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   Silvia Levorato  

 

Agosto 2011

Sono tornata da pochi giorni dal Marocco, dopo tre mesi di permanenza a Salè Sidi Moussa, un quartiere periferico che si trova vicino alla capitale, Rabat. Prendo l'occasione di avere ancora le sensazioni vive in me per poter condividere con  gli ex volontari e con i futuri, spero molti, volontari, che hanno avuto e avranno la fortuna di intraprendere questo meraviglioso viaggio. 

Sono arrivata in Marocco il 1 maggio, piena di voglia di scoprire, di vivere e di vivermi. Ma anche piena di dubbi e paure relativamente ad un paese di cui non  conoscevo moltissimo, se non i racconti dei miei amici immigrati che vivono qui in Italia.

L'impatto è stato molto forte, a livello visivo (il paesaggio, le donne velate, il degrado del quartiere), a livello olfattivo (odori e profumi a me sconosciuti) e anche uditivo (l'arabo è una lingua davvero incomprensibile!!).

La mia attività come volontaria è iniziata subito, fortunatamente, il giorno dopo il mio arrivo a Sidi Moussa: ho cominciato subito con le attività presso la scuola di bambini e ragazzi disabili. Al mattino affiancavo i corsi di arabo, francese e matematica mentre il pomeriggio seguivo insieme alle mamme dei bambini diversi atelier che la scuola proponeva, come bijoux, musica, ceramica, pittura.

Il mio alloggio per i tre mesi di esperienza è stato presso un appartamento che  condividevo con il responsabile dell'associazione "Ennour Enfant", l'associazione con cui ho lavorato alla scuola: di fatto, però, ero pochissimo a casa, perché sia i pranzi che spesso le cene erano in condivisione con una famiglia vicina, che è diventata presto la mia famiglia marocchina.

Che dire: inizialmente le difficoltà sono state notevoli.  L'impossibilità di uscire dopo il tramonto nel quartiere per la pericolosità, l'impossibilità di andare al mare da sola, (solamente vestita e accompagnata da un uomo), i ritmi lenti (l'attesa del pranzo per almeno due ore e ugualmente per la cena), i pomeriggi lenti passati al caffè immersa in discussioni in una lingua sconosciuta e incomprensibile, l'accozzare del mio tempo frenetico e veloce che  mi portavo dall'Italia con i ritmi sornioni e sonnacchiosi del Marocco... poi col  tempo tutto si è incastrato.

Non c'era più la fretta di correre, fretta di mangiare, l'attesa è diventata parte integrante della mia vita. Così come le cene a mezzanotte con i tajin succulenti, i noss noss al mattino, le serate in casa a giocare a carte, le passeggiate in Medina sempre prima del  tramonto, i pomeriggi a creare bijoux con le mamme dei ragazzi alla scuola, i venerdì giorni di festa all'associazione, il primo appello alla preghiera alle 4  del mattino che mi coglieva nel sonno... Giorno dopo giorno, con passione, semplicità, con occhi nuovi ho scoperto un paese e la sua gente che mi ha accolto come una figlia, una sorella, un'amica. Un paese caldo, che ti sorride se gli sorridi, in cui si può entrare in punta di piedi, modestamente, ma che ti regala il suo cuore. Malgrado le difficoltà logistiche (l'assenza di "libertà" come la intendiamo nella nostra vita occidentale, un bagno condiviso in 7, la doccia non sempre calda, influenze varie ed eventuali) questi tre mesi a Salè Sidi Moussa sono stati incredibili, mi hanno aiutata a crescere, mi hanno insegnato il senso della condivisione e il relativismo culturale.

Per questa bella opportunità che mi è stata regalata ringrazio Oikos e soprattutto Ennour Enfant, la mia nuova famiglia marocchina.

Shoukran!

Silvia

 


 


 

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