Ecco tutti i compiti che spetteranno all’authority con sede
in città
Manca ancora la pubblicazione sulla Gazzetta, ma la notizia
è ormai ufficiale: Milano è diventata la sede dell’authority del
volontariato.
Un riconoscimento fortissimamente voluto, strappato quasi con
le unghie da tutto il mondo del non profit lombardo. E già circolano le voci
dei possibili candidati alla presidenza : Giovanna Rossi Schumè, Salvatore
Pettinato, Stefano Zamagni, Giorgio Fiorentino, tutti docenti universitari di
economia non profit. Ora c’è. Resta da capire che cosa sarà, quali saranno i
suoi compiti, se dovrà limitari a una sorta di controllo fiscale della realtà
associazionistica o avrà anche una forza propulsiva per tutta la rete delle
onlus nazionali. qui si gioca la sfida principale. Qui si comprenderà se le
pressanti richieste di Milano avevano un senso oppure era meglio lasciare la
sede dell’authority all’interno del ministero delle finanze . La legge 662
del 1996 i limita a pochi commi. Spiega che l’organismo di controllo opera
sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio e del ministro delle Finanze .
Il suo compito è quello di garantire "anche con emissioni di pareri e di
deliberazioni e deliberazioni, l’uniforme applicazione della normativa sui
requisiti soggettivi e sull’ambito di operatività rilevanti per gli enti del
terzo settore. Che significa ? Che l’authority dovrà fare rispettare i
decreti del governo sulla disciplina tributaria degli enti non commerciali in
materia di imposte dirette e indirette. E dovrà operare una cernita tra chi è
veramente non profit e chi invece usa il paravento del terzo settore per
accumulare ricchezze. Non un lavoro da poco: basta pensare che uno stanzone del
Ministero delle finanze di Roma è occupato da 25mila autocertificazioni di
imprese che chiedono di poter accedere alle agevolazioni previste per il terzo
settore. Dunque, come ogni authority, il compito principale è quello di
controllo soprattutto per quello che riguarda la parte fiscale. ma potrà anche
avere un compito propositivo ?
Potrà essere il garante di quella realtà infinita e varia
sparsa in tutta Italia Ma soprattutto in Lombardia e a Milano ?
E’ quello che si augura Massimo
Ferlini, presidente della
Compagnia delle opere di Milano e provincia, una realtà che conta 2000 imprese
non porfit, di cui il 50% in Lombardia : " Speriamo che nel dettare i
confrini tra il vero non profit e i furbi, l’authority con una mano l’arretratezza
italiana in questo settore. Perché non sono sufficienti i riconoscimenti
fiscali, bisogna pensare anche e soprattutto agli investimenti. In Italia c’è
una legge a metà : il non profit viene riconosciuto anche con l’authority, ma
allo stesso tempo non viene riconosciuta l’utilità sociale e quindi non
vengono favorite le imprese che operano in questo settore. E’ una parte della
legge che manca" .
Ecco, uno dei compiti che potrebbe assolvere l’organismo di
controllo : "Speriamo che l’athority, facendo la sua selezione, diventi
uno strumento propulsivo ".
Sulla stessa lunghezza Riccardo
Bonacina, direttore di Vita
"L’authority è un termine giornalistico ma in realtà si tratta di una
commissione di vigilanza. Tutta la nostra battaglia è stata proprio su questo
punto: non limitarsi a questo, altrimenti poteva restare tranquillamente a Roma
in qualche ufficio del Ministero delle Finanze. Da sempre chiediamo che oltre ai
compiti di vigilanza ci siano compiti di indirizzo e di ricerca ". Un
esempio ? " La legge ha stabilito che le donazioni sono defiscalizzate in
parte. Sembrerebbe una vera rivoluzione. Invece è una beffa : su un miliardo la
defiscalizzazione è di 760mila lire. Un’assurdità. ".
Don Virgilio Colmegna, direttore della Caritas ambrosiana
coglie le stesse preoccupazioni, ma pone l’accento sulle piccole associazioni
di volontariato : " Il suo compito principale è quello di fare sì che all’interno
della realtà non profit non intervengano delle realtà che non profit non sono
. ma noi auspichiamo che acquisti anche un ruolo di promozione del volontariato
e metta in rete tutte le sapienze che sorgono, favoriscano associazionismo e
volontariato, abbia quindi un compito promozionale e di messa in rete di tutte
le esperienze che sorgono. Ma anche nell’ambito fiscale i possono fare cose
importanti : aumentando gli incentivi per le donazioni anche alle realtà più
piccole. Altrimenti, c’è il rischio che associazioni radicate tra la gente
possano scomparire".
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