di Nuria Kanzian (*)
E’ possibile una comunicazione etica? In
generale credo che si possa tendere ad un tipo di comunicazione sociale intesa
come condivisione di un medesimo significato, avvicinandosi cioè ad un agire
dotato di senso.
L’etica di fondo della comunicazione si può riassumere
dicendo "sii veritiero", e si applica a diversi ambiti dell’organizzazione
non profit:
Informazione,
Creazione di una identità riconosciuta e riconoscibile,
RICERCA DI NUOVE ADESIONI AI PROGETTI.
Queste aree non sono fine a se stesse, ma servono alla
realizzazione di progetti comuni, avvalendosi anche della collaborazione di
volontari.
Per realizzare un progetto si passa solitamente attraverso
quattro fasi importanti:
a) ideazione
b) realizzazione
c) divulgazione
d) gestione.
E’ importante ragionare attorno ad un
progetto comune, confrontando le identità ed eliminando preconcetti e
condizionamenti che implicano un’errata conoscenza della diversità. E’
fondamentale perciò accettare e accettarsi, fare nuove esperienze che servono
ad arricchire i nostri processi di pensiero con nuove metodologie decisionali,
ma ci dovrà sempre essere una comunicazione etica di fondo. L’aspetto
relazionale assume una forte preponderanza nel non profit, ed è per questo che
vengono proposti moltissimi corsi di formazione specifica ai gruppi di volontari.
La maggior parte dei lavori offerti dal
"Terzo Settore" non richiede ancora un’alta qualifica, ma un alto
sforzo psicofisico.
Ci sono quasi dieci milioni di cittadini
associati e queste persone hanno sicuramente bisogno di una maggior
professionalità e conoscenza sulle motivazioni etiche di un agire comune.
Le tecniche di comunicazione sono uno
strumento utile a migliorare i meccanismi di trasmissione delle informazioni e
dei parametri di scelta nella determinazione degli obiettivi, ma bisogna anche
dire che esiste una pluralità di definizioni del concetto di comunicazione.
La chiave di comprensione di un universo
così complesso sta nella pluralità di logiche intese come sistema regolativo
che integra l’analisi della comunicazione a livello verbale.
Nel processo comunicativo esistono delle
incoerenze e delle contraddizioni che possono sembrare al primo momento
irrisolvibili senza l’applicazione di un vocabolario e di una sintassi comune.
Allora proviamo a riformulare la domanda
precedente "è possibile una comunicazione etica" e a chiederci
piuttosto se "è possibile una comunicazione".
Io ritengo che una formazione svolta da
docenti idonei e nell’ottica di una formazione permanente possa sicuramente
dare delle soluzioni sull’accessibilità della comunicazione, prerequisito
essenziale per una corretta comunicazione tra i soggetti del volontariato e in
tutta la società civile.
(*) L’intervento è tratto da "Comunicare nel non
profit", ed. Il Battello Stampatore,
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