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               Agnese Passera
  
       
 12/03/06 - 12/09/06

 

Giunta alla  fine della mia lunga esperienza in Marocco mi tocca il compito più arduo (6 mesi) : scrivere il rapporto. In questi 6 mesi ho visto ed imparato moltissime cose, vissuto esperienze bellissime ed affrontato anche situazioni spiacevoli…il racconto ho deciso di dividerlo per “argomenti”.

IL MAROCCO

Per quanto riguarda la presentazione del Paese in sé rimando alle guide turistiche che sono senz'altro più esaurienti di quanto non possa essere io.
Aggiungo solo che il Marocco è un Paese bellissimo e quanto mai vario. 
La gente è generalmente ospitale e socievole, soprattutto al sud.
Mi sono spesso trovata a viaggiare sola ed in quanto donna pensavo avrei incontrato alcune difficoltà, invece è stato facilissimo, nessun inconveniente, anzi molti piacevoli incontri. Dopo aver vissuto mesi in un paese mi risulta difficile riassumerne l'essenza in poche pagine.  Per cui non mi resta che citare, sperando che non se ne abbia a male (se mai leggerà le mie considerazioni) , un Padre missionario della mia città che affermava.   “ Chi vive in Africa una settimana scriverà un libro, chi ci vive un mese scriverà un articolo, chi ci resta per anni non scriverà nulla”.   Questa considerazione, senza peraltro voler equiparare la mia esperienza quelle del padre missionario, credo valga per ogni angolo del mondo.

IL LAVORO

Le mie aspettative sul piano del lavoro, forse ingenuamente, erano di altro tipo.
Nelle esperienze precedenti il lavoro aveva un ruolo fondamentale per le organizzazioni da cui “dipendevo” (passatemi il termine anche se giuridicamente impreciso) . Per questo mi aspettavo di essere presa in maggiore considerazione.
Quando sono arrivata, sapevo che avrei lavorato in un centro per bambini “ in situazione precaria” e pensavo che avrei iniziato a lavorare a pieno ritmo da subito ( tanto che mi avevano detto che sarei dovuta inderogabilmente arrivare a Rabat prima del 15 marzo). In realtà CSM  al mio arrivo doveva ancora contattare la direttrice del suddetto centro per sapere se sarebbe stata d'accordo a far lavorare dei volontari stranieri. Ho allora aspettato una decina di giorni prima di iniziare a lavorare… solo due pomeriggi a settimana!! Oltre a ciò davo lezioni, sempre gratuite, di inglese ad alcune liceali del quartiere dove vivevo ( vedi infra) per conto di un'associazione attiva nel quartiere di cui uno dei figli della famiglia che mi ospitava   era membro fondatore e che mi aveva chiesto questo “favore”. Teoricamente avrei dovuto iniziare a dare corsi di italiano e di  primo soccorso in seno a CSM, o almeno questo è quanto mi avevano detto in prima battuta, corsi che però non sono mai stati organizzati.
Visto che mi sembrava di buttare via sei mesi ed un'occasione unica a lavorare solo 5 ore a settimana ho colto al volo l'occasione offertami da una collega di andare al centro ” in estemporanea” tutte le volte che volevo. Per cui ho iniziato a lavorare praticamente ogni pomeriggio dal lunedì al sabato.

I MIEI COMPITI  

Il centro "Shemsi" ( sole mio) è un centro in cui vengo accolti , normalmente solo di giorno, una sessantina di bambini in situazioni difficili ( sia economiche che familiari). Sono in larga maggioranza bambini poverissimi, che provengono da famiglie disgregate (figli illegittimi e di madri separate, che col vecchio codice della famiglia non avevano diritto praticamente a nulla, mentre dal 2004 hanno diritto a vivere nella casa che fu della famiglia e a più consistenti assegni da parte del marito, ma nella riforma non rientrano le coppie che hanno divorziato prima della sua entrata in vigore).  In altri casi la famiglia vive in situazioni di grosso disagio sociale (genitori in carcere, alcolisti o tossicodipendenti o comunque incapaci di prendersi cura dei bambini). I bambini di questo centro hanno tra i 6 ed i 14 anni, non sono mai stati scolarizzati o hanno abbandonato la scuola dopo pochissimo. Il centro si occupa di educarli, in primo luogo insegnando loro le fondamentali regole del vivere in società (nozioni che in condizioni normali si imparano in famiglia) e di istruirli secondo i programmi “ministeriali” per (re)inserirli nella scuola pubblica nella classe il più possibile prossima a quella che dovrebbero frequentare. I bambini restano ospiti del centro normalmente un anno.
In casi particolarmente critici può darsi che vengano trattenuti più a lungo per evitare che abbandonino comunque gli studi all'uscita dal centro. 
Una volta integrati nel sistema educativo regolare vengono poi seguiti fino alla maggiore età nel loro percorso formativo, a volte vengono invece indirizzati alla formazione professionale, soprattutto i più grandicelli o coloro che presentano gravi ritardi nell'apprendimento.
Consderate  le precarie condizioni economiche delle famiglie al centro ricevono tutto: cibo, abiti, medicine e cure, materiale scolastico….
Io mi occupavo in primo luogo di assistere i bambini e ragazzi ex ospiti ed ormai scolarizzati che venivano al centro al pomeriggio nel fare i compiti di francese e a volte matematica, e di coadiuvare l'insegnante marocchina  (fondamentale visto che i bambini non parlavano una parola di francese ed io non parlo arabo) nelle lezioni pomeridiane di francese.
In questo centro ho lavorato dal 22 marzo al 30 giugno e quando sono rientrata a Rabat dal 30 agosto all'11 settembre (in questo ultimo periodo come “free lance” visto  che il 7 agosto avevo interrotto i rapporti CSM). 
È stata un'esperienza bellissima.  Mi sono affezionata tantissimo a tutti i bambini del centro che hanno saputo farmi commuovere con le loro incredibili manifestazioni d'affetto. Affetto e tenerezza sono proprio ciò di cui hanno più bisogno, e spero di avergliene dato almeno un po' nei pomeriggi che ho passato con loro. Ho avuto anchr  dei colleghi straordinari, persone che mettono l'anima nel loro difficile lavoro. In particolare ho costruito un'amicizia favolosa con  Fayrouz, l'insegnante di francese che per me è stata amica, confidente e ha saputo darmi preziosi consigli su come affrontare le piccole difficoltà quotidiane.  
Straordinario è  anche l'impegno che a titolo volontario ci mette la direttrice, madame Bouchra, che segue ed ama tutti i bambini come se fossero figli suoi. Conserverò per sempre un ricordo fantastico di tutti.     
A luglio sono stata inviata da CSM a lavorare ad un loro cantiere ad Errachidia (vedi infra) ad  insegnare ancora una volta francese e inglese in una scuola estiva a classi di 40 adolescenti per volta!
Non è stato facile anche perché erano ben pochi quelli che volevano studiare!

LE FAMIGLIE OSPITANTI

In questi 6 mesi ho vissuto presso 2 famiglie: una a Rabat, l'altra ad Errachidia. A Rabat mi sono fermata dal 12 marzo al 30 giugno, ad Errachidia il mese di luglio.  La prima famiglia abita a Rabat in un quartiere molto difficile ( lo stesso da cui provengono i bambini del centro per intenderci), che viene considerato poco meglio di una baraccopoli da tutti quelli con cui ho parlato e che non mi credevano quando dicevo che abitavo ad Hay Bouregreg.
La casa era più che decorosa, anche se praticamente senza finestre!!! Stando alla fiche sulla famiglia inviatami da CSM avrei dovuto trovare una famiglia i 5 persone: padre, madre e 3 figli grandi… e questo indubbiamente è quanto compare dallo “stato di famiglia”, in realtà dividevo il tetto con altre 12 persone!! Sono stati 3 mesi e mezzo senza un attimo di tranquillità e privacy. La cosa più difficile era dividere la stanza da letto col figlio (maschio) ventottenne, cosa tutto meno che normale in Marocco e che ha dato vita ad infiniti fraintendimenti.
Non ho chiesto di cambiare famiglia, perché,  parlando con altri volontari, avevo saputo  che erano, chi più chi meno, nella mia stessa situazione e temevo di passare dalla padella alla brace. Non volevo, inoltre,  offendere la madre che era l'unica effettivamente gentile. Non era facile comunicare all'interno del nucleo familiare   ( anche se quasi tutti parlavano un po' di francese)  e scambiare serenamente “opinioni”.  La parte “maschile” della famiglia  che è, infatti,  molto religiosa, conosce un solo argomento di cui parlare:  l'islam. Il padre in particolare, che, a mio avviso non è la persona più indicata ad ospitare “stranieri”,  ogni volta che c'era il tg, iniziava,  a prescindere dalla notizia, ad insultare Ebrei, Americani ed Europei in quanto infedeli. Il massimo è stato quando ha sputato contro la televisione perché trasmetteva un discorso di Bush.
Durante i mondiali di calcio, che sono stati ovviamente molto seguiti anche in Marocco, diceva invece “ È cristiano quel cane !” ogni volta che un giocatore entrando in campo si faceva il segno della croce.   Per  carità non mi aspettavo amore viscerale per l'America, l'Europa o Israele ma maggiore delicatezza sì : visto che sapevano tutti benissimo che anche io sono cristiana !
La famiglia di Errachidia, al contrario, era perfetta, :  Tutta  al femminile. 
Questo fatto ha  facilitato moltissimo le cose. Il nucleo familiare:  più colto ed educato mi ha regalato un mese meraviglioso. Finalmente potevo parlare di tutto e scambiare veramente il mio punto di vista con delle giovani marocchine su qualsiasi argomento mi venisse in mente!

IL CORSO DI ARABO

Chi vuole imparare davvero l'arabo deve rivolgersi a vere scuole internazionali con veri professori! Normalmente viene tenuto da un volontario marocchino di CSM, che non sembra avere le conoscenze e le competenze necessarie allo scopo. 
A me avevano anche promesso un minicorso per volontari “a lungo termine”:  una decina di giorni all'inizio del soggiorno. Ma tale corso non  è mai iniziato.

L'ASSOCIAZIONE DI ACCOGLIENZA

Per quanto mi riguarda, l'associazione di accoglienza almeno per quanto è capitato a  Rabat  (ad Errachidia le cose, infatti, sono andate  oggettivamente meglio) non è stata molto seria. Non si è presa, molto cura, delle mie esigenze per il prolungamento del mio visto, nè dei problemi che avevo manifestato con la famiglia ospitante, facendo, inoltre, molta confusione sulla responsabilità delle azioni dei volontari, oltre a non chiarire se avevo o no diritto all'argent de poche mensile come mi aspettavo.  
Il corso di arabo mensile che avevano detto mi avrebbero offerto per me è, inoltre,  durato solo una settimana.  Per l'estate mi avevano chiesto di lasciare il lavoro al centro Shemsi e di scegliere uno dei campi di lavoro di CSM.
Avevo scelto di insegnare inglese ad Azrou per luglio, mi hanno chiamata 5 giorni prima dell'inizio e mi hanno detto che il progetto non partiva e che sarei dovuta andare ad Errachidia, senza altre opzioni.  Ma, come avrei saputo dopo, quanto da loro affermato non corrispondeva a verità.
Ad Essaouira, per agosto,  avevo scelto un progetto di pulizia della spiaggia. Quando sono  arrivata ho però scoperto con gli altri “colleghi”, che CSM aveva firmato una convenzione per ridipingere un orfanotrofio e basta, e che non era previsto alcun progetto di pulizia della spiaggia, come pubblicizzato in precedenza sul sito internet della organizzazione.  Senza nulla togliere al progetto all'orfanotrofio quello che mi ha dato fastidio è stato  che i referenti di CSM si sono ben guardati,  dal comunicarcelo, negando - con risolini - l'evidenza quando lo abbiamo segnalato.


 


   Anna de Ferrari

 15/11/05-06/08/06

Sono arrivata in Marocco, precisamente a Rabat, il 15 novembre accolta alla stazione da Rachad Izzat.  Sono rimasta in città solo due giorni, il tempo per vedere Rabat e la sede di CSM, e sono subito partita per Errachidia dove sono arrivata alle 6 del mattino del 18 novembre dopo tutta la notte di viaggio in pullman.  Ad accogliermi c’era Hassan Bouzakraoui, presidente di CSM Errachidia, che mi ha accompagnato presso la famiglia dove sarei rimasta fino a febbraio 2006. 

Dopo alcuni giorni di ambientamento, ho cominciato la mia attività di insegnante di inglese presso la Maison des Jeunes Medina (lunedì – venerdì dalle ore 17 alle ore 20) e presso la Maison des Jeunes Boutalamine (sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 12).  Gli allievi, sia giovani che adulti, erano stati divisi a seconda del loro livello di inglese e, se all’inizio ero costretta a parlare francese per spiegare l’inglese, verso febbraio tutti indistintamente erano in grado di capire le spiegazioni in inglese.

Facendo riferimento alle persone incontrate cioè i membri di CSM, il personale delle Maisons des Jeunes e le famiglie, mi sono sempre trovata bene, anzi devo dire che senza di loro sarebbe stato ben più difficile adattarsi ad una realtà diversa dalla mia sotto molto aspetti.

Durante le vacanze scolastiche di aprile ho inoltre avuto la possibilità di partecipare all’English Camp, una "full immersion" di inglese organizzata dall’associazione americana Peace Corp.  In questa settimana ho insegnato inglese a ragazzi e ragazze del liceo durante la mattinata e ho partecipato alle diverse attività pomeridiane e serali, sempre e rigorosamente in inglese. 
Dopo questa parentesi ho ripreso il mio lavoro presso le due Maisons des Jeunes fino a fine maggio 2006.

Nel mese di giugno 2006 e fino al 6 luglio ho partecipato alle colonies des vacances organizzate dalla Maison des Jeunes Boutalamine.  In questo caso la mia attività consisteva non solo nell’insegnamento dell’inglese ma anche nella preparazione e partecipazione a diverse attività ludiche e ai diversi ateliers (decorazione, cartonaggio,…) organizzati per i partecipanti. 
Durante questo periodo ho passato tutta la giornata presso la Maison des Jeunes operando anche come “educatrice”.

A partire dal 6 luglio, invece, ho ripreso il mio ruolo di insegnante a tempo pieno per CSM partecipando al chantier de langue 2006.  In questo caso ho lavorato fino al 3 agosto insegnando inglese e francese dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.  Ovviamente non ero l’unica volontaria presente in quanto all’inizio di luglio sono arrivati altri 4 volontari, di cui sono stata responsabile.  Eravamo,  inoltre,  affiancati da un’istitutrice marocchina insegnante d’inglese in una scuola di Errachidia.  Come detto l’attività principale era l’insegnamento ma tutti i volontari erano liberi di inserire anche altre attività.  Io ho così deciso di non fare la semplice e noiosa lezione di grammatica inglese ma di fare lavorare i ragazzi sia con diversi giochi quali “l’impiccato” o “il gioco dei mimi e delle parole” sia con la preparazione di una pièce teatrale in lingua da presentare alle serata finale del chantier de langue, che si è tenuta presso un auberge di Errachidia il 4 agosto 2006.

Questo è un resoconto sterile dei miei mesi passati a Errachidia:
Esiste infatti tutta una parte di esperienze, di vita vissuta e di incontri che è difficile spiegare a parole in quanto costituita da sensazioni ed emozioni.
Quello che posso scrivere a questo proposito è che per me è stata un’esperienza magnifica che consiglio a molti e mi piacerebbe ripetere.  Senza trascurare il fatto che ho incontrato molte persone cordiali e simpatiche a cui sono rimasta legata da un vincolo di amicizia
.

 

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