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     Natascia Silverio

Progetto di volontariato in Togo Agosto/Ottobre 2008

 

Sì, l’Africa è sempre stata il mio sogno fin da bambina.
Partire, finalmente, è stato molto emozionante: all’arrivo all’aeroporto di Lomè mi tremavano le gambe.

Ho scelto per il mio viaggio un’esperienza di volontariato perché sono convinta che il miglior modo per capire veramente cos’è un altro paese sia vivere con i suoi abitanti, condividerne il lavoro quotidiano, le gioie, le piccole conquiste ed anche i dolori.

Volevo, inoltre. sentirmi in qualche modo utile a qualcuno, oltre magari anche lenire una mia insoddisfazione generale di fondo che mi porta ad essere perennemente inquieta... Sono,  comunque, partita, come consigliato, senza aspettative e pronta a veder cadere tutte le mie solide categorie mentali che mi sono creata in ventisei anni.

E cosi è stato: prima sono morta, e poi dopo sono rinata perchè in Africa un bianco deve apprendere tutto di nuovo come un bambino, è completamente incapace per i primi giorni; deve imparare a fare anche le cose più semplici come lavarsi, mangiare, bere e poi infine....relazionarsi con le persone.

Cercavo di seguire ovunque i ragazzi togolesi che lavoravano con me, li seguivo passo passo sentendomi anche a disagio a volte perché magari mi sembrava di invadere un pò della loro vita; facendo così mi hanno insegnato delle cose di valore inestimabile e per questo non saprò mai come ringraziarli.

Insieme a Bob, Malik e Romain (gli artisti) ho trascorso quasi tutti i miei giorni in Togo lavorando nel centro artigianale DiForto : mi hanno insegnato a fare collane, orecchini, braccialetti, abat-jour ricavate dalle zucche con la musica reggae che perennemente accompagnava i nostri sforzi.

Non esistono orari, non esiste il tempo o piuttosto non esiste come noi lo intendiamo in Occidente... in poche parole lo stress non esiste !
E forse questa è stata anche la difficoltà più grande per me: abituarmi al ritmo, aspettare per ore senza avere niente altro da fare che guardarmi intorno; poi ho capito che l’importante non è quello che “produci”  ma i rapporti che crei con le persone durante questo tempo. La dimensione umana è la cosa più preziosa che l’Africa mi ha trasmesso. Non posso dimenticarlo !

In due mesi ho avuto la possibilità di conoscere il modo in cui lavora JED (l’associazione che mi ha ospitato) e l’impegno di Yao, il suo responsabile, e dei numerosi volontari togolesi che lavorano per dare un piccolo ma importante contributo allo sviluppo del loro paese.

JED è impegnata in Togo con progetti nell’ambito del sostegno scolastico, dell’educazione sanitaria, della prevenzione delle malattie infettive, della promozione della cultura locale e dell’artigianato; è una realtà che si autofinanzia con i proventi della vendita degli oggetti realizzati al centro DiForto e con il contributo dei volontari, non ricevendo nessun tipo di aiuto governativo  (la “democrazia” –leggi dittatura- Eyadema ha, purtroppo, ben altre cose a cui pensare che il benessere dei propri abitanti ... )

 

Un’altra cosa che mi risulta difficile, è raccontare alle persone che l’Africa non è solo fame-guerra-malattie: è un’immagine viziata e distorta dai media che ci bombardano quotidianamente con una visione strumentalizzata della realtà. Come riuscire a descrivere invece il colore delle strade di sabbia al tramonto, la dolcezza e l’ospitalità delle persone che mi hanno accolto e gli occhi pieni di vita dei bambini? Per questo non ci sono parole.

Ringrazio di cuore  OIKOS e JED e tutte le persone che con il loro lavoro mi hanno dato modo di intraprendere un’esperienza così importante dal punto di vista umano.

 

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