Nel 2006, sedici milioni di
contribuenti hanno devoluto circa 328 milioni di euro alle organizzazioni di
volontariato tramite il 5 per mille. Ma che fine faranno questi soldi? Nella
finanziaria 2008 il 5 per mille scompare “misteriosamente”, poi ricompare, ma
con una sorpresa: un tetto massimo di cento milioni. No, duecentocinquanta.
Meglio, quattrocento.
E mentre il sottosegretario Letta cerca di spiegare, cresce la mobilitazione
online per una devoluzione stabile e senza limiti.
Con la Finanziaria 2006 il governo
Berlusconi introduce “a titolo iniziale e sperimentale” il 5 per mille per
“sostenere il volontariato, le Onlus, la ricerca scientifica e sanitaria,
nonché i Comuni per le attività sociali svolte”.
Nel corso del 2007 l'Erario (che nel frattempo ha avviato verifiche e
controlli escludendo oltre 7mila soggetti – come ad esempio golf e yacht club,
ma anche recentemente fondazioni e comuni) sancisce che solo nel 2006 oltre
sedici milioni di contribuenti italiani hanno fatto la loro scelta devolvendo
una somma di circa 328 milioni di euro alle Organizzazioni di volontariato.
A tutt'oggi le singole organizzazioni sanno quanti contribuenti e quanto
ammonta il "gettito" destinato a ciascuna associazione; questi
euro, però, non sono stati ancora erogati.
Lo scorso settembre il governo Prodi
pubblica la prima bozza del “Documento di Programmazione Economico-Finanziaria
per il 2008” (la tanto attesa Finanziaria) dove non c'è traccia del 5 per
mille. Si registrano le interrogazioni parlamentari del deputato di Forza
Italia Rossi e dei senatori Francesco Ferrante e Luigi Bobba
(datate 27 settembre), con le conseguenti risposte del sottosegretario
Letta e del Ministro Ferrero ed alla fine con un emendamento
il 5 per mille viene reintrodottoanche per l'anno 2008.
Tutto bene dunque? Proprio No, perché ancora il 5 ottobre 2006 gli
stessi senatori Ferrante e Bobba dichiarano: "non esiste alcun
articolo né nella manovra per il 2008 né nel decreto fiscale collegato che
preveda la possibilità per il contribuente di destinare il 5 per mille ad
associazioni di promozione sociale o ad organizzazioni di volontariato per la
dichiarazione dei redditi 2007 e nemmeno per quella 2008. Questa
dimenticanza è dettata da un errore o da malafede? Sarà facile verificarlo
quando il governo dovrà dichiarare se esiste o meno copertura all'emendamento
che presenteremo in Senato per introdurre il 5 per mille in modo definitivo,
permanente e senza alcun tetto".
Il settimanale Vita lancia quindi una
iniziativa online e una manifestazione per il 10 ottobre, in
occasione della quale il ministro alla Solidarietà Ferrero rilascia una
intervista in cui afferma: “per il 2007 abbiamo portato il tetto da
250 a 400 milioni.
Sempre 400 milioni costituiranno il budget del 5 per mille del 2008”. [
Lo stesso sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri , on. Enrico Letta, in un intervento su
“Il Sole-24Ore” assicura: “con la nuova manovra vengono stanziate
risorse aggiuntive per complessivi 400 milioni di euro”.
Ma il 18 ottobre viene reso pubblico
l'emendamento alla Finanziaria per
modificare l'art. 84: «2-quinques. Per le finalità di cui al comma 2 bis
(5 per mille per l'anno finanziario 2008) e seguenti del presente
articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di 100 milioni di euro per
l'anno 2009» ovvero, circa un quarto di quanto i contribuenti italiani hanno
devoluto per il solo anno 2006.
E tutti gli altre risorse provenienti dall'Irpef degli Italiani.
Si legge ancora nell'intervento del sottosegretario Letta:
“ Sarà poi fondamentale assicurare
pubblicità e trasparenza sull'utilizzo dei fondi e sulla loro
rendicontazione, per permettere un'analisi comparativa e rendere così più
consapevoli le scelte dei contribuenti.”
E' indubbio che la trasparenza per il
contribuente-donatore è fondamentale, ma il sottosegretario non chiarisce un
altro aspetto (questo davvero fondamentale):
Come può un contribuente, al momento di dichiarare se e a chi vuole donare il
suo 5xmille, sapere se quei soldi confluiscono nei cento milioni che saranno
ripartiti tra le onlus o se finiranno nei circa trecento che andranno ad
incrementare le casse dell'erario statale?
E in base a quale meccanismo avverrà la
ripartizione tra gli aventi diritto?
Se la rimessa è “diretta” i conti sono semplici: tanto hanno donato i
contribuenti all'associazione X, tanto la stessa associazione riceverà
come contributo; ma se viene inserito un tetto massimo occorrerà risuddividere
la somma (100) tra tutte le associazioni che hanno ricevuto donazioni. In che
modo?
E chi sarà a deciderlo? E perché una associazione deve “rendicontare” (e a
chi?) di come ha speso quanto ha ricevuto con il 5xmille?
Ma il 5xmille non era una liberalità di un privato nei confronti di una
organizzazione?
Da quando è diventato un bando di gara pubblico?
E meno male che l'on. Letta aveva iniziato il
suo intervento con bellissime parole:
“Siamo convinti che il 5xmille garantisca
sussidiarietà, autonomia e libertà. Sussidiarietà nel permettere che le
decisioni siano prese a un livello il più possibile vicino ai cittadini.
Libertà nel farsì che sia lo stesso contribuente a indicare quale settore
e associazione finanziare. Autonomia nell'assicurare che volontariato e
ricerca beneficino di risorse adeguate ai propri obiettivi di utilità
generale, senza scontare vincoli imposti dall'alto.”
Se un governo decide un tetto ed una rendicontazione, la decisione non è presa
dal basso ma dall'alto: non c'è dunque sussidiarietà orizzontale, ma
“interventi a pioggia” statali con soldi dei contribuenti.
Se il contribuente non sa se la sua donazione andrà interamente
all'organizzazione da lui scelta, ma solo in (quota) parte perché il restante
(almeno i tre quarti) li incassa l'erario, non c'è libertà, ma solo un'altra
forma di tassazione “camuffata” da liberalità. Se si tagliano (ancora!) le
risorse al terzo settore, anche quelle che arrivano direttamente dalle tasche
degli italiani, non ci sono nè autonomia né (tanto meno) risorse adeguate.
Intanto, "Nova24 Il Sole 24 Ore"
lancia una petizione online per un “Cinque per mille stabile e senza limiti”
[6] per chiedere che la norma del 5 per mille:
1) divenga contenuto stabile della nostra legislazione;
2) per la sua copertura non vengano previsti "tetti" o analoghe riduzioni.
Al momento, la petizione ha raggiunto oltre
5000 firme, tra cui si segnalano diversi esponenti della Cultura e
della ricerca scientifica.
E' in atto un invito a più voci a mobilitarsi. Sarebbe quanto mai opportuno
che ogni organizzazione, ogni associazione, ogni singolo volontario
sottoscrivesse la petizione per dare quanto più peso possibile all'iniziativa.
La Finanziaria è attualmente in discussione, i tempi sono estremamente
ridotti.
Non c'è altro tempo da perdere per far sentire la propria voce e dare un
“peso” alla richiesta
Altrimenti, non resta che rassegnarsi all'ennesimo “scippo”.
31 ottobre 2007