16/07/2006 - 16/05/2007
Ho trascorso in Africa un bel po’ di tempo.
L’ idea iniziale era che avrei passato non
più di 3 mesi nel “continente più lontano e dimenticato del mondo”. Poi invece
ho chiesto un prolungamento dell’ aspettativa e ho continuato a rimandare la
data del rientro.
Di cose da dire ce ne sarebbero tante.
Il progetto al quale ho partecipato si è
svolto ad Imbaseni, un villaggio sulla strada che collega Arusha a Monella regione del Kilimanjiaro.

Ho fatto principalmente il muratore e
l’imbianchino, ma spesso sono stato invitato a partecipare alle lezioni di
inglese che si svolgevano in una scuola vicina. Le attività lavorative si
svolgevano prevalentemente di mattina fino alle 15 circa. Il resto della
giornata lo si poteva utilizzare liberamente. Poi ho insegnato musica presso
l’UAACC
una comunità fondata da due afro-americani che stavano nelle pantere nere
negli USA degli anni sessanta.. La cosa interessante di questo posto è che i
corsi scolastici offerti sono gratuiti…
Comunque, secondo me, il tipo di attività
svolta, seppur importante, passa in secondo piano. Credo che gli obiettivi
principali siano portare una testimonianza di solidarietà e conoscere un mondo
lontano dal nostro. Incontro non sempre indolore. Ad esempio, io di
problemi ne ho avuti tanti, forse perché la mia permanenza è stata
lunga.
In compenso però ho fatto un’esperienza
straordinaria.
Ho trascorso la maggior parte del tempo
in Tanzania. Poi per conto mio ho attraversato Malawi, Mozambico, Sud Africa, Namibia
e Zambia, facendomi scarrozzare in giro da quei fantastici mini-bus tipici dell’Africa.
Diciamo che ho unito un’ esperienza di volontariato ad un viaggio personale altrettanto istruttivo in quanto mi ha dato la possibilità di
conoscere realtà diverse: dalla vita rurale della Tanzania alla società post-aparthaid del Sud Africa.

Ne ho viste e passate di tutti i colori! E
Gli africani sono stati i veri protagonisti del mio viaggio, nel bene e nel
male.
Sul volontariato vorrei dire che…non sempre
le buone intenzioni producono qualcosa di buono. A volte producono danni. Faccio un esempio:
Nel villaggio c’era un ragazzino che girava
per casa nostra ( La casa dei volontari) e si era particolarmente legato a Yuka, una giapponese che viveva con me e partecipava al progetto. Ogni
pomeriggio lei gli preparava un panino con la marmellata e lui mangiava con
grande appetito. Dopo un mese circa incontrai il padre del ragazzino. Ad un
certo punto mi disse che era preoccupato per suo figlio. A casa mangiava
pochissimo e il dottore gli aveva ordinato delle vitamine.
Adesso provate a riflettere. Le intenzioni
di Yuka erano buone, ma il risultato è stato che il bambino voleva solo pane e
marmellata e rifiutava i cibi africani che l’avrebbero fatto crescere. Inoltre,
i genitori non potevano permettersi di comprare la marmellata e hanno speso
dei soldi per il dottore e le vitamine.

Non è un caso che molte ONG operanti in Africa da trent’anni hanno prodotto molto assistenzialismo e poco
sviluppo. Se posso dare un consiglio ai futuri volontari vorrei dire che non è
indispensabile portare regali, anche se potenzialmente utili. Sarà invece
importante ricordarsi di dove ci si trova. Sembra scontato, ma non lo è.
Un’altra cosa da dire è che purtroppo per
molti africani gli interventi di volontariato rappresenta un modo per guadagnare
denaro extra e, a volte, diventa pretesto per proporre ai volontari affari
sporchi.
Il motivo non occorre spiegarlo. E’ la storia dell’Africa.
Ringrazio OIKOS per l’opportunità che mi è
stata concessa e che spero di utilizzare in futuro. Ritengo, tuttavia, che le
attività di volontariato richiedano una maggiore attenzione, da parte di tutte
le associazioni coinvolte. Comunque grazie ancora e alla prossima!