Il
progetto cui ho preso parte è denominato Ashram Project ed è
principalmente costituito da una struttura ospedaliera per pazienti
psichiatrici di qualsiasi età e genere ( più di 300 persone).
Tale struttura è dotata di poco
personale:
Ci sono 2 infermieri tre giovani
aiutanti, un medico generico giornaliero e un medico psichiatra
mensile.
Le condizioni igieniche di
questa struttura sono discutibili, ma il cibo risulta in quantità
sufficiente per tutti.
Ogni mese il numero dei pazienti
aumenta costantemente, durante i due mesi di tirocinio sono deceduti
quattro pazienti e ne sono arrivati dodici nuovi, direttamente dalla
strada.
Il budget economico di questa
struttura non permette cure singole per i pazienti e alcuni di loro
arrivano pieni di malattie e si trovano spesso all'ultimo stadio prima
del decesso.
Le fonti di finanziamento di
questa struttura ospedaliera trovano risposta in donazioni di enti
privati o di altre associazioni che risultano tuttavia insufficienti
alla risposta dei bisogni di questo progetto.
Tale struttura si trova circa a
tre ore da Mangalore su di una collina in mezzo alla giungla.
Le vie di comunicazione sono poche e spesso viene a mancare acqua
corrente ed elettricità motivo in più per cui è difficile trovare
personale reperibile per l'ospedale.
La vita all'interno dell'ospedale
risulta scandita da una tabella di marcia sterile e costante.
La mattina i pazienti si alzano,
pregano, fanno colazione. La giornata va avanti così, tra
preghiere e pasti. Si creano quotidianamente dei gruppi per lavare i vestiti e
preparare il cibo nella cucina ( la maggior parte degli alimenti viene
preparata a turno dai pazienti con l'aiuto di alcuni
assistenti).
Alcuni dei degenti lavorano a
una struttura adiacente, ma sono in numero molto limitato e sono sempre sorvegliati dagli
operai professionisti che vengono ogni giorno dai villaggi vicini.
Complessivamente rompere questa
routine risulta difficile, mi sono trovata a essere l'unica straniera in questa
struttura, dove mancano le attrezzature e gli spazi per intraprendere
delle attività di qualsiasi genere.
La mia esperienza dentro
l'ospedale è stata quella di dividere la mia giornata tra bambini
disabili, uomini e donne con molteplici attività quali l'ausilio
nell'igiene personale, attività sportive e ricreative e quando
possibile discussioni di gruppo.
Non è stato facile fare attività
con queste persone che sono abituate a rispettare una loro
rigorosa routine
quotidiana. Spesso i pazienti tra di loro tendono a prevaricarsi
attraverso sorprusi e insulti (la convivenza in spazi molto ristretti
non è facile, soprattutto quando si hanno problemi mentali).
Ogni giorno può succedere
qualsiasi cosa.
Accanto all'ospedale vi è una
famiglia che gestisce con l'ausilio di personale d'ufficio l'aspetto
economico della struttura.
Ho avuto alcune semplici idee
come appendere alle pareti delle stanza ospedaliere degli specchi
affinchè i pazienti potessero riappropriarsi della propria identità,
ho poi suggerito al personale di trovare per tali persone delle mansioni semplici affinchè la giornata di queste persone risulti piena e loro non si
possano sentire inutili e/o abbandonate.
Non è possibile dire a queste
persone che un giorno riavranno la loro vita normale fuori
dall'ospedale, poichè se le loro famiglie non sono disposte ad
accettarli di nuovo con loro allora neanche la società vorrà offrire
loro un lavoro e quindi una vita serena. La malattia mentale è
considerata un vero e proprio stigma per gli indiani.