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Servizio civile: la nuova legge

 

La notizia dell’approvazione, da parte del Parlamento, in data 14 febbraio 2001, della legge sul Servizio civile nazionale, è stata recepita dall’opinione pubblica più attenta e soprattutto dal volontariato, dal Terzo settore e dai movimenti impegnati nell’obiezione di coscienza, come una "buona notizia".
"Buona notizia" anzitutto perché incoraggia la logica della solidarietà, della socialità e della reciproca responsabilizzazione, tutte espressioni particolarmente importanti, in un momento storico, qual è il nostro, contrassegnato da fatti sconcertanti e di segno opposto.
"Buona notizia" anche in rapporto alla lunga battaglia civile sviluppatasi in Italia negli ultimi trent’anni per ottenere prima il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, poi la pari dignità degli obiettori rispetto ai militari di leva, infine l’autonomia gestionale del servizio civile nei confronti dell’appartato militare. Si è trattato di una lunga stagione di conflittualità, tra le associazioni di obiettori e degli enti che ne organizzavano il servizio civile, e l’apparato militare indisponibile a perdere una "fetta di potere"; una stagione popolata di sentenze della Corte Costituzionale e di interpretazioni sfuggenti degli organi burocratici.
"Buona notizia" anche per quanti – Caritas, associazioni di volontariato, ecc. – avevano avanzato da un trentennio l’idea di aprire l’opportunità di servizio civile alle donne e agli uomini non riconosciuti idonei al servizio militare, e l’avevano concretizzata attraverso l’Anno di volontariato sociale, una sperimentazione coraggiosa, realizzata da un numero significativo di ragazze, all’insegna della totale gratuità, e nella privazione di qualsiasi protezione giuridica.

Cinque piste per costruire solidarietà

Gli elementi di valore di questa "buona notizia" sono essenzialmente racchiusi nelle cinque finalità nuova legge.
In merito alla prima, la legge sancisce una piccola rivoluzione culturale, spostando l’idea di patria dal territorio materiale alla popolazione che vi abita, e l’idea di difesa dal solo rischio di aggressione armata ad altri pericoli molto più ampi e articolati: il degrado della democrazia, la maggiore esposizione delle fasce deboli alla povertà e all’esclusione sociale, il deterioramento dell’ambiente e del patrimonio artistico.
La seconda finalità prevista dalla legge è di "favorire la realizzazione dei principi costituzione di solidarietà sociale". La solidarietà è possibile se esiste la coscienza dell’appartenenza alla comunità civile, della interdipendenza e di ciascuno, rispetto al bene comune: queste caratteristiche, oggi sono fortemente incrinate.
I sintomi di questo indebolimento sono rintracciabili nel crescente assenteismo di fronte agli appuntamenti elettorali, nel costume diffuso dell’evasione fiscale, nella crescita di particolarismi e localismi a danno della visione più ampia del bene comune, nella deresponsabilizzazione di fronte a chi soffre, a chi viene aggredito.
La terza finalità è la "tutela dei diritti sociali" e "l’educazione alla pace" fra i popoli. Si tratta di due obiettivi che esigono un salto qualitativo nella visione della solidarietà e della cooperazione internazionale. Anzitutto l’impegno per la tutela dei diritti spinge l’attenzione verso un superamento della solidarietà concepita come assistenzialismo. Il vero aiuto ai poveri consiste nell’aiutarli ad uscire dallo stato di dipendenza e di povertà e a recuperare la coscienza dei propri diritti. Il nuovo servizio nazionale deve proiettarsi in questa prospettiva di uguaglianza dei cittadini e di giustizia sociale.
A livello internazionale, il sevizio civile è chiamato a costruire la pace. Uno degli spazi di servizio esplicitamente indicato dalla legge, consiste nel ricucire i rapporti tra popolazioni diverse o tra fazioni contrapposte della medesima popolazione, nei momenti di crisi. Si riconosce che non bastano le forze militari di interposizione: queste possono servire forse ad impedire i conflitti e le uccisioni, ma per costruire la pace ci vogliono operatori di pace, preparati ad hoc.
La legge passa poi a ricordare l’impegno di "salvaguardia e tutela del patrimonio ambientale, artistico, culturale" e l’intervento della protezione civile. Si tratta di un ambito nel quale vengono denunciate sempre più frequentemente le carenze dello Stato, ma insieme anche le lacune legate al disinteresse della popolazione. Moltissime emergenze (alluvioni, crolli…) affondano le loro radici nell’incuria, nella violazione delle leggi urbanistiche, nella carenza di amore per la natura. Qui si apre uno spazio splendido per il lavoro dei volontari, che dovrà concentrarsi sempre più nell’educazione, nell’informazione e nella prevenzione.
Infine la legge parla di "formazione civica, sociale, culturale, professionale" dei giovani volontari. Questa finalità è forse la principale tra quelle enumerate. I primi beneficiari del servizio nazionale saranno proprio i giovani che vi accederanno. Per molti di loro il servizio sarà forse il primo impatto reale con i problemi quotidiani della gente e soprattutto della povera gente: la malattia, l’abbandono della vecchiaia, le dipendenze di varia natura, la privazione della casa e dei beni essenziali. E nel contatto con l’umanità marginale, essi saranno aiutati forse a rivedere uno stile di vita consumistico e si abitueranno a capire che l’interessarsi del prossimo è un problema di civiltà e normale cittadinanza, non già eroismo.

Completare l’opera iniziata

Le prospettive sopra ricordate diverranno opportunità realmente accessibili ai cittadini solo dopo l’emanazione di una serie di decreti legislativi che dovranno essere emanati dal Governo entro 12 mesi.
Sui soggetti la legge afferma che il servizio nazionale riguarda "uomini e donne, sulla base di requisiti oggettivi e non discriminatori". Si tratta di un principio importante ma generico. Si dovranno definire l’età dei volontari; la cittadinanza. Solo cittadini italiani, europei o anche extra comunitari? Solo nuovi volontari o anche coloro che hanno già svolto il servizio militare o il servizio come obiettori?
Numerosi problemi sorgono anche circa le modalità di accesso. Ad es. a chi rivolgere le domande, all’Agenzia nazionale, ad un organo regionale o al Comune? Entro quali termini le domande dovranno essere accolte e per quali motivi potranno essere respinte? Chi deciderà il tetto massimo da accogliere? E nel caso in cui la domanda fosse respinta, c’è possibilità di ricorso e a chi? Un particolare ripetutamente emerso nell’esperienza degli obiettori, è il rispetto dell’area vocazionale: anche questo un problema da disciplinare onde evitare conflitti.
Un terzo punto che il Governo deve regolare riguarda la durata del servizio. La legge si limita a dare dei criteri generali e parla di "funzionalità e adeguatezza della durata nei diversi settori d’impiego, nel rispetto del criterio dell’utilità sociale del servizio civile". È possibile che la funzionalità di un certo settore esiga un periodo più lungo di altri e una preparazione specifica. I decreti del Governo dovranno definire i tempi di durata del servizio, la formazione richiesta, gli organismi competenti per la formazione, i contenuti e anche i criteri per misurare l’utilità sociale del servizio prestato.
Infine c’è il problema del trattamento giuridico ed economica. La proposta di legge, preparata dalla Fondazione Zancan e offerta ai parlamentari il 12 gennaio 2000, proponeva emolumenti pari al reddito minimo d’inserimento. Dovranno essere definiti dal Governo: la disciplina del rapporto di lavoro tra il soggetto e l’Ente pubblico o privato; il compenso che renda il servizio appetibile e non discriminatorio; la valorizzazione del servizio agli effetti del trattamento previdenziale e come punteggio in vista di concorsi pubblici; l’assicurazione sanitaria; la compatibilità o incompatibilità del servizio civile con altre occupazioni ecc.
Un problema si pone nell’immediato: quale Governo dovrà emanare questi decreti? C’è solo da augurarsi che quello che uscirà dalle prossime elezioni abbia la sensibilità sufficiente per portare a maturazione una scelta che, a noi sembra, potrà aiutare i giovani e la società tutta a sviluppare una nuova solidarietà.

di Giuseppe Pasini

Fonte: "La Rivista del Volontariato" n.3, marzo 2001

 

 

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