L’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO SI OPPONE
ALL'ORDINANZA DEL COMUNE
Non è stata informata prima la Prefettura
Lontano dalle fanfare di Tor di Nona, lontani dalle luci dei riflettori
in stile mediatico veltroniano. Lo stesso giorno dello sgombero in
centro storico andava in scena il flop di via Renzi a Spinaceto..
Mercoledì 10 dicembre: impiegati del terzo dipartimento, polizia
municipale e componenti dell’Ufficio tecnico municipale si recano nei
locali occupati dall’associazione di volontariato Oikos per procedere al
rilascio dei locali.
Un vero peccato che mancasse il permesso della Prefettura.
Sgombero fallito. Ultimo tentativo per uno sfratto decretato con la
determinazione dirigenziale del 26 novembre ’99. A prima vista una delle
situazioni di illegalità che il sindaco ha deciso di combattere lancia
in resta: ma certo a ben guardare distante anni luce da cosucce tipo le
“okkupazioni” in stile Action. Si parla dei locali di primo piano di un
asilo abbandonato che l’Oikos prese in consegna fin dal 1986 per
svolgere un programma di volontariato e servizi sociali per conto del
dodicesimo municipio. Stabile che i responsabili dell’Oikos dichiarano
aver “salvato dal degrado visto che si era trasformato un in riparo per
prostitute e tossicodipendenti”. Illegalità per illegalità, non proprio
tra i rovi più spinosi nella campagna intransigente del Campidoglio.
Senza contare che la procedura è stata messa in atto nonostante un
ricorso dell’Oikos ancora pendente al Tar e un nuovo ricorso contro lo
sgombero dei locali presentato dall’associazione e notificato
all’Avvocatura del Comune lo scorso 2 dicembre.
Se a pensar male si fa peccato, lungi da noi cadere in tentazione. Certo
sorgono due dubbi, che meriterebbero una dirimente risposta.
Punto
primo: per quale motivo non c’è la volontà di mettere in regola una
struttura che esercita una funzione sociale di un certo rilievo?
Punto
secondo:come mai forzare la mano con un’azione di sgombero repentina
senza avvertire neanche la Prefettura?
Dubbi che pesano come
macigni, zavorrati dal fatto che il dodicesimo municipio già lo scorso
anno aveva decretato la regolarizzazione della posizione dei volontari
dell’Oikos invitando gli uffici comunali a predisporre tutti gli atti
idonei allo scopo.
A fine novembre Oikos ha inviato una richiesta
circostanziata all’amministrazione capitolina al fine di riportare la
questione nel recinto normativo costruito dalla disposizione comunale
che regola l’assegnazione a uso sociale di spazi e strutture di
proprietà comunale.
“I locali interessano un’altra associazione per la formazione
professionale di persone disagiate” svela sibillino il segretario
dell’Oikos. Non rivela di più Alfonso D’Ippolito lasciando in sospeso il
sospetto su interessi diversi da quello dalla legittima proprietà
esercitata dal padrone Comune. Ma visto che c’è di mezzo il Tar
sarebbe,forse,stato più utile che il Comune avesse tenuto un profilo
leggermente più basso. Invece niente, almeno a giudicare delle parole
dell’agguerrito D’Ippolito. ”La cosa più grave - spiega il segretario
dell’Oikos - è che il Comune sia entrato nell’edificio rompendo i sigilli
giudiziari. Poi ci condanna per un’occupazione abusiva".
Il Comune ha
solo cercato di avanzare pretesti su lavori abusivi, ordinando infine il
rilascio dei locali per “autotutela amministrativa”. Il che significa
ordinanza di sgombero. Cosa non propriamente ortodossa, almeno a sentire
i legali dell’associazione, poiché intervenuta all’interno di un
procedimento amministrativo che avrebbe richiesto motivazione e tempi
per comunicare le controdeduzioni. Infine c’è il dodicesimo municipio.
Nell’aprile dell’anno scorso emanava una delibera in cui si chiedeva al
Comune di procedere per il mantenimento dell’associazione e invitava
il terzo dipartimento a porre in essere gli atti idonei per
regolamentarne l’occupazione. Niente da fare. E’ così che comincia a
nascere nell’Oikos il sospetto di una congiura politica.”Ci hanno
bloccato tutti i rimborsi spesa per le attività svolte - tuona
D’Ippolito - Avevamo anche vinto un appalto pubblico per operatori nelle
biblioteche, ma senza una sede è tutto inutile."
Vittime o inescusabili
occupanti abusivi?
Agli scranni del Tar l’ardua sentenza.