le loro iniziative per fini polemici come in questo caso.

La ricerca dell’audience da parte dei giornalisti può essere a volte dannosa anziché utile soprattutto quando enfatizza danni o tragedie e gonfia dati per ottenere più ascolto da parte dei lettori.

"Hanno fatto più danni i mass media che il terremoto (….).Parola di Ezio Mancini che attribuisce la fuga dei turisti dai seimila posti letto degli alberghi di Assisi alla enfatizzazione degli effetti da parte dei giornali e della televisione".

Il compito del volontariato "di serie b" è anche quello di rimediare alla disattenzione dei media, cercando di rivalutare da un punto di vista turistico le zone distrutte dal terremoto, esaltando quello che è rimasto e promovendo delle gite nei luoghi del terremoto per non far morire il turismo in quelle zone ma senza sponsorizzare un divertimento diverso e cadere nella curiosità morbosa.

Andare a verificare di persona i danni del terremoto potrebbe essere un’occasione di solidarietà, un modo per avvicinarci alle persone che soffrono senza scadere nella semplice assistenza ma promovendo quella che Donati chiama "solidarietà relazionale".Ma siamo ancora lontani da questa concezione della solidarietà e la visita nei luoghi distrutti dal terremoto invece si trasforma in un semplice diversivo domenicale.

"Le macerie come souvenir (….)L’Italia della domenica non rinuncia alla gita fuori porta e gioca con il terremoto .Cerca il brivido della scossa(……)La polizia stradale fatica a smaltire il traffico (…).-Mai viste tante macchine - commenta un agente -sembrano tutti impazziti. Tutti qui a vedere cosa ha fatto il terremoto -(…)Colpa dei giornali e della tv, si dirà.
L’Italia del weekend non si fida e vuole toccare con mano. O meglio vedere e registrare(….)Ma molti si fermano, con sincera solidarietà, tra i terremotati".

 

Il lavoro dei volontari è dunque anche quello di saper aiutare il paese a rinascere in tutti i suoi aspetti ma per svolgere questo compito c’è bisogno dell’appoggio delle istituzioni, delle imprese, dei cittadini e soprattutto dei media. 
I giornali devono dar voce a tutte le iniziative, sostenerle anche i prima persona (sono numerose le campagne promosse dai giornali per raccogliere fondi a favore dei terremotati). La concorrenza, in questi casi non deve essere sullo scoop più originale o sul servizio più commovente ma sulla capacità di promuovere solidarietà a partire dal volontariato stesso che ne è maestro.

 

Valore politico del volontariato nella stampa italiana.

 

Dall’analisi  effettuata sull'immagine del volontariato nella stampa italiana in concomitanza di calamità naturali si possono formulare le seguenti riflessioni.

L’impegno dei volontari nelle emergenze ha fatto risparmiare allo Stato italiano miliardi di lire, come ha rilevato Franco Bagnarol presidente del Comitato Nazionale del Volontariato 

"Durante l’emergenza in Umbria e nelle Marche sono intervenuti mille militari e cinquemila volontari …Ma d’ora in poi non si deve pensare solo alle emergenze bisognerà istituzionalizzare l’impiego dei volontari in un ordinato programma di prevenzione ".

I volontari della Protezione Civile dovrebbero monitorare le situazioni a rischio e denunciarle in modo da evitare catastrofi prevedibili superando la "politica delle emergenze"e informando tutti i cittadini sui rischi e i problemi che potrebbero avere. I volontari preparati per l’emergenze dovrebbero coordinarsi e rendersi efficienti e sempre pronti, senza aspettarsi aiuti dalle istituzioni, nonostante, in qualche caso, le autorità responsabili del volontariato sono proprio le istituzioni. 
I volontari non dovrebbero mai abbandonare un paese colpito dalle calamità, devono fornire aiuto, coraggio alle popolazioni danneggiate senza scadere nell’assistenzialismo salvaguardando tutti i settori, compreso il turismo, e recuperare e restaurare le opere d’arte danneggiate.

In queste circostanze è difficile attuare quella che Donati chiama "solidarietà relazionale"che comporterebbe una partecipazione attiva delle popolazioni colpite dal terremoto al recupero ambientale senza essere solo soggetti passivi della beneficenza altrui.

Questo dovrebbe essere il lavoro del mondo del volontariato, che si impegna con fatica per adempierlo ma i media, come abbiamo potuto notare, non gli danno il giusto peso e spesso rimane un lavoro duro e sommerso, poco riconosciuto e non considerato dalle istituzioni.

"La presenza del folto gruppo dei ministri (prima conferenza nazionale della Protezione Civile) doveva per l’appunto assicurare l’impegno del governo per mettere i volontari nelle condizioni di svolgere al meglio il loro compito."

Soprattutto nei casi di calamità naturali il ruolo e l’importanza del volontariato si fa sentire di più; perché dunque non dargli importanza?

Il volontariato, soprattutto quello ambientale, è poco conosciuto e deve spesso scontrarsi con interessi forti; come nel caso dell’Umbria dove una settimana prima del terremoto la Regione aveva  approvato una Legge urbanistica regionale, che non individuava alcuna priorità  nel risanamento del  dissesto idrogeologico. 

 

Inoltre il volontariato ambientale spesso non riesce a coordinarsi per formare una lobby forte e questo sia a livello nazionale che europeo.

La stampa non aiuta molto. Essa, infatti, generalmente si sofferma sugli scandali di fondi scomparsi che come abbiamo visto alzano l’audience senza tener conto del lavoro di denuncia e di informazione del mondo del volontariato. 
Spesso per avere considerazione dai media si diffonde un volontariato di "avocancy".

Questo tipo di volontariato ha sperimentato nuovi strumenti quali internet, manifestazioni simboliche (Greepeece) proprio per dare voce di informazione, di protesta e di proposta, contro la violenza e l’ingiustizia del mondo e per uno sviluppo compatibile con la sopravvivenza del paese.

Accade che le associazioni impegnate nel "fare", con fatica trovano il tempo e la concentrazione di educare, di proporre linee pedagogiche o riforme legislative, tanto meno elaborare comunicati stampa, anzi la comunicazione viene considerata un’attività di secondo livello.

Viceversa si sono formate in quest’ultimo periodo associazioni ambientaliste impegnate su molti fronti: lobbing a livello nazionale, campagne di varia natura, promozione di campi di lavoro, gestione di oasi, educazione ambientale, ecc.

All’interno di queste associazioni, però, il più delle volte manca professionalità nell’affrontare i problemi.  Le  posizioni sono troppo generali e poco tecniche, di conseguenza la loro azione di lobbyng rimane spesso inascoltata,considerando anche il fatto che a livello europeo e anche nazionale il settore ambientale ha meno potere rispetto l’industria o il commercio.

Rimangono comunque aperte numerose questioni, che possiamo riassumere in tre parole: autonomia,"volontariato leggero", valore politico.

A mano a mano che cresce il movimento di volontariato di Protezione Civile, cresce anche il desiderio di essere protagonista con pari dignità nella gestione delle emergenze. Dalle interviste riportate sugli articoli dei quotidiani emerge che i rappresentanti del volontariato accettano il coordinamento ma non la subordinazione e tanto meno di essere considerati manovalanza "spalafango" pronta ad obbedire.
Sarebbe sbagliato pensare alla totale eliminazione dei rapporti con le istituzioni, meglio piuttosto una reale concertazione, in modo da rendere più efficiente l’apparato di emergenza e scoprire in tempo le responsabilità del cattivo funzionamento. La rivendicazione di autonomia ha molte ragioni e in particolare una di carattere educativo:"I volontari di Protezione Civile sono espressione e veicolo di un senso civico prezioso per lo Stato e per tutta la collettività".

Il problema del "volontariato leggero" riguarda soprattutto la tutela dell’ambiente. Molte associazioni lamentano la difficoltà di trovare volontari disposti ad assumersi responsabilità permanenti.

In ultimo, da non sottovalutare, il valore politico del volontariato ambientale. L’ambiente e la Protezione Civile appaiono ambiti sui quali si stanno concentrando molte attenzioni. Vi sono molte associazioni nazionali che puntano a creare un proprio settore "ambiente" o "Protezione Civile".

La più distratta sembra essere la comunità nazionale e i mass media che si accorgono di questo mondo solo quando succedono eventi catastrofici. 
Nella quotidianità fa fatica a cogliere le potenzialità di questo volontariato civile che per modalità di azione e struttura organizzativa si presta a fornire una risposta all’abolizione del servizio obbligatorio e al conseguente smantellamento del servizio civile. Su questo terreno le organizzazioni di volontariato della Protezione Civile e della tutela dell’ambiente possono elaborare progetti di legge e fornire tramite i mezzi di comunicazione una pubblicità produttiva per far conoscere un mondo, quello del volontariato ambientale e della Protezione Civile, sommerso ma molto utile.

Pensare un ambiente senza disastri e calamità naturali nel prossimo futuro appare sempre più difficile. 

Gli scienziati continuano a disegnare scenari
sconfortanti del futuro della Terra e, se da un lato, sono state presentate proposte e soluzioni, dall’altro non si è ancora riusciti a compiere il salto dalla teoria alla pratica con azioni incisive per la tutela dell’ambiente e, con esso, delle generazioni future.

La scala delle problematiche ambientali è vasta e, al di là dei grandi fattori di crisi di natura globale (vedi buco nell’ozono, emissione di gas serra, sfruttamento delle risorse presenti nel sottosuolo dei paesi del terzo mondo da parte dei paesi industrializzati, ecc.), presenta variazioni di priorità a seconda delle nazioni e, all’interno di queste, a seconda delle regioni interessate.

Le politiche ambientali sono state inserite da tempo come settore della politica sociale nell’agenda del governo. Esse si propongono di tenere a freno certi comportamenti degli individui e delle imprese. Sono, infatti, prive di senso quelle politiche sociali volte a compensare le vittime delle società moderne dei danni subiti se l’ambiente continua a rappresentare una minaccia.

 

 

Eventi che hanno richiesto l’intervento della Protezione Civile in Italia. Tipologia e incidenza. Anni 1982-2000

 

Tipo di evento

Valori Assoluti 

%

Vulcanico

6

10,7

Sismico

14

25,0

Idrogeologico

24

42,8

Umanitario

2

3,6

Chimico- industriale

2

3,6

Ordigni bellici

3

5,3

Meteorologico

5

8,9

Totale

56

100,0

Fonte: Sito ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile

 

 

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