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L'ultima sciagura di cui è stato vittima un volontario

OLTRE IL CORDOGLIO E LA COMMOZIONE

Alfonso D'Ippolito
Segretario OIKOS

 

Ancora una vittima sul fronte dell’impegno civile. Quella del volontario della associazione di protezione civile "Giannino Caria", precipitato dal cielo , assieme a quattro vigili del fuoco, durante una operazione di soccorso nei pressi del Monte Gennaro.

Oltre la commozione e il cordoglio e alle frasi fatte che autorità e istituzioni hanno regalato a piene mani in tale circostanza, non si può non tornare a riflettere sulle condizioni in cui, anche a causa di un sistema sgangherato e contraddittorio, sono costretti ad operare tutti i volontari impegnati nelle associazioni .

Tonino Marcheggiani era un volontario di una generosità senza confini, che non passava inosservata in quelli che lo avevano conosciuto nel suo ambiente di lavoro e nell'attività di protezione civile e che ha fortemente impressionato, anche chi (è il caso di chi scrive) non ne condivideva appieno la impostazione ideologica e alcune scelte operative .

Purtroppo non è l'unica vittima dell'impegno civile profuso dalle organizzazioni di volontariato .

E' appena il caso di ricordare le conseguenze dell'incredibile incidente stradale, che nell’agosto del 1998 coinvolse un mezzo con a bordo tre volontari impegnati alla periferia di Roma in una operazione di emergenza antincendio. Tutti gli occupanti dell’automezzo hanno maturato, dopo la circostanza, condizioni drammatiche. Il più grave di essi (Pino Pellicano) è deceduto, dopo sei mesi di stato comatoso, nel gennaio del 99, lasciando la sua compagna in condizioni disperate, con una ordinanza di revoca della assistenza alloggiativa da parte della amministrazione capitolina.

Per non parlare della tragica scomparsa del volontario che l'estate scorsa, accecato dal fumo, precipitò in un una scarpata, durante una operazione di spegnimento nei boschi sul monte Chebio nei pressi di Verbania in Piemonte. Senza dimenticare il giovane volontario che, nel 1997, chiamato per spegnere un incendio in Gallura a due chilometri da Tempio Pausania (SS), scivolò dal predellino del camion antincendio, procurandosi lo sfondamento della scatola cranica.

Tutti fatti gravissimi che, però, a nostro avviso, non possono sempre essere giustificati dalla fatalità.

Essi sono spesso conseguenza della faciloneria e della approssimazione con cui vengono messe in atto numerosi interventi di soccorso nonché di una sgangherata politica dell'emergenza, che punta sull'indiscusso entusiasmo dei volontari per mascherare anni di inerzia nel settore della programmazione, della previsione e della prevenzione del rischio .

Sono conseguenza di un sistema, che, dopo le numerose sconfitte, non smette, purtroppo, di riproporsi. E che, nonostante la commozione e il cordoglio, ritorna con puntualità. Almeno una volta all'anno.

 

 

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