Sì, l’Africa è sempre stata
il mio sogno fin da bambina.
Partire, finalmente, è stato molto emozionante:
all’arrivo all’aeroporto di Lomè mi tremavano le gambe.
Ho scelto per il mio
viaggio un’esperienza di volontariato perché sono convinta che il miglior modo
per capire veramente cos’è un altro paese sia vivere con i suoi abitanti,
condividerne il lavoro quotidiano, le gioie, le piccole conquiste ed anche i
dolori.
Volevo, inoltre. sentirmi in
qualche modo utile a qualcuno, oltre magari anche lenire una mia insoddisfazione
generale di fondo che mi porta ad essere perennemente inquieta... Sono, comunque, partita, come consigliato, senza aspettative e pronta a veder cadere tutte
le mie solide categorie mentali che mi sono creata in ventisei anni.
E cosi è stato: prima sono
morta, e poi dopo sono rinata perchè in Africa un bianco deve apprendere tutto
di nuovo come un bambino, è completamente incapace per i primi giorni; deve
imparare a fare anche le cose più semplici come lavarsi, mangiare, bere e poi
infine....relazionarsi con le persone.
Cercavo di seguire ovunque
i ragazzi togolesi che lavoravano con me, li seguivo passo passo sentendomi
anche a disagio a volte perché magari mi sembrava di invadere un pò della loro
vita; facendo così mi hanno insegnato delle cose di valore inestimabile e per
questo non saprò mai come ringraziarli.

Insieme a Bob, Malik e
Romain (gli artisti) ho trascorso quasi tutti i miei giorni in Togo lavorando
nel centro artigianale DiForto : mi hanno insegnato a fare collane, orecchini,
braccialetti, abat-jour ricavate dalle zucche con la musica reggae che
perennemente accompagnava i nostri sforzi.
Non esistono orari, non
esiste il tempo o piuttosto non esiste come noi lo intendiamo in Occidente... in
poche parole lo stress non esiste !
E forse questa è stata anche la difficoltà
più grande per me: abituarmi al ritmo, aspettare per ore senza avere niente
altro da fare che guardarmi intorno; poi ho capito che l’importante non è quello
che “produci” ma i rapporti che crei con le persone durante questo tempo. La
dimensione umana è la cosa più preziosa che l’Africa mi ha trasmesso. Non posso
dimenticarlo !
In due mesi ho avuto la
possibilità di conoscere il modo in cui lavora JED (l’associazione che mi ha
ospitato) e l’impegno di Yao, il suo responsabile, e dei numerosi volontari
togolesi che lavorano per dare un piccolo ma importante contributo allo sviluppo
del loro paese.
JED è impegnata in Togo con
progetti nell’ambito del sostegno scolastico, dell’educazione sanitaria, della
prevenzione delle malattie infettive, della promozione della cultura locale e dell’artigianato; è una
realtà che si autofinanzia con i proventi della vendita degli oggetti realizzati
al centro DiForto e con il contributo dei volontari, non ricevendo nessun tipo
di aiuto governativo (la “democrazia” –leggi dittatura- Eyadema ha, purtroppo,
ben altre cose a cui pensare che il benessere dei propri abitanti ... )

Un’altra cosa che mi
risulta difficile, è raccontare alle persone che l’Africa non è solo fame-guerra-malattie: è un’immagine viziata e distorta dai media che ci
bombardano quotidianamente con una visione strumentalizzata della realtà. Come
riuscire a descrivere invece il colore delle strade di sabbia al tramonto, la
dolcezza e l’ospitalità delle persone che mi hanno accolto e gli occhi pieni di
vita dei bambini? Per questo non ci sono parole.
Ringrazio di cuore OIKOS
e JED e tutte le persone che con il loro lavoro mi hanno dato modo di
intraprendere un’esperienza così importante dal punto di vista umano.