Giunta alla fine della mia
lunga esperienza in Marocco mi tocca il compito più arduo (6 mesi) : scrivere
il rapporto. In questi 6 mesi ho visto ed imparato moltissime cose, vissuto
esperienze bellissime ed affrontato anche situazioni spiacevoli…il racconto ho
deciso di dividerlo per “argomenti”.
IL
MAROCCO
Per quanto riguarda la presentazione del Paese in sé rimando alle
guide turistiche che sono senz'altro più esaurienti di quanto non possa
essere io.
Aggiungo solo che il Marocco è un Paese bellissimo e quanto mai
vario.
La gente è generalmente ospitale e socievole, soprattutto al sud.
Mi sono spesso trovata a viaggiare sola ed in quanto donna pensavo avrei
incontrato alcune difficoltà, invece è stato facilissimo, nessun
inconveniente, anzi molti piacevoli incontri. Dopo aver vissuto mesi in un
paese mi risulta difficile riassumerne l'essenza in poche pagine. Per cui non
mi resta che citare, sperando che non se ne abbia a male (se mai leggerà le
mie considerazioni) , un
Padre missionario della mia città che affermava. “ Chi vive in Africa una settimana scriverà un libro,
chi ci vive un mese scriverà un articolo, chi ci resta per anni non scriverà
nulla”. Questa considerazione, senza peraltro voler equiparare la mia
esperienza quelle del padre missionario, credo valga per ogni angolo del mondo.
IL LAVORO
Le mie aspettative
sul piano del lavoro, forse ingenuamente, erano di altro tipo.
Nelle esperienze precedenti il lavoro aveva un ruolo fondamentale per le
organizzazioni da cui “dipendevo” (passatemi il termine anche se
giuridicamente impreciso) . Per questo mi aspettavo di essere presa in
maggiore considerazione.
Quando sono arrivata, sapevo che avrei lavorato in un centro per bambini “ in
situazione precaria” e pensavo che avrei iniziato a lavorare a pieno ritmo da
subito ( tanto che mi avevano detto che sarei dovuta inderogabilmente arrivare
a Rabat prima del 15 marzo). In realtà CSM al mio arrivo doveva ancora
contattare la direttrice del suddetto centro per sapere se sarebbe stata d'accordo a far lavorare dei volontari stranieri. Ho allora aspettato una decina
di giorni prima di iniziare a lavorare… solo due pomeriggi a settimana!! Oltre
a ciò davo lezioni, sempre gratuite, di inglese ad alcune liceali del
quartiere dove vivevo ( vedi infra) per conto di un'associazione attiva nel
quartiere di cui uno dei figli della famiglia che mi ospitava era membro fondatore e
che mi aveva chiesto questo “favore”. Teoricamente avrei dovuto iniziare a
dare corsi di italiano e di primo soccorso in seno a CSM, o almeno questo è
quanto mi avevano detto in prima battuta, corsi che però non sono mai stati
organizzati.
Visto che mi sembrava di buttare via sei mesi ed un'occasione
unica a lavorare solo 5 ore a settimana ho colto al volo l'occasione
offertami da una collega di andare al centro ” in estemporanea” tutte le volte
che volevo. Per cui ho iniziato a lavorare praticamente ogni pomeriggio dal
lunedì al sabato.
I
MIEI COMPITI
Il centro "Shemsi" ( sole mio) è un centro in
cui vengo accolti , normalmente solo di giorno, una sessantina di bambini in
situazioni difficili ( sia economiche che familiari). Sono in larga
maggioranza bambini poverissimi, che provengono da famiglie disgregate (figli
illegittimi e di madri separate, che col vecchio codice della famiglia non
avevano diritto praticamente a nulla, mentre dal 2004 hanno diritto a vivere
nella casa che fu della famiglia e a più consistenti assegni da parte del
marito, ma nella riforma non rientrano le coppie che hanno divorziato prima
della sua entrata in vigore). In altri casi la famiglia vive in situazioni di
grosso disagio sociale (genitori in carcere, alcolisti o tossicodipendenti o
comunque incapaci di prendersi cura dei bambini). I bambini di questo centro
hanno tra i 6 ed i 14 anni, non sono mai stati scolarizzati o hanno
abbandonato la scuola dopo pochissimo. Il centro si occupa di educarli, in
primo luogo insegnando loro le fondamentali regole del vivere in società (nozioni che in condizioni normali si imparano in famiglia) e di istruirli
secondo i programmi “ministeriali” per (re)inserirli nella scuola pubblica
nella classe il più possibile prossima a quella che dovrebbero frequentare. I bambini restano ospiti del centro normalmente un anno.
In casi particolarmente
critici può darsi che vengano trattenuti più a lungo per evitare che
abbandonino comunque gli studi all'uscita dal centro.
Una volta integrati nel
sistema educativo regolare vengono poi seguiti fino alla maggiore età nel loro
percorso formativo, a volte vengono invece indirizzati alla formazione
professionale, soprattutto i più grandicelli o coloro che presentano gravi
ritardi nell'apprendimento.
Consderate le precarie condizioni economiche delle
famiglie al centro ricevono tutto: cibo, abiti, medicine e cure, materiale
scolastico….
Io mi occupavo in primo luogo di assistere i bambini e ragazzi ex ospiti ed
ormai scolarizzati che venivano al centro al pomeriggio nel fare i compiti di
francese e a volte matematica, e di coadiuvare l'insegnante marocchina (fondamentale visto che i bambini non parlavano una parola di francese ed io
non parlo arabo) nelle lezioni pomeridiane di francese.
In questo centro ho
lavorato dal 22 marzo al 30 giugno e quando sono rientrata a Rabat dal 30
agosto all'11 settembre (in questo ultimo periodo come “free lance” visto
che il 7 agosto avevo interrotto i rapporti CSM).
È stata un'esperienza bellissima. Mi sono
affezionata tantissimo a tutti i bambini del centro che hanno saputo farmi
commuovere con le loro incredibili manifestazioni d'affetto. Affetto e
tenerezza sono proprio ciò di cui hanno più bisogno, e spero di avergliene
dato almeno un po' nei pomeriggi che ho passato con loro.
Ho avuto anchr dei colleghi straordinari, persone che mettono l'anima nel loro
difficile lavoro. In particolare ho costruito un'amicizia favolosa con Fayrouz, l'insegnante di francese che per me è stata amica, confidente e ha
saputo darmi preziosi consigli su come affrontare le piccole difficoltà
quotidiane.
Straordinario è anche l'impegno che a titolo volontario ci mette
la direttrice, madame Bouchra, che segue ed ama tutti i bambini come se
fossero figli suoi. Conserverò per sempre un ricordo fantastico di tutti.
A luglio sono stata inviata da CSM a lavorare ad un loro cantiere ad Errachidia (vedi infra) ad insegnare ancora una volta francese e inglese in
una scuola estiva a classi di 40 adolescenti per volta!
Non è stato facile
anche perché erano ben pochi quelli che volevano studiare!
LE FAMIGLIE OSPITANTI
In questi 6 mesi ho vissuto presso 2 famiglie: una a
Rabat, l'altra ad Errachidia. A Rabat mi sono fermata dal 12 marzo al 30
giugno, ad Errachidia il mese di luglio.
La prima famiglia abita a Rabat in un quartiere molto difficile ( lo stesso da
cui provengono i bambini del centro per intenderci), che viene considerato
poco meglio di una baraccopoli da tutti quelli con cui ho parlato e che non mi
credevano quando dicevo che abitavo ad Hay Bouregreg.
La casa era più che
decorosa, anche se praticamente senza finestre!!! Stando alla fiche sulla
famiglia inviatami da CSM avrei dovuto trovare una famiglia i 5 persone:
padre, madre e 3 figli grandi… e questo indubbiamente è quanto compare dallo
“stato di famiglia”, in realtà dividevo il tetto con altre 12 persone!! Sono
stati 3 mesi e mezzo senza un attimo di tranquillità e privacy. La cosa più
difficile era dividere la stanza da letto col figlio (maschio) ventottenne,
cosa tutto meno che normale in Marocco e che ha dato vita ad infiniti
fraintendimenti.
Non ho chiesto di cambiare famiglia, perché, parlando con altri
volontari, avevo saputo che erano, chi più chi meno, nella mia stessa situazione e
temevo di passare dalla padella alla brace. Non volevo, inoltre, offendere la madre che era l'unica effettivamente
gentile. Non era facile comunicare all'interno del nucleo familiare ( anche se quasi
tutti parlavano un po' di francese) e scambiare serenamente “opinioni”.
La parte “maschile” della famiglia che è, infatti, molto religiosa,
conosce un solo argomento di cui parlare: l'islam. Il padre in particolare,
che, a mio avviso non è la
persona più indicata ad ospitare “stranieri”, ogni volta che c'era il tg,
iniziava, a prescindere dalla notizia, ad insultare Ebrei, Americani ed Europei
in quanto infedeli. Il massimo è stato quando ha sputato contro la televisione
perché trasmetteva un discorso di Bush.
Durante i mondiali di calcio, che sono stati ovviamente molto seguiti anche in Marocco, diceva invece “ È cristiano quel
cane !” ogni volta che un giocatore entrando in campo si faceva il segno della
croce. Per carità non mi aspettavo amore viscerale per
l'America, l'Europa o Israele ma maggiore delicatezza sì : visto che sapevano
tutti benissimo
che anche io sono cristiana !
La famiglia di Errachidia, al contrario, era perfetta, : Tutta al
femminile.
Questo fatto ha facilitato moltissimo le cose. Il nucleo familiare:
più colto ed educato mi ha regalato un mese meraviglioso. Finalmente potevo
parlare di tutto e scambiare veramente il mio punto di vista con delle giovani
marocchine su qualsiasi argomento mi venisse
in mente!
IL
CORSO DI ARABO
Chi vuole imparare davvero l'arabo
deve rivolgersi a vere scuole internazionali con veri professori! Normalmente
viene tenuto da un volontario marocchino di CSM, che non sembra avere le
conoscenze e le competenze necessarie allo scopo.
A me avevano anche promesso un
minicorso per volontari “a lungo termine”: una decina di giorni all'inizio del
soggiorno. Ma tale corso non è mai iniziato.
L'ASSOCIAZIONE DI ACCOGLIENZA
Per quanto mi riguarda, l'associazione di accoglienza almeno per
quanto è capitato a Rabat (ad Errachidia le cose, infatti, sono
andate oggettivamente meglio) non è stata molto seria. Non si è presa,
molto cura, delle mie esigenze per il prolungamento del mio visto, nè dei
problemi che avevo manifestato con la famiglia ospitante, facendo, inoltre,
molta confusione sulla responsabilità delle azioni dei volontari, oltre a non
chiarire se avevo o no diritto all'argent de poche mensile come mi aspettavo.
Il corso di arabo
mensile che avevano detto mi avrebbero offerto per me è, inoltre, durato
solo una settimana. Per l'estate mi avevano chiesto di lasciare il lavoro al centro Shemsi e di scegliere
uno dei campi di lavoro di CSM.
Avevo scelto di insegnare inglese
ad Azrou per luglio, mi hanno chiamata 5 giorni prima dell'inizio e mi hanno
detto che il progetto non partiva e che sarei dovuta andare ad Errachidia,
senza altre opzioni. Ma, come avrei saputo dopo, quanto da loro
affermato non corrispondeva a verità.
Ad
Essaouira, per agosto, avevo scelto un progetto di pulizia della
spiaggia. Quando sono arrivata ho però scoperto con gli altri “colleghi”, che CSM aveva
firmato una convenzione per ridipingere un orfanotrofio e basta, e che non era
previsto alcun progetto di pulizia della spiaggia, come pubblicizzato in
precedenza sul
sito internet della organizzazione. Senza nulla togliere al progetto
all'orfanotrofio quello che mi ha dato fastidio è stato che i referenti
di CSM si sono ben guardati, dal comunicarcelo, negando - con risolini -
l'evidenza quando lo abbiamo segnalato.
Anna de Ferrari
15/11/05-06/08/06