LETTERA APERTA A TUTTI I GIORNALI

di Vincenzo Fiermonte

 

1.           UTILI RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI SUL MONDO DEL VOLONTARIATO NEL LAZIO E  A ROMA

Un dato di lettura, molto importante, che caratterizza (in positivo), la nostra società, quello legato all’attività di servizio VOLONTARIO nella nostra regione.
Secondo una recente stima, si calcola che nel Lazio siano presenti
634 organizzazioni di Volontariato (di cui 414 solo a Roma). Di esse 359 si dichiarano improntate su una matrice cattolica, e 192 sono costituite da realtà operanti a livello parrocchiale; seguono a ruota i movimenti di volontariato che non rientrano in alcuna associazione di categoria e gli sforzi individuali, di singoli cittadini, che da soli coprono il 26% del servizio messo a disposizione.
Se poi si guarda ai vari bisogni cui dette Organizzazioni si propongono di rispondere, possiamo notare come i più frequenti siano quelli legati al mondo degli
anziani (35% sul totale delle risposte multiple), dei poveri (30%) e malati (29%), senza comunque sottovalutare le necessità degli adolescenti dai 13 ai 17 anni, che anzi stanno assumendo una crescente rilevanza nel campo delle problematiche sociali di questi ultimi anni.

A tali molteplici bisogni il volontariato cerca di rispondere specializzandosi in una gamma di svariate aree di intervento, ciascuna in qualche modo interconnessa con tutte le altre. Fra queste spicca nettamente la disponibilità all’ascolto (quasi il 50% delle risposte multiple fornite), caratteristica del resto imprescindibile ai fini di un servizio pienamente funzionale, all’animazione e all’educazione (38%), nonché all’assistenza morale-religiosa (36%) e ad un’opera capillare di assistenza domiciliare, che con la sua rilevanza del 25% permette di avvicinarsi in modo ancora più radicale ed estremo alla sfera personale. Questi dati positivi acquistano inoltre una valenza ancora maggiore se li si interpreta come frutto degli sforzi concreti compiuti da quanti si dimostrano davvero intenzionati a porsi al servizio di chi sta loro accanto, senza limitarsi a discutere in modo astratto del problema, ma intervenendo di persona a favore di chi ha bisogno, reintegrandolo in una rete sociale di valori riscoperti e di rapporti riallacciati, in cui la personalità di ciascuno possa finalmente essere  recuperata e valorizzata appieno.

Una spinta verso l’altro, dunque, che caratterizza il volontario nel proprio essere responsabile delle sue scelte e della società,  una tensione concreta all’azione che consenta di superare le quotidiane tentazioni dell’individualismo e dell’interesse personale, che é in grado di rimetterci tutti in gioco e in discussione, a ogni livello, compreso l’uomo politico”, al servizio del cittadino, con particolare attenzione alle fasce più deboli.

Dai dati su esposti, si evidenzia una notevole riscoperta dell’importanza dell’uomo, inteso nel senso più ricco e pregnante del termine. In poche parole, l’educazione al servizio.

 

2.           PROBLEMATICHE NELLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA’ SOCIALI, DA PARTE DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO.
 

Le attività svolte da numerose Associazioni  sono ampie e complesse e prevedono dinamiche relazionali particolarmente difficili da gestire. Ogni giorno esse si confrontano con persone con disagio conclamato e gli interventi-tampone risultano, come ovvio, non risolutivi, defatiganti e, a volte, privi delle necessarie prospettive . Solo un impegno responsabile di chi crede nell’impegno attivo e responsabile, porta a risposte, a volte esaustive e complete, qualora si attivano collaborazioni e sinergie significative, necessarie queste, per dare delle risposte sufficientemente, significative, alla “persona” in stato di vero bisogno. (Anziani soli ed in stato di abbandono, disabili e loro famiglie, privi dei necessari aiuti e sostegni alla famiglia, minori in stato di abbandono, ragazze madri sole e vittime di violenza, mancanza di alloggio, mancanza di concrete strutture di accoglienza, capaci di ridare la giusta dignità, a coloro che vengono accolti, anche per lunghi periodi, giovani sbandati e senza riferimenti sociali, nessun sostegno alla famiglia e alle giovani madri sole, tossicodipendenti, alcolisti, malati di HIV, immigrati, malati terminali ecc).

Oggi assistiamo impotenti, ad una carenza manifesta, di una cultura matura della solidarietà e della cittadinanza attiva, con inevitabili conseguenze sulla disponibilità all’azione di volontariato, peraltro necessaria per molte categorie prima accennate, che senza l’azione volontaria, rischiano in ogni momento la loro sopravvivenza.

Altro aspetto critico è quello relativo alla carenza di co-progettazione tra pubblico e privato sociale delle iniziative e degli interventi sociali con la conseguente parcellizzazione della capacità di lettura dei bisogni territoriali e di risposta.

Quanto sopra esposto, è anche frutto della madornale disattenzione, che molto speso oggi ingenera false aspettative e complesse accettazioni dell’essere volontariato, al punto che lo stesso trova difficoltà ad operare “liberamente” con le aspettative che gli sono proprie e connaturali, senza rischi di strumentalizzazione.

Cosa ancor più grave, è oggi, la complessa giungla delle normative di settore e la prospettiva di ridisegnare l’attualizzazione delle applicazioni della normativa sulla “gratuità” voluta dal legislatore, modificandola e sfruttandola per fini lucrativi, svilendone così il contenuto (Legge 266/91).

a) La nuova articolazione della Costituzione della Repubblica Italiana - Art 118

 " Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscano l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà " e Inoltre

” Il volontariato è la più diretta realizzazione del principio di solidarietà sociale, per il quale la persona è chiamata ad agire non per calcolo utilitaristico o per imposizione di un’autorità,  ma per libera e spontanea espressione della profonda socialità che caratterizza la persona stessa."

" Si tratta di un principio che, comportando l’originaria connotazione dell’uomo uti socius, è posto dalla Costituzione tra i valori fondanti dell’ordinamento giuridico, tanto da essere solennemente riconosciuto e garantito, insieme ai diritti inviolabili dell’uomo, dall’art. 2 della Carta costituzionale come base della convivenza sociale normativamente prefigurata dal Costituente…”
(Sentenza della Corte Costituzionale n° 75 del 28/02/92)
 

“Il volontariato è un fenomeno popolare, di coscienza, di valori interiori, necessariamente radicato nel territorio in cui si manifesta per captare i bisogni e amplificarne la voce. La sua dimensione è locale, non nasce a Roma, né tanto meno al Campidoglio o presso i vari Municipi  o a Palazzo Chigi.

Esso nasce sotto le torri dei rioni, nei quartieri dei comuni e ne interpreta le legittime esigenze; si moltiplica sul territorio in maniera spontanea e non controllabile. Esso è come la pioggia: ogni goccia fa il suo cerchio, ma dopo un attimo, il cerchio di ogni goccia si è saldato con quello di un’altra….e le gocce di pioggia non le ha mai contate nessuno.”

 

3.      MANCANZA DI IMPEGNO ASSOLUTO, DI INCENTIVAZIONE E DI  SOSTEGNO  DA PARTE DELLE ISTITUZIONI AL MONDO DEL VOLONTARIATO,

Continuiamo ad assistere, a volte impotenti, al balzello delle competenze amministrative  e  alla mancanza di sostegno civile e democratico, da parte delle Istituzioni pubbliche, senza nessuno escludere, salvo particolari e sporadiche eccezioni, al mondo del VOLONTARIATO. Prova ne è, anche la tardiva applicazione della innovativa legge n° 142 del 1990, la quale chiamava alla responsabilità applicativa, la classe dirigente istituzionale, nonché il mondo politico e  in particolar modo le amministrazioni comunali, nonché i cittadini, ad esercitare una nuova ed effettiva partecipazione, con l’intento di rivitalizzare la democrazia comunale, offerta frequentemente in appalto ad una ristretta minoranza di addetti ai lavori, non sempre disinteressati ed attenti al bene comune.

All’interno di questo processo riteniamo che solo un’attenta politica, nonché un’attenta applicazione dei principi della reale “polis” esercitata dai partiti; ai quali spetta il compito di rappresentare significativamente istanze, tensioni e valori alti della società civile, ricomponendoli in progetti di solidarietà sociale ed economica, può portare a un reale cambiamento della classe politica, anche attraverso una reale partecipazione del cittadino, finora avulso ed estraneo al processo di partecipazione alla cosa pubblica.

Gli art.6, 7 e 8 della legge 142, infatti, riguardano, in modo particolare e determinante, una fattiva, reale ed effettiva esigibilità dei diritti di partecipazione dei cittadini nella Pubblica amministrazione. E, a questo punto, sorge spontanea la domanda, ” ma a che punto siamo?, Percepiamo una fattiva partecipazione?, i cittadini, quanto sono presenti o  esercitano tale partecipazione nelle istituzioni?, e le Istituzioni, quanto permettono e/o sono interessate alla partecipazione dei cittadini, nella cosa pubblica?, cosa ne sappiamo di cittadinanza attiva?."

Riflessione:

In particolare  “..i cittadini, singoli o associati, hanno diritto ad accedere agli atti amministrativi; di avere copia degli atti che li riguardano;; diritto di essere informati sullo stato degli atti e delle procedure a loro riferite”. Ma cosa altrettanto importante ed impegnativa è ciò che viene previsto nell’art.6 che cita  ”I comuni valorizzino le libere forme associative e promuovano organismi di partecipazione all’amministrazione”  come definito peraltro dall’apposito statuto.

 

4.      INAPPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’ E MANCANZA  DI SOSTEGNO E   INCENTIVAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO NELLA REGIONE LAZIO

Comune di Roma

Da una recente indagine, presso il V° Dipartimento del Comune di Roma, ed  a seguito di una riunione presso lo stesso, da più di sei  anni il V° Dipartimento non sostiene più il Volontariato, ne con specifici progetti ne con incentivi e proposte innovative,  causando un evidente danno sociale a chi opera con infaticabile impegno personale e gratuito, a tutto vantaggio delle cooperative sociali, le quali già  godono di ampi sostegni per le loro attività.  Tutto questo contrariamente a quanto avveniva  alla precedente amministrazione, ove ogni anno venivano predisposti specifici percorsi progettuali  nei cinque settori ove il volontariato opera ed è appositamente iscritto all’Albo Regionale. ,

Da quanto, inoltre, è stato accennato dalla Dott.ssa Francesca Marchetti del V°Dipartimento, (affermazione che riteniamo grave e denunciamo con forza), gli incentivi e le risorse per il sostegno al volontariato sono state  date  in gestione al Dipartimento dei Lavori Pubblici del comune di Roma. A tale affermazione, ovviamente da approfondire, occorre porre ogni azione di contrasto e di riaffermazione del principio di sostenibilità del Volontariato da parte del Comune di Roma.

Cosa ancor più grave, come risulta da un’indagine del 2004, effettuato dalla Regione Lazio, i Municipi, attivano Convenzioni (legge 266/91), con  Associazioni non Iscritte all’Albo Regionale, causando un notevole danno alle 700 associazioni iscritte regolarmente, che hanno l’obbligo sia della rendicontazione annuale e sia dell’obbligo di legge, dell’assicurazione sulla vita, vanificando inoltre il principio, ormai sancito, che obbliga le Istituzioni a concedere aiuti su progetti, alle sole associazioni Iscritte in appositi albi e con almeno 12 mesi di attività, garantendo almeno il minimo principio di organizzazione retta da principi di trasparenza e democraticità, consolidando almeno un minimo di formazione obbligatoria, per ogni settore. Si assiste quindi, ad una mancanza di uso serio  del principio di trasparenza ed affidabilità delle associazioni, che se ancora non iscritte, non sono verificabili i loro principi organizzativi e formativi, nel pieno rispetto delle leggi.
 

 a)  Sostegno  alle associazioni che concedono residenza ai "senza fissa dimora" 

E’  anche da rappresentare, la mancanza di sostegno alle circa 21 associazioni, che sin dal 94 danno il sostegno a migliaia di  "senza fissa dimora" . Anche esse non vengono più ascoltate e sostenute, per il solo motivo che, da circa un anno, è stato predisposto un indirizzo convenzionale e del tutto fittizio, denominato Via Modesta Valenti. Detto indirizzo, non solo non viene accettato dalle questure, ma non raccoglie  dietro di esso  “persone” fisiche che in ogni momento sono presenti, ascoltano e sostengono le numerose vicissitudini e situazioni di disagio conclamato, che ogni richiedente la residenza, ovviamente porta con se.
Le predette associazioni non sono sostenute neanche con progetti a loro sostegno e nonostante che vi sia una apposita delibera al riguardo, che le ha di fatto accreditate a svolgere questo importante lavoro a sostegno delle persone in disagio. Il loro infaticabile impegno è assolutamente anonimo e non gode di alcuna inutile pubblicità, nel portale del Dipartimento V°.
Molte hanno dovuto desistere dall’impegno, a causa delle ingerenze delle Autorità di P.S.. Non esiste una normativa unica per la gestione dei casi, 8cosa che alcune associazioni hanno definito a livello Municipale, a tutto svantaggio di molti utenti9. Cosa utile, discussa alcuni anni fa, ma mai attuata, il diretto accesso, con evidente password, all’anagrafico comunale e, per i casi conclamati di violenza o casi di usura (come avviene in altri Comuni), non rendere accessibile da parte di terzi, la residenza. Al momento attuale le associazioni, sono soggette a continue vessazioni e/o minacce da parte dei possibili persecutori. Ovviamente, tutto ciò, in accordo con i Servizi Sociali dei vari Municipi.


Provincia di Roma

 La Provincia di Roma, nonostante fu la prima a predisporre la Consulta del Volontariato nell’anno 1993, anche con l’apporto del Mo.V.I. Provinciale,  a tutt’oggi, ne ignora l’esistenza, non promuove iniziative utili al raccordo ed all’incentivazione del Volontariato, non convocando alcuna riunione in tal senso e non incentivando le varie Organizzazioni di Volontariato con progetti ad essa riferiti, predisponendo apposito albo, in accordo con la Regione.

L’Assessorato al Sociale, non ha attuato alcun incentivo o forme di sostegno al VOLONTARIATO, predisponendo appositi percorsi e forme di incentivazione su specifici progetti, nonostante abbia, in sede di campagna elettorale, consultato le stesse, per eventuali impegni di promozione.
Non esiste alcun riferimento nel sito della Provincia di Roma.

La Provincia di Roma, nel proprio Statuto (come previsto  in altre Province che hanno attuato la legge 142/90, nonché la legge 225 del 92 e legge 112 del 98, del Servizio Nazionale di Protezione Civile), non ha minimamente previsto interventi di responsabilità e di coordinamento dell’area metropolitana, per quanto attiene la Protezione Civile.


Regione Lazio
 

a) Accreditamento delle associazioni di volontariato - Convenzioni 

Le associazioni di volontariato, scontano anche una difficoltà, presso le amministrazioni locali, le quali lamentano ancora problemi enormi e frustranti, nei rapporti con gli stessi e alla partecipazione a vari progetti, aggravati da assurdi incomprensioni ed anacronismi, che non debbono vedere conflitti tra cooperative e volontariato. Le associazioni hanno altri valori ed altre leggi, che prevedono percorsi diversi e riconoscimenti diversi. Per le associazioni sono previste solo convenzioni specifiche e per specifiche attività e/o servizi leggeri, come  previsto dalle leggi 266/91 e L.R. 29/93.

Come già suaccennato, dobbiamo denunciare, che in base ad un recente rilevamento Regionale, molti Enti locali ed in particolare i  Municipi, affidano attività e convenzioni, in modo illegale e personale (in disaccordo con le leggi citate e per circa il 60%), ad associazioni non iscritte all’Albo Regionale, a tutto danno di chi è in regola con le iscrizione, assolvendo agli obblighi di legge.

Condizione questa, irrinunciabile per l’affidamento di attività specifiche, cosiddette “leggere” alle quali le stesse sono riconosciute. E’ pertanto auspicabile un intervento chiarificatore, nonché opportune direttive in merito, anche in ordine “all’accreditamento” specifico, presso il Comune di Roma, il quale lo richiede per prestazioni non confacenti al volontariato, come sopra espresso..

 
b) Aggiornamento legge regionale sul volontariato (LR 29/93)

E’ giunto il momento di aggiornare la legge Regionale sul volontariato, rendendola più adeguata al momento, e più attenta alle nuove leggi Nazionali, come la Legge 328, che oggi deve vedere in modo diverso e partecipato, il mondo del volontariato e per una SUSSIDIARIETA’ effettiva e rispettosa di ogni cittadino. A tal proposito segnaliamo che la Regione Emilia Romagna, la quale ha già anticipato e adeguato i rapporti innovativi con il volontariato ed il terzo settore, nel pieno rispetto delle leggi, inserendo specifici interventi di armonizzazione, sugli interventi su esposti.

 
c) Sostegno alle organizzazioni di volontariato che svolgono specifiche prestazioni nonchè interventi di protezione civile. 

Allo stato attuale, la Regione Lazio, chiamata a legiferare, a normare ed armonizzare, gli interventi delle varie associazioni, non ha svolto un efficace controllo ed intervento chiarificatore, utile e necessario, per il mondo del volontariato.

Altro nodo, è la mancanza di un unico intervento normativo e/o trattamento per tutte le associazioni di Protezione Civile, sia per le dotazioni di attrezzature e sia per i mezzi ed uniformi adeguate, per lo svolgimento delle azioni ed interventi in caso di calamità,  anche nella specifica partecipazione, a specifici interventi di Protezione Civile, obbligando quindi i Comuni, i Municipi, anche attraverso il coordinamento della Provincia (come esperienza specifica di altre Province a livello nazionale), a predisporre specifici interventi sui rispettivi piani sociali di zona, di interventi di Protezione Civile, sia in prevenzione e formazione coordinata con ogni forza di intervento e sia come interventi in caso di calamità, estendendo tale partecipazione, coinvolgendo le varie scuole.

Si richiede che ogni associazione iscritta, senza azioni di favore, sia dotata dei mezzi citati, anche in base alle specifiche capacità dimostrate e verificate, e che i mezzi siano sempre di proprietà della Regione, Provincia ecc. e che le associazioni accreditate, possano usufruirne, nel rispetto di norme specifiche, avendo anche possibilità di mantenerle efficienti, per ogni calamità e necessità operativa.

Ancora ricordiamo, una recente  fornitura di tute antincendio non a norma.

d) Formazione

Si richiede il rispetto e l’obbligo, come previsto dalle leggi citate, della formazione specifica, utilizzando i fondi Regionali, previsti e mai utilizzati, per le associazioni ed i singoli volontari, con specifiche verifiche attuative di riferimento, unificando le specifiche nozioni ed azioni formative, eventualmente predisponendo un polo formativo, obbligatorio, come anche obbligare ogni associazione, a predisporre azioni di verifica attitudinali e psicologiche di ogni volontario che intende svolgere attività di Protezione Civile.


e) Creazione di un tavolo di concertazione permanete e di una consulta di protezione civile - previsione e preparazione specifici piani di emergenza.

Si richiede la costituzione, di una consulta specifica di Protezione Civile, nonché un tavolo di concertazione locale, per prevenire calamità e partecipazione a grandi eventi, nonché preparazione ed aggiornamento specifico di piani d’emergenza, Regionali, Provinciali e locali, dando mandato alla Provincia.

Tali piani, non sono stati mai predisposti e concordati, come previsto dalla legge, con tutti gli enti previsti, comprese le scuole. Una particolare attenzione va posta al coordinamento romano, che non ha mai visto e pensato ad un lavoro sinergico tra la periferia ed il centro e le Istituzioni Provinciali. Ogni Municipio, va in ordine sparso e nulla fa  per coordinare gli eventi. A tal proposito, potrebbe anche essere concertato, un unico punto di coordinamento, anche per non disperdere le forze e dare un segnale di vera democrazia e con un notevole risparmio di energie e denaro pubblico, come avviene in altre Regioni. Possono cosi essere messe a disposizione  risorse, esperienze e superare così, inutili doppioni, cause di molte difformità ed equivoci, a tutto discapito dell’efficienza e dell’efficacia di ogni intervento, soprattutto in questi tempi.


f) Applicazione dei principi della legge 328  


L’applicazione di tale concetto partecipativo, è ora compreso e ampiamente trattato, nella innovativa legge Nazionale “328”, che vede per la prima volta un rapporto paritario e delle responsabilità “orizzontali”, da cogestire insieme alle istituzioni locali.

Andrebbe valorizzato ed ampliato, il concetto di partecipazione attiva, tra pubblico e privato, utilizzando ogni approccio trasversale, utile e necessario, per una fattiva collaborazione. Cosa che, allo stato attuale, è lungi dall’essere attuata. 

L’attuazione della legge è ampiamente avversata e non accolta in modo omogeneo presso i vari Municipi, che in alternativa la applicano a loro discrezione e non la rendono partecipata o addirittura inattuata.

E’ altresì auspicabile che ogni istituzione  instauri ed apra dei tavoli di concertazione per l’aiuto ed il sostegno al mondo del volontariato e per il sostegno delle Associazioni stesse, valorizzando ed applicando al massimo i principi dell’articolo 118 della Costituzione. In altre parole il Comune dia esempio e si renda artefice di un nuovo corso di vera “Cittadinanza Attiva” e di copartecopazione al bene comune.
 

6.      CHIAREZZA E COLLABORAZIONE NEL COSIDDETTO TERZO SETTORE


Va recuperata e chiarita la profonda lacerazione tra volontariato effettivo e partecipato, a quello inserito in un contesto di cooperazione. Entrambi appartengono sì al cosiddetto “terzo settore”, ma mentre l’uno svolge la propria azione con modalità gratuita e spontanea, nell’altro permane una giusta connotazione di impiego utilitaristico dovuta dalla sua connotazione di impresa, anche con l’utilizzo, a volte, del volontariato. (Una ricerca effettuata per un Progetto EQUAL, a Roma e Provincia, effettuata dal Mo.V.I., ha evidenziato una notevole distanza, (più che in altre Regioni ove la collaborazione con il volontariato è più ampia), tra il volontariato e la cooperazione, a avantaggio tutto degli utenti.

La politica poi, deve essere intesa come autogoverno della comunità, e il luogo dove il principio di responsabilità va vissuto ed esercitato da ciascuno, per il ruolo che riveste e per l’influenza che le sue scelte determinano sulla comunità locale e mondiale. In questo senso assume rilevanza la dimensione etica dei comportamenti di cittadini, associazioni e politici, quando siano soggetti attivi delle scelte compiute.

La politica, anche a livello di enti locali appare talvolta lontana, staccata dal fluire della società civile, che non si sente interpretata da amministratori che fanno dell’attività politica stessa una professione, con regole che sfuggono alla conoscenza e al controllo comune.

Vanno recepite le fondamentali idee che la costruzione del bene comune, deve passare essenzialmente attraverso una continua opera di formazione: che deve avvenire a tutti i livelli e su grandi temi planetari (la pace, la salvaguardia del creato, lo sviluppo integrale dei popoli, la giustizia sociale).

Lavorare quindi su tali direttrici, dando la possibilità di una presenza ampia e partecipata, potrà finalmente essere un momento di vera democrazia, gestita in modo congiunto e reale.

Ampia aspettativa viene quindi riposta nella reale partecipazione alla vita sociale, utilizzando gli appositi tavoli di concertazione, utilizzati dalla recente legge “328”, come un effettivo e corretto rapporto tra cittadini, espressioni di essi e istituzioni, consapevoli che solo trovando insieme le giuste soluzioni, si avrà una significativa risposta ai bisogni reali della cittadinanza, compiendo quell’atto dovuto di vera giustizia sociale.

 
Attendiamo, quindi un impegno maggiore, sui temi scottanti su espressi, auspicando quella attenzione dovuta, al mondo del volontariato.  Noi, esponenti del Mo.V.I. (Movimento di Volontariato Italiano), rivendichiamo la rappresentanza, insieme ad altre realtà territoriali e a quanti si impegnano con gratuità, ogni giorno, nei confronti di tanti disagiati, al sostegno ed allo sviluppo concreto del Volontariato, presente nel grande contenitore che è il Terzo Settore. I Centri di Servizio, rappresentano solo la parte operativa tesa al sostegno, all’aiuto ed all’autonomia del volontariato.
In tale azione il Mo.V.I., intende operare, mettendo in campo azioni ed attività progettuali a sostegno ed alla riscoperta del volontariato, a Roma e Provincia, in collaborazione con altre realtà e movimenti Nazionali, ANPAS e MISERICORDIE.

 
Vincenzo Fiermonte

 *Presidente Mo.V.I. Provincia di Roma
*Presidente Associazione Camminare Insieme Roma
* Consigliere Centro Servizio al Volontariato SPES


 

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