Il Volontariato online

 














 

  
 

    Nadja Berti
 

" Uno tsunami in me  "
 

Mi trovavo davanti alla televisione, appena tornata dal mio lavoro part-time, con una forchetta in mano, a mezz’aria, pronta ad addentare un maccherone, quando al telegiornale sono iniziate a scorrere le disastrose immagini dello Tsunami.

Per quanto ogni tragedia porti con sé il suo velo di malinconia e amarezza, siamo purtroppo ormai abituati a immagini terrificanti, come se Madre Natura avesse deciso che dobbiamo essere  puniti di quando in quando; o come quando gli stessi abitanti di questa terra decidono che la noia e la cattiveria devono tenere banchetto, sfogandosi nella maniera più creativa e inimmaginabile.

Ma nonostante questo "ying & yang," nulla ci deve fermare nell’ imparare a dare, più che ricevere, e nell’insegnare cosa significa volontariato alle nuove generazioni  e ai meno fortunati, quando per "fortuna" intendo il saper riconoscere la bellezza del sorriso di un bambino  o la stretta di mano di un operaio stanco…

Una delle cose che ho imparato è che saper apprezzare e saper distinguere quello che ottieni, più dando che prendendo é un dono, che si può e si deve apprendere e  per questo dobbiamo istruire le nuove generazioni.

Ancora con la forchetta in mano, a mezz’aria con il maccherone ormai freddo, mi trovai a parlare ad alta voce e a dire: parto, devo partire.

E il primo luglio 2005 così e’ stato. Abbandonando due lavori, l’università, la famiglia e gli amici, pensavo che sarebbe stato per due mesi, ma è stato per la vita.

In quanto ora mi trovo da cinque mesi in India, lavoro a tempo pieno per  FSL INDIA, e anche se dovessi tornare in Italia, o in Europa per lo meno, non sarà mai un tornare “indietro”, ma un andare avanti, in un luogo e in una via differente. Troppo grande e’ stato il cambiamento, troppo grande e’ stato lo Tsunami che mi ha travolto.

Lavorando in un orfanotrofio, sono stati gli stessi bambini a darmi l’energia e la voglia di restare e sono stati gli stessi bambini a far nascere in me la voglia di dedicare la vita al lavoro sociale. Le nostre storie, le storie di quasi 500 volontari accorsi per lo Tsunami da tutto il mondo, sono molteplici e differenti, ognuna con un passato e un futuro diverso, ma nessuno potrà negare che questa storia ha lasciato un punto o una virgola nelle vite di tutti noi. Il volontariato in sè, soprattutto in un contesto internazionale, è come uno secondo Tsunami che coinvolge e cambia non solo le vite dei volontari, ma anche, e a volte soprattutto, le vite dei locali. La comunità tutta è portata a riflettere, ognuno con i suoi ma e i suoi perchè, ognuno con la sua lingua e i suoi mezzi. Un evento in particolare mi ha fatto commuovere e mi ha fatto capire cosa significa e quanto importante sia insegnare il significato stesso della parola volontariato.


Stavo lavorando come tutte le mattine al cantiere dedicato alla costruzione di barche, quando il mio capo, un artigiano del Kerala, si ferma a osservarmi lavorare, di fronte a lui, e dopo una breve riflessione mi dice, in una lingua tutta create da noi, misto inglese e misto Malayalam:
“Sai..per ogni pezzo che termino mi pagano 9 rupie (1Euro= 50/55 Rs n.d.a.) a te non pagano nulla…” Al termine di questa frase mi ha detto "Thank you"  e mi ha stretto la mano.

Anche se tutto il mio lavoro fosse stato inutile e non sufficiente, posso almeno dire che sono riuscita a insegnare il significato del volontariato ad almeno una persona.  Solitamente i volontari, in quasi tutti i progetti, potevano scegliere fra differenti attività, e cambiare quasi tutti i giorni, pur rimanendo all’interno dello stesso progetto. Nel mio caso, dall’interno del cantiere di barche, le attività  erano svariate, dal lavare le barche, intagliare il legno per i catamarani, dipingere le barche, preparare i vari pezzi di vetro resina o pulire le rifiniture con la lima. Personalmente decisi di seguire tutte le mattine la stessa persona, costruendo lo stesso pezzo di vetro resina tutti i giorni. Questa scelta è dettata dal fatto che in India è difficile venire guidati dai locali. Il rispetto per il lavoro ed ancora di più per i “bianchi”, la gentilezza nei confronti degli sconosciuti, la loro “non-fretta” di terminare il lavoro, li porta a non criticare o a mai correggere il lavoro dei giovani volontari. Per gli operai il solo diversivo di gente giovane, energetica e ben motivata che si presenta tutti i giorni in orario al lavoro, senza chiedere altro che un sorriso e un chy a metà mattina li appaga a sufficienza, nelle loro polverose e calde giornate di lavoro. 

 


Io volevo spezzare questa catena e imparare davvero qualcosa sulle barche, inoltre instaurai subito un ottimo e amichevole rapporto col giovane lavoratore che il destino mi ha fatto incontrare.  Giorno dopo giorno lui capì che ero dedicata e seria nel lavoro, tanto che quando delle urgenze  mi portavano ad andare per uno o due giorni in un differente progetto, lui chiedeva di me a tutti e,  mi dissero, era triste per tutto il giorno. Col passare del tempo divenni più  pratica e più efficiente. Venivo guidata, corretta, sgridata e lodata; venni anche a conoscenza di fattori del sistema di lavoro interno, ad esempio se gli operai usavano (sprecavano) più di un pennello o più di una brocca per la colla (in plastica), a settimana, i costi aggiuntivi venivano detratti dal suo salario. Per questo motivo venni messa in guardia e cercai di diffondere il messaggio, in modo che nessuno, per ignoranza e non cattiveria, mettesse nei guai i ragazzi del cantiere.  Al termine del mio mese di lavoro, partendo da mezzo pezzo per me e cinque e mezzo per lui, raggiunsi la velocità di produzione del mio amico, dividendoci tre pezzi a testa, con sua e mia grande soddisfazione.
 

In 7 mesi i campi di volontariato organizzati dalla FSL India, coordinati dal Dr. Sanjay J. Deodhar, sono stati molteplici e hanno  coperto i più diversi settori.
Ne ricordo qui solo alcuni.

v     Costruzione di cucina, docce e bagni per un orfanotrofio;

v     Costruzione di letti, sedie e banchi, lavagne per lo stesso orfanotrofio e la sua scuola;

v     Costruzione di barche, per i pescatori che hanno perso le loro nello Tsunami;

v     Sino all'11 febbraio 2005 una cucina comune ha provveduto ad assicurare due pasti al giorno per gli sfollati;

v     Gli Orfanotrofi hanno ricevuto volontari da tutto il mondo per dare appoggio morale e materiale, insegnare inglese e matematica a bambini  rimasti orfani  a causa dello Tsunami oppure a minori disagiati. 

v     Per la prima volta a Karaikal volontari da tutto il mondo hanno visitato e sostenuto villaggi Dalit;

v     E’ stato costruito un muro di recinzione per una scuola, con inoltre un parco giochi per i bambini

v     Biciclette sono state donate a bambini Dalit che vivono a 5 Km di distanza dalla scuola, per  motivare la frequenza scolastica;

v     Zaini e materiale scolastico sono stati donati a studenti Dalit e in una scuola.

v     E’ stata iniziata una campagna per la diffusione dei sacchetti di carta, da sostituire a quelli di plastica, dando anche nuove prospettive di lavoro per le donne Dalit, insegnandole a costruire i sacchetti di carta;

v     Sono stati dessalinati i campi agricoli, i quali a causa del sale portato dal mare non erano più in grado di dare nutrimento alle piante ;

v     Sono stati donati gli strumenti agli agricoltori per dare loro la possibilità di continuare il lavoro di dessalinazione;

v     Sono stati costruiti bagni per i villaggi Dalit;

v     Con l’aiuto di 15   medici volontari provenienti da tutto il mondo, e soprattutto del dottor Sanjay J. Deodhar sono stati organizzati   check up in scuole, villaggi e orfanotrofi

 

India , dicembre 2005 

 

 

 

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