Care amiche ed amici,
sono molto felice di aprire i lavori di questa III Conferenza
del Volontariato avendo accanto a me Rosa Russo Iervolino. A lei
va il saluto e lapplauso affettuoso di noi tutti. Rosa è
innanzitutto, per me, una cara amica. Voi più di tutti avete
avuto modo di conoscerla e di apprezzarla per essere stata
lautrice della legge 266 che ha segnato uno spartiacque nel
rapporto tra volontariato e istituzioni e per essere stata
promotrice della I Conferenza del Volontariato. Più in generale
per aver animato quella importante stagione per le politiche
sociali che ha visto la nascita di leggi importanti, come la
legge 104 per lintegrazione delle persone disabili; per
essere rimasta profondamente legata al volontariato quando ha
affrontato temi scottanti come l'immigrazione.
Voglio utilizzare questa occasione per stipulare con lei,
davanti a voi, un patto di ferro: lavorare insieme producendo
forti sinergie, sui temi dellimmigrazione,
dellinfanzia, della difesa dei più deboli. Su un tema in
particolare, Rosa, ti propongo di impegnarci insieme fortemente -
e so che tu sarai daccordo: nel cercare di colpire quel
fenomeno infame che è la tratta delle donne e la prostituzione
forzata, per dare una mano ad alcune di quelle donne e aiutarle a
ritrovare la loro libertà e dignità. Sappiamo entrambe che su
temi come questi possiamo contare sulle proposte e
sullazione del volontariato.
Voglio poi dire grazie alla Regione Umbria, e in particolare
allassessore Marina Sereni, grazie al Sindaco di questa
città, per aver reso possibile questo appuntamento.
Care amiche, cari amici
grazie a voi per essere qui,
per aver accettato di partecipare ai lavori di questa III
Conferenza Nazionale del Volontariato.
Si tratta di un appuntamento, previsto dalla legge 266, che è
diventato importante sia per il mondo del volontariato che per il
Governo e le istituzioni.
Questa III Conferenza riveste un significato particolare:
perché si colloca in un momento di crescita e trasformazione del
volontariato, anzi dei volontariati; perché al volontariato la
società e le istituzioni rivolgono attenzioni e domande sempre
più impegnative; perché la nostra società ed il nostro mondo
sono attraversati da problemi duri e difficili.
Voglio ringraziare i componenti dellOsservatorio del
Volontariato che di fatto hanno diretto e gestito la preparazione
della Conferenza avvalendosi della costante, tenace e competente
regia di Lea Battistoni e del suo Ufficio.
Voglio esprimere qui il mio particolare apprezzamento per il
Documento di base della Conferenza, per la scelta di tenere le
conferenze regionali, per il 1° Rapporto sul volontariato ed i
contributi di analisi e riflessione che ci sono pervenuti.
Care amiche ed amici, grazie per ciò che siete e ciò che
fate ogni giorno. Voi rappresentate quei tre milioni e
seicentomila cittadini, il 7,3% della popolazione italiana, che
dedicano molto, o anche solo un poco, del proprio tempo agli
altri. Siete donne e uomini che mettono a disposizione degli
altri la loro umanità attraverso un lavoro concreto.
Quel lavoro di cura e presa in carico dellaltro che non
solo ha aiutato tantissime persone a vivere meglio o a ritrovare
il senso della vita, ma che si sta anche rivelando un prezioso
contributo per rafforzare la coesione sociale e trasformare la
nostra società.
Cura e presa in carico dellaltro, le categorie fondative
del vostro essere e del vostro agire, mostrano di essere sempre
di più categorie preziose per far crescere un etica pubblica
condivisa ed una responsabilità pubblica verso la promozione
della giustizia dell'inclusione sociale.
Se non ci fosse il volontariato il nostro Paese sarebbe più
ingiusto e più inefficiente.
Abbiamo imparato ad incontrare i volontari e le volontarie nei
momenti di tragedia del nostro Paese. Quando cè il
terremoto, come quello che ha colpito questa bellissima Regione o
quando la frantumazione della montagna travolge, come a Sarno, la
gente, le case, la vita quotidiana di uomini e donne.
Sono stati i volontari a capire prima di tutti, prima dei
governi, il dramma della Bosnia e sono stati loro a partire per
primi, a rischio della loro vita. Li abbiamo visti accanto agli
albanesi, ai kossovari ed ai curdi sbarcati sulle nostre coste.
Ci siamo abituati ad incontrare i volontari nelle incombenze,
nelle difficoltà e nelle sofferenze della vita di tutti i
giorni.
Il volontariato è cresciuto in questi ultimi anni, si è
arricchito di esperienze e di conoscenze, ha acquistato sempre
più importanza.
Penso che compito fondamentale di questa Conferenza sia fare
un bilancio di questa crescita, fissare il senso della sua
evoluzione e definire insieme il tragitto futuro.
Il documento preparatorio di questa Conferenza ed il I°
Rapporto, costituiscono a tal fine uno strumento prezioso.
Da molti anni ormai il volontariato pratica una duplice
dimensione:
caritativa e politica. Vale a dire: aiuta chi ne ha bisogno,
ma insieme si impegna a mutare le situazioni che generano il
bisogno e la povertà.
In questo percorso il volontariato si è diffuso,
differenziato, impegnato in nuovi campi. Per questo, perché
riconoscere le differenze è opera di verità che aiuta il
dialogo, è utile ricorrere alle distinzioni e parlare al
plurale, di volontariati.
Bisogna infatti distinguere tra:
- i volontari e le organizzazioni di volontariato;
- le organizzazioni a prevalenza di volontariato e il
volontariato che agisce nelle organizzazioni del III° settore;
- i gruppi informali che agiscono a livello di quartiere e le
piccole comunità (che, non bisogna dimenticare, costituiscono il
40% delle associazioni di volontariato) e le associazioni
volontarie e le organizzazioni di volontariato iscritte ad albi e
registri pubblici che spesso si coordinano in rete.
In questi anni i volontari non solo hanno consolidato la loro
funzione di soggetti attivi e promotori della cittadinanza, ma si
sono cimentati m nuove sfide.
Volontari ed associazioni di volontariato sono diventati i
partner di attività del no-profit e dellimpresa sociale.
Questa scelta ha consentito a volontari ed organizzazioni di
volontariato di diventare attori dello sviluppo economico e
sociale. Essi hanno svolto limportante funzione di
rappresentare nuovi bisogni e sono riusciti a trasformare alcune
fasce di cittadini assistiti e marginali in produttori di
servizi. attivando altresì modalità innovative di gestione
degli stessi.
Lazione volontaria, inoltre, si è dislocata su nuovi
terreni, tante volte trascurati e lasciati fuori dagli stessi
registri regionali, come lazione di tutela dei diritti
umani. sociali e politici, lazione di promozione della
partecipazione soprattutto attraverso iniziative di sostegno alla
formazione e alleducazione permanente, lazione di
controllo sulloperato dei soggetti pubblici, lazione
di sensibilizzazione civica. etc.
Tante associazioni ed organizzazioni, abbiamo detto, scelgono
il rapporto con le istituzioni, si mettono in rete, ma tante
altre scelgono un lavoro informale e sommerso.
Si tratta allora di individuare, al di là delle leggi
esistenti, una modalità di rapporto con tutto questo mondo
informale che ha scarsa visibilità e contrattualità, ma che
esprime una grande ricchezza di impegno e contenuti.
Io credo che i nodi che il volontariato deve sciogliere siano
soprattutto questi:
-se e come continuare a essere parte delleconomia
sociale e del no-profit;
-come riconoscere la pluralità dei campi di intervento e
individuare quelli che nel futuro saranno strategici per
rendere più efficace il proprio impegno;
-come costruire reti nazionali e insieme dialogare ed
essere di sostegno allazione micro, informale,
sommersa, che tale vuole rimanere.
_________
Crescente è poi il ruolo che il volontariato ed il no-profit
hanno assunto nella politica, diventando punto di riferimento e
interlocutori nelle scelte sociali fondamentali.
Non a caso molti politici e parlamentari si sono impegnati
nellazione legislativa per realizzare normative in sostegno
a tutto il mondo no profit.
In questa direzione, consentitemi di ricordarlo qui, si è
adoperato significativamente il Governo Prodi, con un particolare
impegno personale del suo Presidente nel promuovere prassi
efficaci di riconoscimento ed interlocuzione e nel realizzare
provvedimenti a sostegno del no-profit. Come, del resto, indica
chiaramente la legge finanziaria che sta per essere approvata.
_________
In questo contesto, ed al di là delle differenze ed
articolazioni, ci chiediamo oggi insieme quale debba essere la
direzione di marcia che si profila più proficua e produttiva per
il volontariato.
Io, che da molto tempo - come sapete- mantengo stretti
rapporti con tutti voi e che mi sento partecipe dei vostri
progetti e dei vostri problemi, penso che il modo più efficace
per discutere le prospettive del volontariato, la valorizzazione
della sua originale peculiarità, sia quello di riflettere sulle
responsabilità che stanno oggi di fronte alla democrazia. intesa
come istituzioni, soggetti politici e soggetti sociali.
In questa fine secolo, alle soglie del 2000, torna
prepotentemente in primo piano come problema di fondo della
democrazia quello della GIUSTIZIA SOCIALE e della INCLUSIONE.
Dopo gli anni segnati da un clima culturale che affidava la
soluzione di ogni problema al trionfo del Mercato; che negava
qualsiasi funzione allo Stato, sostenendo il primato
dellindividuo avulso dal contesto sociale -
(disoccupazione, diffusione della povertà, rischio di esclusione
per unintera generazione, penosa ineguaglianza tra le varie
parti del mondo) - oggi tornano in modo perentorio al centro
dellattenzione i problemi dello sviluppo,
dellequità, dellinclusione.
E si palesa, in modo altrettanto chiaro, che la soluzione di
questi problemi è strettamente connessa ad altri nodi di fondo
del nostro tempo: lefficacia della politica e
ladeguatezza delle istituzioni democratiche; la crisi dello
Stato-Nazione; il bisogno di strumenti di regolazione sovranazionale.
In Italia, la questione sociale oggi ha al centro il tema
della coesione sociale e nazionale e dellequità e
solidarietà tra le generazioni. Infatti: mezzogiorno, giovani,
famiglie, sono le emergenze cui deve far fronte il sistema di
protezione sociale e a cui devono rispondere le politiche per lo
sviluppo ed il lavoro.
Inoltre, qui da noi, questione sociale e questione democratica
sono strettamente connesse.
Sappiamo tutti, infatti, che cè bisogno di stabilità
politica di maggiore rapidità ed efficacia delle decisioni
politiche, di una rinnovata amicizia tra cittadini ed
istituzioni.
La lunga transizione democratica deve trovare finalmente un
approdo, un punto conclusivo.
Per questo anche il no-profit aveva guardato con attenzione ai
lavori della Commissione Bicamerale.
Bisogna riformare le istituzioni per rendere più efficace la
loro azione (e per efficacia intendo soprattutto la capacità di
rispettare i tempi di vita delle persone); per renderle più
accessibili, più trasparenti, più accoglienti.
Cè bisogno che la politica - quella delle istituzioni,
ma anche quella dei partiti che sono il grande soggetto della
democrazia - ricostruisca un legame diretto con la vita delle
persone, ritrovi un suo radicamento nella società.
Efficacia e senso della politica: ecco i due corni del
dilemma. Che deve essere risolto - sapendo che il tempo per
questa soluzione è già drammaticamente scaduto.
Dunque, se questo è lo scenario, il ruolo e la prospettiva
del volontariato si evince in modo chiaro e forte. Lo dico
sommessamente, perché non sta certo a me suggerirvi cosa fare.
Ma lo dico sentendomi parte del vostro dibattito.
Il volontariato, anzitutto deve essere se stesso e difendere
gelosamente la prerogativa principale della sua identità, essere
cioè: AZIONE GRATUITA PER LALTRO.
A partire da qui, da questo suo luogo dorigine esso può
e deve diventare uno dei soggetti che partecipa alla tessitura di
quella RESPONSABILITA PUBBLICA nei confronti della
giustizia e della inclusione sociale.
E per responsabilità pubblica intendo responsabilità delle
istituzioni e delle istanze della decisione politica nei
confronti della promozione della giustizia e dellinclusione
sociale.
Ma tale responsabilità pubblica per dispiegarsi ha bisogno di
altri contributi quali:
1. lattivazione di tutti i soggetti della vita
democratica per costruire un discorso pubblico e politico su come
promuovere oggi la giustizia e linclusione sociale e su
come rifondare il nesso tra benessere individuale e benessere
collettivo;
2. la tessitura di relazioni umane e legami sociali
significativi per rispondere alle domande di senso e costruire
una responsabilità di ciascuno verso il bene comune e verso gli
altri.
Non cè infatti responsabilità pubblica senza
unetica pubblica. Senza, cioè, la crescita di colui e
colei che voi chiamate «luomo (la donna) solidale».
Il volontariato può quindi, e deve, partecipare, a partire da
se stesso, a definire questa RESPONSABILITA PUBBLICA nella
promozione della giustizia e della inclusione sociale, lavorando
su un duplice terreno:
1. quello della costruzione di legami sociali significativi
attraverso la pratica concreta della presa in carico
dellaltro;
2. quello dellelaborazione di un discorso pubblico, che
investa il mondo della cultura della politica e dei mass media
per la promozione della giustizia e della inclusione sociale. Un
discorso che sappia motivare la necessità della riforma della
politica, promuovendo azioni coerenti.
Ciò significa che il volontariato, per esprimere tutta la
valenza politica che è contenuta nel suo agire concreto per
laltro, deve trarre da quellambito - «la relazione
con laltro» - le idee per ingombrare le istituzioni ed
incidere nellagenda politica.
Deve attrezzarsi per un doppio movimento:
-il massimo di immersione nella privatezza, nella vita di
questa e "quella" persona
-ed il massimo di visibilità perché la sofferenza e
lumanità di "questa" e "quella"
persona abbiano senso, trovino ascolto, trovino spazio
nellagenda politica.
Ecco allora che le istituzioni devono avere con il
volontariato un rapporto che non si riduca alla stipula di
convenzioni per la gestione dei servizi, ma che sia invece
rivolto al riconoscimento della sua peculiare soggettività
politica per elaborare alla pari sedendo allo stesso tavolo,
strategie e proposte politiche.
Per questo il volontariato deve essere riconosciuto come
partner delle istituzioni nellazione di programmazione
delle scelte e nella gestione dei progetti. Questo è il
passaggio che fino in fondo dobbiamo compiere.
Un passaggio estremamente impegnativo sia per le istituzioni
che per il volontariato stesso Ma che può portare eccellenti
risultati, come dimostrano alcune esperienze in corso, come la
gestione della legge 285 sullinfanzia.
Perché questo salto di qualità avvenga, le istituzioni
devono imparare a praticare una cultura del limite e
dellascolto e dotarsi di una strumentazione per la
promozione delle decisioni che sia agile, trasparente,
partecipata e capace di misurarsi con i nuovi soggetti della
concertazione.
Questo passaggio chiede alle associazioni di volontariato di
essere al contempo più radicate, più autentiche e più capaci
di produrre relazioni tra di loro, mediazioni e sintesi.
Più radicate nel territorio, ma anche in grado di costruire
RETI NAZIONALI. Più autentiche e attaccate alle proprie
esperienze, ma anche disponibili alla FORMAZIONE, alla
INNOVAZIONE, ad USARE i nuovi linguaggi informatici e
tecnologici.
La chiarezza dei problemi che sono sul tappeto, aiuta anche,
io credo, a comporre in avanti il dibattito che cè stato
in questi anni nel volontariato e nel 30 settore. Un dibattito
difficile ed importante volto a definire di quale natura dovesse
essere il rapporto tra il volontariato ed il 30 settore. Un
dibattito che ho seguito da vicino e che mi ha molto coinvolto.
Vi dico cosa ne penso.
Se è vero che il compito che sta di fronte a tutti, compreso
il volontariato ed il 3° settore, è misurarsi con la questione
della giustizia e della inclusione sociale come questioni di
fondo della nostra democrazia in questa fine secolo, allora ciò
che è essenziale è avere chiara e rendere vigorosa la radice
comune, la comune ragion dessere. che unisce il
volontariato ed il 3° settore, senza la quale non solo il
volontariato non è volontariato ma neanche la cooperativa
sociale è sociale.
E questa comune radice è la presa in carico dellaltro,
è la produzione di socialità intesa come legami sociali e come
produzione di beni e servizi che elevino la qualità della vita.
Il problema è allora dare linfa a questa comune radice. Solo a
partire da qui è possibile, da un lato valorizzare le
peculiarità del volontariato e del Terzo settore. E,
dallaltro, non temere di costruire sinergie. Se questa
comune radice non è percepita come tale, se essa non è
rigogliosa, il volontariato rifluisce su se stesso ed il no
profit diventa un business come tanti altri.
Vorrei dirvi le ragioni della mia insistenza su questo punto.
Solidarietà, cura, presa in carico dellaltro, non sono
solo atteggiamenti morali che ispirano il comportamento concreto
dei singoli, ma sono anche categorie politiche che concorrono a
riformulare la strategia della cittadinanza.
Quella che non si limita a riconoscere i diritti di ciascuna
persona, ma assume come punto di riferimento per la declinazione
dei diritti la concezione delluomo relazionale della
persona che riconosce come parte della sua autonomia e libertà
il bisogno dellaltro. L'uomo e la donna che diventano
consapevoli che per vivere bene la propria vita è essenziale
riconoscere che ciascuno di noi ha bisogno degli altri e dunque
deve imparare a vivere relazioni improntate sulla reciprocità,
lo scambio, il dono, lapertura allaltro.
Insomma, la figura del volontario che siede accanto o sorregge
con un braccio unaltra persona è la metafora del
cittadino/a del 2000.
Per trasformare questa immagine in una strategia pubblica
delle cittadinanza, bisogna anzitutto mettere al centro
lattivazione dei soggetti per tessere una trama forte di
relazioni comunitarie, di legami sociali e promuovere una
responsabilità individuale verso il bene comune.
Significa altresì che le politiche pubbliche devono essere
orientate non solo a soddisfare bisogni, ma a produrre contesti
relazionali e comunitari significativi a valorizzare le reti di
mutuo aiuto, ad offrire o opportunità formative,
informative e di sostegno alle relazioni, siano esse relazioni
familiari, tra i sessi, tra le generazioni.
Mettere al centro di una strategia della cittadinanza, e
dunque di una strategia pubblica, il favorire le relazioni umane
e le reti comunitarie significa altresì intervenire su questioni
molto concrete come il modo di organizzare i servizi, il modo di
concepire e praticare la professionalità degli operatori
sociali, di valorizzare la cooperazione tra le diverse
competenze, di sollecitare un atteggiamento attivo, creativo e
partecipato da parte degli utenti e dei destinatari dei servizi.
Ho trovato molto interessante ed utile la riflessione
contenuta nel Rapporto sul concetto di gratuità.
"Essa è qualità morale, valore culturale,
responsabilità verso se stessi e verso gli altri; è pratica
educativa che scava nelle radici di una persona, la pone di
fronte alle sue verità più profonde ed intime. E elemento
essenziale dellazione del volontariato.
E allenamento costante che unisce la volontà alle
sensibilità, lintelligenza ai sentimenti.
La cosa tra le più ardue ma tra le più qualificanti è di
non produrre dipendenze materiali, psicologiche, morali, di non
imbrigliare gli altri nelle prestazioni che si offrono. In
sostanza la gratuità va intesa come condizione, come mezzo, come
stile di vita di chi fa il volontariato, ma il fine consiste
nella crescita e nellautonomia dei destinatari dei servizi
e delle iniziative svolte dal volontariato sociale"
Il volontariato per la coesione sociale e la riforma del
welfare. questo è il tema forte di questa Conferenza.
Allora, chiediamoci, di quale stato sociale cè bisogno
nel nostro paese, e soprattutto, quali sono le scelte concrete
che dobbiamo compiere?
"Il nostro è stato definito un modello di stato sociale
lavoristico-categoriale che ha protetto anzitutto le categorie
forti del lavoro dipendente a partire dal duplice assunto che
questa condizione si sarebbe progressivamente estesa alla
maggioranza della popolazione maschile, oltre che a una quota di
quella femminile, e che i lavoratori così protetti avrebbero
potuto a loro volta essere una garanzia per coloro che erano
fuori dal mercato del lavoro: loro stessi una volta pensionati ma
anche mogli e figli" (Chiara Saraceno)
Lanalisi è inequivocabile e già contiene la necessità
della riforma. Ma non siamo certo allanno zero delle
riforme. Nel nostro Paese si è svolto un approfondito dibattito
da cui ha preso lavvio un processo riformatore imperniato
su alcune idee forza quali lequità tra le generazioni e
linclusione di nuovi soggetti nella cittadinanza sociale.
Infatti, ciò che è particolarmente iniquo del nostro sistema di
welfare è la composizione della spesa sociale che penalizza
fortemente le famiglie e dunque trascura i bambini ed i giovani.
Basti pensare che oggi per le prestazioni familiari si investe il
3,4% della spesa sociale complessiva, mentre per le pensioni il
69,6 %.
Aumentano i rischi di povertà; anche in gruppi sociali che
prima erano protetti. La vulnerabilità dei soggetti non dipende
da una sola causa e alle figure tradizionali della povertà, (gli
anziani soli, le famiglie numerose monoreddito) si aggiungono
donne sole con figli a carico, giovani con lavori precari,
disabili, tossicodipendenti, ex detenuti. I fattori che
determinano lesposizione al rischio di povertà sono: la
mancanza di lavoro; la mancanza di tutela delle diverse forme di
lavoro, dei lavori; il carico delle responsabilità familiari
sempre più oneroso con le lunghe dipendenze dei figli e la
presenza di anziani non autosufficienti; biografie individuali e
familiari fragili e problematiche.
Lavoro, sostegno al reddito, accesso ai servizi, formazione ed
informazione, reti comunitarie: sono queste le risorse
strategiche per contrastare lesclusione sociale.
Ed è appunto su queste direttrici che si è avviato un
processo riformatore.
Le politiche per la famiglia (+5000 Mld nel periodo del
Governo Prodi), listituzione del Fondo per le politiche
sociali che ha portato da 350 e 2800 Mld le risorse per le leggi
sociali, le politiche per linfanzia, la sperimentazione del
RMI, gli interventi a sostegno delle famiglie e dei ceti più
deboli presenti nellultima finanziaria, i provvedimenti per
il no-profit, la legge sullimmigrazione, il decentramento
amministrativo sono tasselli di un mosaico importante.
Il volontariato, in merito alla riforma del welfare ha già
detto parole importanti.
Welfare locale, comunitario, basato su interventi
personalizzati capaci di valorizzare i talenti di ciascuna
persona, di sollecitare ciascuna persona, a partire da quelle
più fragili in un atteggiamento attivo teso
allacquisizione dellautonomia: sono parole e concetti
già entrati nel lessico politico grazie allelaborazione
del volontariato.
Lefficacia e la qualità degli interventi non è data
solo dalle leggi e dalle risorse a disposizione, ma anche dalle
strategie organizzative dei servizi, dal modo di esercitare la
professionalità. Cè un punto molto rilevante, sempre
sollevato dal volontariato, quello della Pubblica
Amministrazione.
Si tratta di utilizzare tutte le opportunità offerte dalle
riforme nel campo della Pubblica amministrazione e di affrontare
in modo particolare il problema della definizione di regole nella
relazione di AFFIDAMENTO di beni e servizi di rilevanza pubblica.
Proprio su questo punto è al lavoro una Commissione presso il
Dipartimento per gli Affari sociali che ha il compito di avanzare
precise proposte.
Ora dobbiamo accelerare e chiudere questo processo
riformatore.
Le politiche sociali. al pari delle riforme economiche ed
istituzionali devono essere al centro dellagenda politica
dei prossimi mesi. Questo è il messaggio forte che questa
Conferenza può mandare a tutto il mondo politico e sociale.
Concludere questa fase del processo riformatore significa,
allora, almeno tre cose:
1. gestire bene le leggi approvate, come le leggi sul
decentramento amministrativo, quella sullinfanzia,
sullimmigrazione, sullautonomia scolastica, sulla
sanità, sullobiezione di coscienza, la legge delega delle
ONLUS, linfanzia, la sperimentazione del RMI, gli
interventi a sostegno delle famiglie e dei ceti più deboli
presenti nellultima finanziaria, i provvedimenti per il
no-profit, la legge sullimmigrazione, il decentramento
amministrativo sono tasselli di un mosaico importante.
2. esercitare una forte pressione sul Parlamento perché
approvi leggi fondamentali che sono alla sua attenzione.
-Anzitutto la legge quadro sullassistenza e le politiche
sociali
-le leggi a sostegno della maternità
-la legge sullassociazionismo sociale
-la legge sul diritto di voto locale agli immigrati
3. completare il pacchetto di leggi necessarie e aumentare le
risorse per le politiche sociali familiari. Sostegno alle
famiglie e promozione dellautonomia dei giovani: è su
questi temi che intendo impegnarmi nei prossimi mesi. Per questo
per me e per il mio ministero, per il governo tutto, sarà molto
utile ascoltare le proposte che emergeranno dalle tavole rotonde
previste per oggi e domani.
Quale ruolo può avere il volontariato in questa fase
impegnativa di riforma del welfare?
Un ruolo importante, giocato a più livelli.
-Come indicatore dei bisogni e promotore di relazioni umane
significative.
-Come attore politico, esercitando pressioni e proposte nei
confronti delle istituzioni
-Come promotore, in partnershìp con il no-profit, di
esperienze di economia sociale capaci di produrre beni sociali e
di integrare m modo attivo soggetti fragili.
Ma il salto che dobbiamo compiere insieme, istituzioni e
volontariato, è quello di candidare lesperienza ed il
sapere che il volontariato accumula nella sua pratica politica al
governo del paese. E dunque costruire le condizioni che
permettano al volontariato di diventare pienamente "parte
sociale" che partecipa alla programmazione degli interventi
ed alla definizione degli indirizzi di politica sociale.
Il volontariato, dunque, come soggetto della concertazione.
Ciò significa individuare modalità, strumenti e procedure.
Con unavvertenza forte. Che questo salto non debba
significare per il volontariato far avvizzire la sua radice,
sradicarlo dal suo ambito. Poiché questo sarebbe la
burocratizzazione e la morte della sua straordinaria esperienza.
Evitare questo rischio dipende da noi che stiamo nelle
istituzioni e nel governo, ma dipende anche da voi. Siamo in
grado di compiere questo nuovo passo di strada? E giusto
tentarlo?
Ecco un quesito da cui mi aspetto da voi risposte precise.
Per rendere concreto questo tentativo mi permetto di avanzarvi
una proposta.
Grazie anche al vostro lavoro cè una nuova
consapevolezza nella società e nelle istituzioni riguardo alla
diffusione della povertà e al crescere di nuove forme di
esclusione sociale. Il Governo ha dimostrato grande attenzione e
ha cominciato a mettere in campo provvedimenti significativi.
Mi chiedo e vi chiedo: perché non rendere più stringente e
più coordinato questo impegno; perché non tradurlo in strategie
comuni che portino a intensificare e qualificare gli interventi?
Perché non lavorare per un vero e proprio programma contro
lesclusione sociale?
Sono già molti i provvedimenti attivati contro
lesclusione sociale
-la sperimentazione RMI
-i programmi europei contro lesclusione sociale
-la legge 285 sullinfanzia
-i provvedimenti contenuti nella finanziaria 1998-2001
-aumento pensioni sociali
-indennità di maternità
-sostegno al terzo figlio
-gli interventi per la scuola ed il diritto allo studio
-gli interventi per linserimento dei soggetti fragili
-gli interventi per il lavoro
-gli interventi per agevolare lacquisto della casa
-gli interventi in campo sanitario
Propongo allora di elaborare un documento dindirizzo tra
i vari Ministeri, gli Enti locali, il no-profit per attivare
interventi coordinati a livello nazionale e locale; propongo
inoltre di dar vita a un tavolo di lavoro permanente per il
coordinamento ed il monitoraggio di queste strategie ed
interventi
Aspetto qualificante del Programma che vogliamo darci contro
lesclusione sociale potrebbe essere lutilizzo e la
gestione dei fondi strutturali finalizzati alla lotta contro
lesclusione sociale, così come è stato proposto nel
Progetto presentato nellambito della recente Conferenza di
Catania.
Il tavolo di lavoro, intorno al quale invitare Ministeri,
Sindacati, enti locali, no-profit, volontariato con sede presso
il Dipartimento Affari Sociali, può svolgere un, importante
azione di impulso, coordinamento e messa in rete a livello
nazionale.
Aggiungo che il programma contro lesclusione sociale
deve prevedere la messa a regime di una misura di assistenza e
reinserimento sociale come il RMI e dunque darsi come obiettivo
prioritario la riforma della legge quadro sullassistenza e
le politiche sociali.
La legge 266 sul volontariato attribuisce al Governo precise
funzioni di sostegno alle sue attività.
Prima di indicare i punti di impegno per il futuro vorrei
tracciare un bilancio del lavoro svolto.
1) Osservatorio del Volontariato
Deve essere ripristinata la funzione che gli attribuisce la
Legge 266, vale a dire di rappresentanza del volontariato e di
proposte indirizzate al Governo.
La sua composizione deve tornare ad essere di persone
appartenenti ad associazioni di volontariato.
LOsservatorio deve dotarsi di un regolamento che
organizzi la sua vita interna a partire dalla permanenza in
carica dei componenti che potrebbe essere prevista nel lasso di
tempo che va da una Conferenza allaltra. I suoi componenti
potrebbero essere designati dalla Conferenza stessa.
Uno dei compiti dellOsservatorio dovrebbe essere quello
di instaurare rapporti reali e costruttivi con i poteri
decentrati, con i livelli di governo regionali e locali,
usufruire dellassetto decentrato che si sta definitivamente
dando il Paese per portare lazione di promozione e di
indirizzo del volontariato il più possibile in periferia. Credo
sia opportuno prevedere anche, sotto forma di precise sessioni di
lavoro, raccordi con gli Osservatori del mondo
dellassociazionismo, con il Forum permanente del Terzo
settore e gli altri organismi di rappresentanza settoriale del
mondo no profit, con gli osservatori del volontariato, della
protezione civile e della sanità, con i grandi coordinamenti
nazionali del volontariato nellambiente e nella giustizia.
A conclusione dei lavori della Conferenza propongo di nominare
una Commissione che predisponga entro un mese una proposta di
Regolamento e suggerisca al Ministro una rosa di nomi di
componenti dellOsservatorio.
2.1 I fondi per il volontariato
Lo stanziamento non sembra più adeguato alla grandezza del
fenomeno ed al suo ruolo di prezioso collaboratore della mano
pubblica nella lotta allesclusione sociale. Mi impegno per
la prossima legge di Bilancio ad una crescita dei fondi
annualmente stanziati per la legge 266 non solo per sostenere
lazione volontaria quanto per aiutare la grande fantasia
progettuale che le associazioni dimostrano, sperimentando nel
contempo nuove politiche di welfare riproducibili in altri
contesti territoriali.
3.1 I centri di servizio.
I Centri di Servizio per il volontariato "a favore del
volontariato e da essi gestiti, con la funzione di sostenerne e
qualificarne lattività" previsti dallart. 15
della Legge 266/91 sono una innovazione importante nella
legislazione italiana non solo per quanto riguarda il
volontariato ed il Terzo Settore ma più in generale per quanto
riguarda la formazione ed il sostegno della cittadinanza attiva.
I Centri di Servizio hanno infatti un compito di sostegno alle
associazioni di volontariato attraverso lattività di
formazione, informazione consulenza sui vari problemi che devono
affrontare. Non a caso una legislazione così innovativa ha
incontrato sul suo cammino varie difficoltà.
La Corte Costituzionale ha dovuto pronunciarsi ben tre volte
sullart. 15 ma ha sempre dato ragione al legislatore.
Il Dipartimento Affari Sociali si è molto impegnato perché
fossero insediati i Centri di Servizio e perché decollasse la
loro attività. Nonostante la loro vita breve si può già trarne
un bilancio positivo. Il Dipartimento per gli Affari Sociali ha
inoltre instaurato con essi un rapporto molto attivo di
consultazione reciproca frequente e proficua, mettendo in atto
una vera e propria politica di tutoraggio nei loro confronti
nella consapevolezza che essi siano i più diretti testimoni
della vita e della salute del volontariato sul territorio. I
Centri finora istituiti sono 44 in 12 Regioni (su 21); le Regioni
inadempienti sono quasi tutte del Mezzogiorno. Come vedete il
lavoro da fare è ancora molto.
4. Il finanziamento ai Centri di Servizio
I fondi e le risorse a disposizione dei Centri di Servizio
sono molto sperequati da Regione a Regione. Faccio un esempio:
nei bilanci consuntivi del 1994 - 95 - 96 le risorse a
disposizione dellEmilia Romagna sono 15 miliardi e per la
Sicilia 187 milioni. Mi sono battuta insieme con
lOsservatorio del volontariato affinché in sede di
Regolamento relativo ai Centri fosse introdotta una norma di
solidarietà che consentisse una perequazione tra i Fondi
Regionali. Questo ha trovato la ferma contrarietà delle
rappresentanze delle Fondazioni Bancarie.
Continuo a ritenere fondamentale garantire alcune regole
perequative ed equilibratrici. Spero vivamente che il Parlamento
mantenga nella legge sulle Fondazioni Bancarie la destinazione di
un quindicesimo, prevista dalla Legge n. 266 ai fondi regionali
per il volontariato, ma ritengo egualmente necessario che, in
considerazione dellimpossibilità di definire in via
amministrativa una giusta ripartizione delle risorse sul
territorio, si attuino politiche di elargizioni spontanee a
favore di regioni meno fortunate come sta avvenendo ad esempio in
Emilia Romagna.
5. LAutorità per il Terzo Settore
Raccogliendo le indicazioni emerse dal Forum del Terzo settore
e dal Volontariato, il governo Prodi aveva deciso di ampliare e
potenziare le funzioni di indirizzo e promozione
dellAuthority. Per questo nel Disegno di legge
"Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione
e federalismo fiscale", sono disciplinati i compiti e i
poteri dellAuthority e viene disposto che, con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, vengano fissati la sede,
lorganizzazione interna, il numero dei componenti e i
compensi per i medesimi, i poteri e le modalità
dellAuthority stessa.
Il Ddl è attualmente allesame della Commissione Finanze
del Senato.
Sempre in riferimento alla Legge 266 è poi importante dare
attuazione a ciò che nellimpianto normativo del 1991 è
rimasto inattuato: mi riferisco in particolare allarticolo
8, comma 3, che prevede la possibilità di deduzioni
dallimponibile Irpef di erogazioni liberali a favore delle
organizzazioni di volontariato: latteso decreto del
Ministro delle Finanze in tal senso consentirebbe ulteriore
ossigeno alla vita delle associazioni.
Il Documento di base elaborato dallOsservatorio del
Volontariato pone con forza la necessità che il volontariato
possa datarsi di occasioni formative specifiche al fine di poter
svolgere bene la sua funzione nella nostra società complessa.
Credo sia una indicazione forte ed importante che il Governo
deve assumere.
Per questo mi impegno a finalizzare una parte delle risorse
previste dal Fondo Sociale Europeo e gestite dal Dipartimento
Affari Sociali per corrispondere a queste esigenze formative.
Laltro problema posto è quello della attenzione al
contesto europeo sia nel senso del rapporto tra il volontariato
italiano e quello europeo sia per quanto attiene a i rapporti con
la Commissione Europea.
Non si può certo ignorare poi quel peculiare, oneroso e
prezioso impegno di volontari che operano nel mondo.
Su questo punto dichiaro la disponibilità del Governo a
elaborare con il vostro concorso strumenti normativi per il
riconoscimento, la tutela, il sostegno dei volontari che si
impegnano in iniziative di solidarietà e cooperazione
internazionale ed in interventi umanitari, riprendendo la
migliore tradizione normativa italiana in materia e ponendosi in
linea con quanto avviene oggi negli altri Paesi europei.
Voglio infine darvi notizia che nei prossimi giorni insedierò
la Commissione di esperti che ha il compito di predisporre un
testo per inserire nel nostro Codice Civile la definizione di
ATTIVITA NON LUCRATIVA
Come vedete noi siamo pronti a fare la nostra parte. Quello
che mi auguro e vi propongo è di concludere queste nostre
giornate in terra dUmbria con un PATTO tra noi intorno a
cinque obiettivi qualificanti, cinque impegni che mi pare
riassumano quello che ho fin qui provato a esporre:
1 )L'impegno, nostro soprattutto, ma non solo, a far si che il
volontariato diventi pienamente «parte sociale» e soggetto
della concertazione in merito alla riforma del welfare. Questo
vuoi dire che il governo si impegna ad ascoltarlo non solo quando
ci sono le emergenze e i disastri, ma nella quotidianità delle
sue scelte.
2)Limpegno, vostro soprattutto, ma non solo, a
fare lobbie perché il Parlamento acceleri
lapprovazione delle leggi sociali.
3)Limpegno, nostro e vostro, a fare spazio ai giovani
perché la proposta del volontariato diventi per loro
unopportunità attraente di crescita e di vita.
4)Limpegno a elaborare insieme un programma contro
lesclusione sociale nelle sue forme tradizionali legate al
disagio economico, e in quelle più nuove prodotte dalla miseria
culturale e dalla solitudine.
5)Limpegno a includere nella cittadinanza quanti sono
arrivati tra noi stranieri, in fuga dalla guerra e dalla fame,
perché essi siano a pieno titolo nuovi cittadini. Non solo sul
piano dei diritti sociali, ma anche su quello del diritto
allespressione politica, di cui il voto, amministrativo è
un simbolo potente.
Care amiche, cari amici, ho parlato di leggi, di regole, di
scelte politiche.
Vorrei però ribadirvi una convinzione profonda. Aiutare un
bambino a crescere, cercare di trasmettere calore e fiducia a un
tossicodipendente o ad un immigrato in carcere, far sentire meno
solo un anziano - questa vostra politica del quotidiano- è
GRANDE POLITICA. E la politica di cui hanno bisogno le
nostre democrazie per vincere le sfide che ci stanno di fronte.
Per questo la vostra azione è così preziosa e così
impegnativa.
Buon lavoro a tutti, con la speranza che il modo in cui
discuteremo in questi giorni possa prefigurare uno stile di
rapporto tra donne e uomini delle istituzioni e donne e uomini
del volontariato che faccia scuola per il futuro.
Foligno, 11 dicembre 1998
Livia Turco
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