Elisa
Grasso
Rivolgo questa
sintesi sulla mia esperienza di “soutien scolaire” in Togo a tutti i
futuri volontari.....
Che il racconto possa servirvi da spunto per continuare e migliorare
il mio lavoro

Gli ultimi giorni
vissuti a “La Bonne Graine” di Lomé, mi è salita una grande
rabbia. Rabbia sì, perché cominciavo a capire solo allora, dopo quasi tre
mesi, tante cose inerenti all’istruzione togolese e ai docenti locali. Dopo il
mio ritorno in Italia, questa collera si è alimentata, perché in patria ho
capito ancora di più.
Tante volte mi sono
sentita impotente, sia durante la mia permanenza presso “La Bonne Graine”, sia
dopo, in Italia, quando ho cominciato a riflettere con maggiore lucidità
mentale.
Tante volte mi sono
sentita scoraggiata. Avevo l’impressione di essere come un’intrusa,
un’osservatrice, una “correggitrice” venuta dall’occidente…insomma, un’impositrice
della mia cultura.
Ma non era affatto così:
sono sempre stata rispettosa del loro metodo d’istruzione, considerandolo
spesso superiore al nostro. Continuavo a pensarlo anche quando assistevo, in
silenzio, a dure punizioni e quando gli insegnanti minacciavano gli
alunni con il bastone riportante la scritta “Ce qui me rend sage”
(“Ciò che mi rende saggio”).
Anche in quei casi non volevo intervenire di fronte alla classe per non
imporre la mia “saccenza occidentale”.
Ma tante volte ho pianto
dentro e mi sono sentita incompresa quando cercavo di spiegare ai docenti che
le punizioni non portano a nulla .
Tante volte mi sono
sentita esclusa ed inutile, ma tante altre ho avuto grandi soddisfazioni.
Non scorderò mai il
giorno in cui portai a scuola delle lettere scritte da alcuni
bambini italiani per gli alunni de “La Bonne Graine”.
Ci fu una vera e propria
rivoluzione. Tutti erano entusiasti ed è stato in quel momento che capii
l’importanza dello scambio culturale in un contesto chiuso come quello del
Togo.
Iniziai allora, in
accordo con i professori, a tenere delle lezioni di cultura europea ed
africana; ovvero io spiegavo alla classe la nostra cultura e i bambini mi
spiegavano la loro.
Cominciai così a
conquistarli e furono i giorni in cui capii più cose sui togolesi.
In ambito scolastico,
mi accorsi ad esempio, delle loro enormi lacune in storia e letteratura. Ebbi
l’impressione (e ce l’ho ancora) di un’espressa volontà da parte del governo
(che è in realtà una dittatura/monarchia) di nascondere agli studenti tutta la
parte di storia relativa alla ribellione popolare e alla libertà. La storia
che si studia sui banchi di scuola dei togolesi è la storia degli oppressi.
Grazie a queste
lezioni, iniziai ad apprezzare i piccoli gesti dei bambini. Quegli occhi
sorridenti, color ebano, mi seguivano dovunque e m’interrogavano su tutto.
Sono rimasta sbalordita dalla loro intelligenza, curiosità e maturità. Spesso,
durante la ricreazione, mi portavano in un angolino e, guardandosi ben
intorno, mi ponevano delle domande sul sesso e sulle malattie sessualmente
trasmissibili. Mi venne allora l’idea di fare una scatola, in cui tutti gli
alunni desiderosi avrebbero avuto la possibilità di metterci un biglietto per
porre delle domande. Ed io, aiutata magari dagli altri volontari, sarei stata
ben contenta di rispondere.
Il tutto sarebbe rimasto anonimo, lontano dagli occhi indiscreti dei compagni
e dei professori. Avrebbe funzionato benissimo…se solo il direttore della
scuola me l’avesse lasciato fare. Sembra una sciocchezza, ma fu l’ennesimo
episodio che mi scoraggiò.
Tuttavia, sempre più
bambini mi conducevano in quell’angolino del cortile ed avevano sempre più
domande. Grazie a quei loro gesti capii di essermi integrata, mi sentii capita
e soprattutto mi resi conto di avere dato tanto.
Sono riuscita a
trasmettere ciò che volevo con umiltà, senza imporre le finte verità
occidentali. C’è stato molto scambio e
tanta condivisione.
Non è insegnando le
lettere dell’alfabeto francese che li conquisti e li aiuti.
Dedicato a tutti i
bambini e professori della Bonne Graine…

" Que vous continuez à élargir votre ésprit."
“Bonjour tatà…Comment
ça va?? Ça va très bien merci. Et chez vous?”