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  Paolo Moschioni

 

Dopo circa un mese volevo aggiornarvi un po’ sull’andamento del mio periodo di volontariato qui in Kenya, al Centro pei diritti umani di Mwingi.

Nonostante le ovvie difficoltà di adattamento ad una realtà così diversa dalle mie abitudini tutto sta andando per il meglio e io  mi trovo davvero bene.
La mia sistemazione è decente,  quasi di lusso se paragonata agli standard africani : ho, infatti,  l’elettricità e nel cortile c’è un rubinetto da cui posso prendere l’acqua (non devo andare alla fontana come molti altri qui a Mwingi).
Per mangiare (colazione pranzo cena) vado a casa di un ragazzo del centro.
Non mi  manca nulla, anzi, tutto è molto abbondante.

Sono rimasto felicemente sorpreso della organizzazione della associazione di accoglienza e credo di essermi inserito discretamente bene in questa realtà.
Stiamo portando avanti un progetto finanziato dall’ambasciata finlandese della durata di un anno con il quale si cerca  di aumentare la conoscenza dei diritti umani tra la popolazione. Ogni settimana si organizza un seminario in una diversa comunità all’interno del distretto di Mwingi con il quale  si fa una prima  alfabetizzazione sui diritti umani e sui problemi legati alla condizione della donna e delle persone disabili.
Quando è possibile, ovvero quando i partecipanti al workshop sanno l’inglese, anche io faccio da “facilitor” spiegando un po’ di concetti base della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Inoltre do una mano nella stesura dei report di questi workshop. Una delle mie più grandi paure era quella di trovare una realtà disorganizzata o nella quale non potermi inserire (per fortuna non è così)

I rapporti con le persone che lavorano  al Centro sono ottimi.
Prima di partire l'associazione durante gli incontri di orinetamento mi aveva messo in guardia circa il problema del  rapporto delle comunità  con i soldi. Finora non c’è stato  alcun problema, anzi a volte mi sento in dovere di offrire qualcosa perché mi pagano sempre tutto loro. Credo che qualche equivoco sorto con gli altri volontari può essere  stato causato dalla non conoscenza dell’inglese.
Mi hanno riferito infatti che la maggior parte degli altri volontari non sapeva bene l’inglese. Anche se credo che le difficoltà di comunicazione siano state tutte superate poichè  qui tutti hanno un ricordo fantastico dei volontari che mi hanno preceduto  in Kenya  prima di me e ne parlano sempre bene !

 

 

 

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